America, apri gli occhi: sei sull’orlo di una dittatura militare

La situazione è molto più che confusa, ma dal discorso di Trump di ieri sera possiamo capire alcune cose fondamentali. E cioè che gli Stati Uniti sono sull’orlo di una dittatura militare. Come ha detto Don Lemon: “America, apri gli occhi”.

Quando sono andata a dormire ieri sera, Trump aveva appena annunciato un discorso dal giardino delle rose della Casa Bianca, ma la cosa sembrava andare per le lunghe e quindi ho detto: “Ne leggerò domattina”. Stamattina ho aperto  Twitter alla ricerca di qualche informazione e ci ho trovato una gran confusione. In 12 ore, praticamente, dall’altra parte dell’oceano sono successe almeno cinque cose allucinanti, nell’escalation di tensione frutto dell’effetto domino seguito alla morte di George Floyd. Vediamole insieme.




  1. Il discorso di Trump

Dicevamo: ieri, dopo la mezzanotte italiana, Trump ha tenuto un discorso dal giardino delle rose della Casa Bianca.  Come quando uno ti deve dire una cosa un po’ sgradevole e inizia a girarci intorno con i complimenti, dapprima si è dichiarato “alleato di tutti i manifestanti pacifici”. Poi ha giurato di inviare i militari negli Stati in cui i governatori non riusciranno a tenere sotto controllo le rivolte. Il discorso è di per sè straniante: nell’atmosfera bucolica del giardino delle rose Trump parla e in sottofondo, ma nemmeno tanto in sottofondo, si sentono rumori di esplosioni e urla.

Trump ha sottolineato l’esigenza di una “schiacciante presenza delle forze dell’ordine fino a quando la violenza non sarà stata repressa“. Il discorso ha visto un brevissimo accenno a George Floyd, con il presidente che si è definito “tra quelli giustamente afflitti” per la morte del giovane.  Trump ha però concluso il suo intervento in modo abbastanza aggressivo, sostenendo che se una città o uno stato rifiuterà di intraprendere le azioni necessarie per difendere la vita e la proprietà dei loro residenti, lui stesso dispiegherà l’esercito degli Stati Uniti, risolvendo rapidamente il problema. 

2. La foto con la Bibbia

Dopodiché, come riporta il New York Times, la polizia militare della National Guard, è scesa a fianco delle forze dell’ordine già impegnate a respingere i manifestanti nei pressi di Lafayette Square, fuori dalla Casa Bianca. Anche qui, ancora uso di lacrimogeni e granate per sgombrare le persone accalcate. Motivo? Trump ha visitato la vicina chiesa di San Giovanni, luogo in cui domenica sera è stato appiccato un incendio. Si è fermato vicino alla chiesa chiusa, per posare a favore di fotografi con una bibbia in mano. Sì, avete capito bene. Cambiano le latitudini, ma non l’imbiancatura dei sepolcri. Lo potete vedere qui.




Mariann Edgar Budde, vescovo della diocesi episcopale di Washington, si è definita “indignata” per un presidente che impugna la Bibbia cinque minuti dopo aver promesso l’intervento dell’esercito.

3. Lo show militare

Più tardi, un elicottero Black Hawk dell’esercito è sceso all’altezza dei tetti nella Chinatown di Washington. La forza dei motori ha sollevato detriti e scosso gli alberi, che, sempre secondo quanto riportato dal New York Times, hanno mancato di poco le persone presenti. I media statunitensi hanno parlato di una vera e propria dimostrazione di forza, sottolineando l’equivalenza con le manovre utilizate nelle zone di combattimento per spaventare e disperdere gli insorti. La folla, infatti, si è allontanata rapidamente.

4. Il coprifuoco nel resto del paese

A New York, il coprifuoco imposto dal governatore Andrew M. Cuomo dalle 23 alle 5, si è rivelato inutile. Alcune persone hanno saccheggiato il centro commerciale Macy a Manhattan. A Filadelfia, un mezzo blindato con le insegne della polizia di Stato della Pennsylvania ha sparato lacrimogeni contro i manifestanti. Qui è prevista una visita di Biden per questo pomeriggio. A Dallas alcuni manifestanti sono stati arrestati e accusati di aver ostruito un’autostrada con la loro marcia sul Margaret Hunt Hill Bridge. Il giudice della contea ha autorizzato le proteste pacifiche oltre il coprifuoco delle 19. Intanto a Minneapolis, Terrence Floyd, fratello di George, ha visitato il punto in cui il fratello è morto. Ha parlato con la folla e ha sottolineato di essere turbato dalla violenza, ma anche invitato tutti a prendere parte alle manifestazioni di protesta.



5. Le preoccupazioni dei media

Mentre Trump si definisce il presidente “Law and Order” eminenti professionisti dell’informazione e della politica americana si dicono preoccupati per il clima esasperato. Don Lemon, giornalista della CNN, si esprime così: “Apri gli occhi, America, sei sull’orlo di una dittatura militare“. Il riferimento non è solo alle ultime parole del discorso di Trump. E’ da ricondurre al clima generale di odio che è la benzina con cui il presidente alimenta il fuoco della violenza. Qualche giorno fa ha definito “terrorista” l’organizzazione ANTIFA. In tutta la sua presidenza ha perpetrato attacchi alla stampa che lo critica. Qualche giorno fa, ha minacciato di chiudere i social network. In tutto il suo mandato, ha sempre evitato di accennare all’esistenza dell’estremismo di destra.

Desiderio di censura, delegittimazione della stampa, criminalizzazione degli oppositori, repressione con l’esercito. Se tutto questo non è paragonabile alle leggi fascistissime, cosa lo è? Con Trump, comunque non è certamente una storia nuova. C’era da immaginarsi che il suo modus operandi , prima o poi, sarebbe arrivato a questo.

Le democrazie occidentali, intanto, si limitano ad osservare. Anche la stampa di casa nostra non sembra molto puntuale.

Perché questa storia dovrebbe interessarci?

Siamo abituati a vedere questo tipo di immagini nella Turchia di Erdogan, nella Russia di Putin o a Hong Kong. Se non vediamo delle analogie con i paesi in cui la democrazia non esiste, forse è perché siamo accecati dal filtro dell’American Dream con cui siamo cresciuti. La forza dell’intrattenimento basta per coprire le grandi contraddizioni che albergano nei paesi democratici? Il castello di carte si teneva in piedi, forse, con un presidente come Obama che, pur non avendo brillato per pacifismo, nonostante i riconoscimenti internazionali, aveva la lungimiranza, la diplomazia e l’equilibrio politico per non comporarsi come un tredicenne che dice “Il pallone è mio e ci faccio quello che voglio”. L’America non è nuova a questo tipo di proteste: i fatti di Watts del 65, i Los Angeles riots del 1992. Per non parlare di eventi più recenti come le rivolte in Missouri, a Baltimora, a New York o a Lousiville. Cambiano i governi, i partiti, ma il razzismo sistemico che l’America cerca di nascondere dietro alle quinte del proprio palcoscenico d’intrattenimento esiste da sempre. Non inizia con Trump e non è finito con Obama.

E quindi?

Anche qui dovremmo imparare una grande lezione sul populismo. Il populismo ha la sua forza carismatica finché rimane all’opposizione, lontano dai palazzi del potere. Fa sghignazzare, mentre dovrebbe fare paura, se si mette una giacca arancione e scende in piazza a Milano, durante la pandemia. E’ alla perenne ricerca di un nemico, di un capro espiatorio, di una valvola di sfogo. La sua forza sta nel fornire risposte semplici a questioni complesse. “Protestate perché la polizia commette degli abusi sulle minoranze?” Risponde: “Io vi mando l’esercito“. E’ incapace di scelte impopolari ma necessarie per il popolo che guida: non ha lungimiranza, perché non capisce i rapporti di causa ed effetto.

Il populismo non sa collegare i puntini, ma ne inventa degli altri per creare un sua versione della realtà. Lo dimostrano i 107 mila morti americani a causa della pandemia. Il populismo ha bisogno del nemico, della legittimazione di un Dio o di chi per lui. E’ incapace di vedere le sfumature delle cose, così come di ammettere gli errori. E’ imprudente. E’ dissennato. E’ una corsa a 300 chilometri all’ora verso il muro.

La violenza va a braccetto col populismo

Chi l’avrebbe mai detto che con una pandemia in corso, la gente chiusa in casa da mesi, la disoccupazione crescente, i leader politici a spargere benzina sul fuoco e la polizia che ammazza le persone per strada, la gente avrebbe iniziato a protestare, anche in modo violento? Ci vuole troppa lungimiranza per un populista come Trump o per quelli di casa nostra. Il populismo è un dare il vostro Suv in mano a un tredicenne e salire a bordo. Sghignazzare mentre prende qualche marciapiede o spaventa una vecchietta. Vederlo imboccare l’autostrada contromano e credergli quando vi dice che va tutto bene, che sono gli altri automobilisti a sbagliare direzione. Solo che, quando gli dite che in auto ci sono delle regole da rispettare e lo pregate di ridarvi le chiavi, tira fuori la pistola.

America, apri gli occhi“.

 

Elisa Ghidini

 

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