Allarme fake news sul vaccino: un serio pericolo per la salute pubblica

Le fake news sono un fenomeno antecedente all’avvento di internet, ma non è un mistero il fatto che le caratteristiche intrinseche della rete ne abbiano favorito una crescita esponenziale, che spesso può costituire seri pericoli per la collettività. La storia recente ci insegna che la disinformazione online può essere infatti utilizzata come efficace strumento di propaganda elettorale o come tassello centrale di strategie di influenza geopolitica.

In tempi di pandemia, invece, le fake news sul vaccino possono rappresentare un serio pericolo per la salute pubblica. Non sappiamo ancora con certezza quale sia la percentuale di vaccinati che permetta di raggiungere la famosa immunità di gregge. Quel che è certo è che le fake news sul vaccino rischiano di causare una frenata considerevole al numero di somministrazioni su base volontaria.

Il preoccupante proliferare di fake news sul vaccino in USA

Negli Stati Uniti le vaccinazioni sono iniziate prima che in Europa e i media statunitensi registrano già un ampio repertorio di notizie false al riguardo che circolano in rete.

Un video di un ago che “sparisce” dopo l’iniezione sarebbe stato diffuso come prova di teorie cospirazioniste sull’inesistenza del vaccino. In realtà, spiega la BBC, si tratta di un tipo di siringhe che ritrae in automatico l’ago dopo l’uso per evitare punture accidentali.

Tra le altre teorie infondate, si fa strada con insistenza sul web la tesi secondo la quale ci sarebbe un nesso tra la vaccinazione contro il Covid-19 e la malattia di Bell, una paralisi momentanea che guarisce dopo pochi giorni. Questa fake news sul vaccino è nata dall’effettivo manifestarsi della paralisi in sette individui durante la fase dei test clinici. Ma delle successive analisi hanno del tutto escluso una possibile correlazione tra vaccino e paralisi di Bell. In Alabama, secondo i cospirazionisti, sarebbe morta un’infermiera subito dopo la vaccinazione. Fake news che, nonostante le ripetute smentite delle autorità locali, continua a circolare sui social.

Le bufale sul DNA e sul coma da vaccino

Un recente accadimento esemplifica la pericolosità che può comportare il diffondersi di disinformazione riguardante un tema così delicato. Lo scorso 31 dicembre la polizia di Grafton ha arrestato un infermiere accusato di aver lasciato fuori dalla cella frigorifera, rendendole dunque inutilizzabili, 500 dosi del vaccino di Moderna. L’infermiere sostiene di aver compiuto il gesto perché convinto del fatto che tale vaccino sia in grado di modificare il DNA degli individui a cui viene somministrato.

La bufala delle possibili alterazioni al DNA causate dal vaccino ha avuto larga eco anche in Italia grazie ai canali di comunicazione online, tanto da aver spinto l’Istituto Superiore di Sanità a confutare pubblicamente la notizia. Dall’Italia è partita invece negli ultimi giorni un’altra storia creata ad arte dai no vax e smentita dallo stesso protagonista della vicenda. Si tratta di un radiologo di Torino che, secondo la ricostruzione dei complottisti, sarebbe entrato in coma subito dopo la somministrazione del vaccino. Andrea Russi, il medico in questione, conferma invece di stare benissimo e si dichiara preoccupato per “l’effetto che queste notizie false hanno su chi è dubbioso”.

La risposta di Istituzioni e piattaforme al diffondersi delle fake news sul vaccino

Per dare una risposta al proliferare di preoccupazioni sulla base di informazioni infondate, l’ISS ha di recente aggiunto alla sua campagna online di informazione sul vaccino l’apposita sezione “fake news”, nella quale vengono confutate con chiarezza alcune delle più diffuse bufale riguardanti questo tema. Anche il sito del Ministero della Salute presenta una pagina dedicata alle fake news sul vaccino.

Joe Biden ha scelto di vaccinarsi in diretta televisiva per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’efficacia e la sicurezza del vaccino. Ma la sterminata mole di post sui social riguardanti l’esistenza di presunti effetti collaterali del vaccino ha indotto il neoeletto Presidente anche a nominare una task force sul coronavirus.

La Commissione Europea di recente ha stipulato, congiuntamente a diverse piattaforme internet, un “Codice di condotta contro la disinformazione”. Il report dei primi risultati di questo Codice mostra che Microsoft, Tik Tok, Facebook, Twitter e YouTube hanno già rimosso decine di migliaia di post e video riguardanti fake news sul vaccino. Il commissario per il Mercato interno Ue, Thierry Breton, sottolinea l’importanza della lotta alla disinformazione su questo tema:

“Vaccini sicuri ed efficienti sono a portata di mano. È fondamentale che questi sforzi scientifici non siano minati da campagne di disinformazione rivolte ai cittadini, che alimentano la paura e seminano sfiducia”

Un impegno condiviso per una minaccia difficile da arginare

Arginare il fenomeno della proliferazione di disinformazione online non è un compito agevole dal punto di vista del versante normativo. La regolamentazione, nell’affrontare questa problematica, non riesce a tenere il passo del rapido evolversi della tecnologia. Inoltre, il legislatore si trova ad incrociare temi delicati e di fondamentale importanza come la protezione dei dati personali, la libertà di espressione e la responsabilità in capo ai fornitori di servizi internet. Per questo motivo, e per la delicatezza e l’importanza del tema, si rende necessaria una strategia integrata di contenimento delle fake news sul vaccino che coinvolga Istituzioni, piattaforme online e società civile.

Marco Giufrè

 

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