Alluvioni in Cina e minacce di morte ai giornalisti stranieri

Giornalisti di testate internazionali – tra cui BBC, Los Angeles Times, Deutsche Welle, Al Jazeera, CNN, Agence France-Presse e Associated Press – sono stati molestati o minacciati per il loro lavoro sulle alluvioni in Cina. Alcuni sono stati affrontati fisicamente da folle inferocite, mentre altri, compresi dipendenti cinesi dei media stranieri e giornalisti locali cinesi, sono stati “doxati”

Bisogna stare molto attenti quando si parla male della Cina, anche se si parla soltanto dei danni provocati dalle alluvioni in Cina. La BBC ha oggi richiesto un immediato intervento del governo cinese per interrompere quanto sta accadendo.





Robin Brant, giornalista della BBC, è il principale bersaglio di una ondata di odio, alimentata tramite social media, ma non è l’unico. Degli uomini hanno aggredito n reporter tedesco a Zhengzhou dopo che la folla lo ha scambiato per Brant.

Mathias Bölinger ha detto di essere stato avvicinato da persone che gli urlavano contro “smettila di diffamare la Cina!”. Ad un certo punto un uomo ha cercato di strappargli il telefono mentre riferiva le conseguenze delle inondazioni mortali che hanno ucciso 69 persone. La situazione si è calmata solo quando la decina di uomini introno al reporter si sono assicurati che non si trattasse di Robin Brant.

 

Alluvioni in Cina, non solo la BBC

Si riscontrano situazioni simili nelle esperienze della maggior parte dei giornalisti stranieri che hanno riportato le notizie dell’alluvione nell’Henan. Il club di corrispondenti stranieri dalla Cina ha espresso preoccupazione per le violenze online ed offline contro i giornalisti.





Katrina Yu, corrispondente per Al Jazeera riporta che si dice ai cittadini di non accettare interviste e che se si filma la zona dell’alluvione arriva subito la segnalazione alle autorità.

Giornalisti dell’Associated Press sono stati, poi, fermati e denunciati alla polizia mentre filmavano in un’area pubblica. Membri dell’agenzia francese AFP sono stati, invece, costretti a cancellare le riprese da residenti ostili e circondati da diverse decine di uomini mentre facevano un servizio su un tunnel del traffico sommerso.

Cosa sta accadendo in Cina?

Da metà luglio piogge senza precedenti hanno provocato l’ alluvione più grave degli ultimi 60 anni nella provincia di Henan (Cina centrale).

Secondo China Digital Times, i media cinesi, che sono strettamente monitorati e controllati dalle autorità, hanno ricevuto l’ordine di riportare solo “informazioni autorevoli” sulle vittime e sui danni alle proprietà, e hanno ricevuto l’ordine di non “assumere un tono esageratamente doloroso, di non fare pubblicità e di non fare collegamenti con eventi passati” senza permesso.

L’aumento del nazionalismo in Cina e l’ostilità verso i media stranieri hanno reso il reporting sempre più difficile e rischioso per i media stranieri. Negli ultimi 18 mesi, infatti, la Cina ha espulso almeno 16 giornalisti statunitensi (altri 4 sono dovuti fuggire). Nel corso dell’anno le relazioni tra USA, UK e Cina in merito al trattamento dei giornalisti stranieri sono peggiorate con reciproche espulsioni e accuse da parte dei governi in carica. A farne le spese è l’informazione libera e la possibilità di avere una visione più ampia della complessa realtà cinese.

 

Francesco Maria Trinchese

 

 

 

 

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