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Amatrice un anno dopo: la forza di rinascere tra polvere e rottami

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Amatrice. 24 agosto 2016. Ore 3:36. Una scossa di magnitudo 6 e  “il paese non c’è più” come afferma il sindaco della città, alle prime luci dell’alba dopo una notte di paura. La terra trema e tutto crolla.

Case che si sbriciolano come pane ed uccidono storia, cultura, tradizioni, sogni e persone. 249 sono le vittime che ad un anno di distanza vengono ricordate con un lungo corteo notturno. In silenzio la processione ha ricordato con 249 rintocchi di campana chi quella notte non ce l’ha fatta. In mattinata invece, si è svolta la messa e il vescovo di Rieti ha parlato di rinascita e voglia di ricominciare. Oggi è passato esattamente un anno. Cosa è cambiato? Se da una parte, la forza della popolazione è riuscita a riprendere la quotidianità, dall’altra sono tante ancora le cose da fare.

Amatrice

Il tempo fermo e l’inefficienza del governo

Dal mondo politico arrivano pareri contrastanti. Mentre la Boschi dichiara che c’è l’impegno di lavorare insieme, ricostruire, rimanere accanto ai terremotati, di altro parere è Gasparri che invece afferma che il governo Renzi-Gentiloni è stato del tutto inadeguato. “Dopo dodici mesi tante persone vivono ancora a distanza dai loro luoghi di origine. Meno del dieci per cento delle casette provvisorie e’ stato consegnato. La gran parte delle macerie giace ancora nei territori colpiti dal sisma.”




Come a voler ricordare costantemente l’evento, è ancora presente la cosiddetta zona rossa. Li dove ci sono ancora calcinacci, silenzio e ricordi dolorosi di chi ha perso tutto e di chi quella notte ha scavato a mani nude pur di salvarsi o aiutare gli altri. La ferita è ancora aperta anche economicamente: tanti i danni alle aziende con una riduzione del prodotto interno lordo che si è quasi dimezzato. Di conseguenza aumenta la povertà dei comuni colpiti ed abbandonati.

La grande sfida della rinascita

Ma la voglia di andare avanti è un aspetto comune degli amatriciani. Lo vediamo nel tentativo di attrezzare le scuole nei capannoni, nel costruirsi da soli un tetto per vivere. Alessio Bucci, proprietario dello storico Ristorante Roma abbattuto dal sisma, racconta come ha ripreso in mano la sua attività.Non importa se i clienti sono la metà di prima, purchè si ricominci con la vita di tutti i giorni.

 “Io sono stato 6 ore sotto le macerie, ora tutto quello che mi danno mi sta bene. Non avevo più niente, ero quasi morto. Tutto quello che ho è un di più”.

Invece Fabrizio Berardi è il gestore dello Scoiattolo, altro locale storico, rimasto fortunatamente in piedi. Durante la catastrofe è stato un punto di riferimento e rifornimento per i soccorritori e gli sfollati. Oggi ha acquistato un tendone da circo ed insieme all’associazione IlluminAmatrice, ha organizzato un festival musicale per attrarre i giovani. “Questo festival sta rappresentando il vero momento di rinascita di Amatrice – racconta – perché stanno convergendo tantissime energie: ci sono concerti, teatro, cinema, addirittura attività per bambini in collaborazione con Telefono Azzurro”.

 “Sono loro che muovono tutto. Se non si dà a loro il messaggio di speranza per il futuro è finita. E noi stiamo facendo proprio questo”,

Simbolo di Amatrice è indubbiamente Sergio Pirozzi, il sindaco. Oggi chiede lutto e silenzio in ricordo della distruzione del Centro Italia. Anche la Croce Rossa lancia un appello  “Ovunque saremo, il 24 agosto rimaniamo #insilenzio, insieme”.

Amatrice
(foto di Wolfgang Achtner)

 

 

 

 

Silvia Rosiello

 

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