Alla ricerca di SuperDio – intervista a Franco Sardo

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Ospite al Pisa Book Festival (sebbene in video conferenza), Franco Sardo, autore di racconti e poesie, articolista e saggista, ha raccontato al pubblico della Sala Blu  il suo viaggio, divertente e quantomeno stravagante, alla ricerca di SuperDio.

 L’omonimo libro, pubblicato nel giugno del 2017 a cura della Blonk all’interno della collana Stravaganze (curata da Cristiano Micucci), è stato dapprima presentato con un collegamento sperimentale in via telematica in contemporanea coi social network e poi in diversi appuntamenti e conferenze più “classiche” a Roma e prossimamente a Milano e Pavia.Franco Sardo ha collaborato anche con Spinoza e Il Vernacoliere. Attualmente lo si trova sulla rivista Verde e ospite in vari blog (tra cui il suo).

 




Il libro narra di un viaggio, una ricerca on the road dalla coscienza alla subcoscienza. C’è dentro quindi un po’ di psicologia, un po’ di filosofia, un po’ di mondi assurdi … dove lo collochiamo questo libro, di preciso? Sei più Freud o più Asimov?
Beh, posto che almeno da Nietzsche in poi, forse non a caso quasi coetaneo e conterraneo di Freud, è stato chiaro che filosofia e psicologia si occupino diversamente della stessa cosa, ovvero del nostro modo di pensare, è impossibile per me marcare una vera linea di distinzione su questo piano. Ci sono semmai elementi più facilmente associabili a questa o a quella branca del pensiero. Nel romanzo c’è un personaggio petulante che si chiama Nicce ed è una proiezione parodistica del filosofo succitato, ma c’è anche una figura archetipica chiamata Donna Biotica che è una rappresentazione grottesca e primordiale del genere, una sorta di Pangea sessuale. Filosofico e psicologico insomma sono come due amici sulle cui spalle SuperDio si appoggia camminando, rivolgendosi per scherzo ora all’uno ora all’altro, senza preferenze. E poi c’è internet, che è il contesto in cui si muove il tutto.
Per quanto riguarda Asimov, citarlo in questo senso è per forza di cose riduttivo, è stato un gigante inarrivabile della narrazione, al punto che da ogni sua pagina traspare, senza alcuno sforzo citazionista e con una limpidezza incredibile, tanto un’approfondita indagine psicologica degli esseri umani quanto una convincente concezione filosofica della vita. Non saprei proprio dove collocarlo, ma so per certo che ovunque sia io vorrei essere vicino a lui.

 

Noi abbiamo quindi un neochierico, Asdasd, che vuole intraprendere la ricerca del SuperDio che sta dentro di sé. Il dentro di sé (cosciente) di Asdasd ci viene presentato come una dittatura: tanti piccoli impiegatucoli che si occupano dell’Ordinaria Amministrazione, cioè la repressione di ogni istinto e guizzo di ribellione perché l’unica cosa importa è la ricerca della Verità. La tua rappresentazione dell’uomo religioso è quindi quella di una mente schiacciata dall’ortodossia: a dispetto di chi racconta la ricerca della Verità come movimento e continua domanda, tu racconti una mente schiacciata dentro schemi e burocrazie.

 

( Stampe extra su disegni di Marco Cabras)

 

Sì, il punto di partenza della storia è un’opinione totalitaria della religione, laddove invece considero libertaria la spiritualità. Una religione che però nel romanzo non viene rappresentata in maniera specifica, ma è presa proprio come concetto ideale, al punto da diventare essa stessa specchio, del totalitarismo, a sua volta inteso a priori. In parole povere: ogni regime è una religione, ogni religione è un regime.  Questo parallelo prosegue a mio modo di vedere poiché è sempre presente, tale è la natura umana, sia chiaro, un elemento di ricerca, di tendenza verso un obbiettivo sociale, la Verità, che casualmente passa sempre attraverso l’abuso, per quanto a volte morbido, nei confronti dell’individualità. Lo stolto crede che la verità sia un castello da conquistare, specifico, strutturato, fisso e definitivo… il saggio sa che l’unica verità è la strada che percorre poiché non esiste alcun castello da conquistare, ma solo luoghi da visitare.

Lo sporco lavoro alla fine passa ad Umpf, impiegatucolo, che deve compiere questa ricerca in modo concreto (e anche segretamente dallo stesso Asdasd cosciente, che si autoboicotta). Tu ti senti Umpf? Un impiegato di ordinaria amministrazione? O sei più Asdasd?

Non potrei sinceramente dire di essere Umpf o Asdasd, ma di partecipare, sicuramente sì, ad entrambi. Umpf è in definitiva uno slancio vitale, che nonostante all’inizio sia rattrappito, mano a mano si dimostra molto forte, attivo e diffuso. E’ quello che tutti ci auguriamo di avere, tendenzialmente. Però siamo anche spesso e volentieri degli Asdasd: soli, isolati, solipsistici. In questo senso è forse Asdasd la condizione umana per definizione, quella della solitaria tirannide individuale, mentre Umpf ne è una soluzione, un escamotage, un trucco letterario per sconfiggerla. I due personaggi si compenetrano e sono necessari l’uno all’altro, anche se il vero rapporto fra loro due, per dire, nel romanzo è affrontato in maniera volutamente intuitiva.

 

Il viaggio rappresenta la libertà. Tu dici che la libertà puzza. Che odore ha?

In realtà lo dice Umpf, all’inizio del suo viaggio, quando non si è ancora arreso all’idea di abbandonare per sempre il comodo e ovattato mondo in cui si stava annichilendo. Estrapolato dal suo contesto “La libertà puzza” è un motto che vuole essere, paradossalmente, liberatorio. Come l’avventura, non è una condizione in sé e per sé conveniente, semmai necessita di lungimiranza, consapevolezza e coraggio. A volte può anche essere sconsigliata e a tutti gli effetti indesiderabile, a volte invece è solo necessaria.

 

 

 

(Foto di Duccio Battistrada, Franco Sardo insieme ad Adriano Ercolani e Federico Lai ad una presentazione di SuperDio a Roma)

Viene spontaneo, a questo proposito, girarti una domanda che tu stesso poni ai tuoi personaggi: Accetteresti di rinunciare alla tua libertà in cambio di una compensazione economica adeguata?

Ogni compenso è un compenso nei confronti della propria libertà. Dall’amore ad ogni altra relazione e passione, passando dai compensi economici. La libertà assoluta non esiste, si può solo decidere dove, come e quanto legarsi, nella migliore delle ipotesi. Per esempio ho deciso che a un certo punto avrei smesso di correggere SuperDio e fissarlo in una forma definitiva in cambio di un compenso pattuito in un contratto con il mio editore.

Il viaggio, lo abbiamo detto, attraversa una serie di mondi assurdi. Tra questi troviamo il Clero dei Morti, posto come un ultimo avamposto della coscienza e poi il Sesso degli Angeli, che invece è il primo luogo dell’incoscienza. La Morte e il Sesso due facce dello stesso confine: si somigliano oppure sono opposti?

Beh, il Sesso degli Angeli non è proprio il primo episodio che riguarda il mondo incosciente di Asdasd. Anzi, per raggiungerlo la compagnia che in quel momento porta avanti la storia attraversa i Castelli Caustici, e ancor prima la zona intermedia in cui imperversano le Tempeste di Foreste. Quindi più che di opposti, sarebbe forse meglio parlare di sequenza. C’è un senso in questa sequenza? Sì, per me c’è, ma non lo svelo, anche perché non vorrei rovinare con due parole il gusto di scoprire un intero libro. D’altronde in cambio ho dato la mia libertà, devo difenderne il valore. Vedi come ci vuol poco a diventare dei piccoli Asdasd?

(Foto di: Duccio Battistrada)

 

 

Tra i vari mondi, però, manca l’amore.
Beh, in realtà c’è. Se mi si concedesse di essere un biglietto che avvolge un cioccolatino potrei rispondere che l’amore è ben presente dalla prima all’ultima pagina di SuperDio, citazione iniziale e dedica finale compresa. Qui, nelle vesti di mero autore, posso dire che ogni avanzamento della storia scaturisce dalla presenza dell’amore e dalla decisione più o meno semplice di amare.

La Palude Sociale. Siamo nel pantano ma allo stesso tempo siamo pantano: fango, melma e forse anche peggio, verrebbe da dire, visto che si gode delle disgrazie degli altri. I social network quindi oltre che voyeurismo soddisfano il sadismo dell’essere umano?

Decisamente. Non è il mezzo di per sé, sia chiaro. I giornali, i pettegolezzi, qualsiasi mezzo di informazione superficiale assolve e ha assolto alla perfezione questo compito nel tempo. C’è sicuramente un elemento nuovo, che non è tanto di qualità delle informazioni, perché alla fine rispondiamo sempre alle domande, anche quando facciamo chiacchiere da comari, delle cinque W inglesi del giornalismo: chi, come, dove, quando e perché. Semmai c’è un radicale cambio di quantità: oggi a queste domande possiamo rispondere in maniera più o meno convincente per una quantità sterminata di eventi, dai più rilevanti e complessi come un terremoto, ai più specifici e peculiari, come la cena di uno sconosciuto. A volte in realtà crediamo di rispondervi, o ne siamo illusi dalle risposte che ne danno altri. Come prima, ma adesso in maniera più vasta. Questo cambio di quantità genera ovviamente un cambio di qualità, la dose può diventare veleno. Non so però se si sia veramente raggiunto quello stadio. Anche in SuperDio, la vischiosità della Palude Sociale non è un fattore assolutamente negativo.

Ultima ( e scontata) domanda: a che punto sei del viaggio? Lo hai trovato SuperDio? Com’era?

Sono a un buon punto del viaggio, cioè molto lontano dall’arrivo, spero. Se ho trovato SuperDio? Moltissime volte, tutte le volte cercando altro, perché era sempre qualcos’altro. Il più delle volte, una piega inattesa del mio sguardo. Stavolta un romanzo.

Alice Porta

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