Amnesty International e gli appelli in difesa dei diritti umani dal 1961

Sono passati quasi 60 anni dall’appello dell'avvocato Peter Benenson, fondatore di Amnesty International, sul giornale "the Observer". Di cosa si parla in questo appello?

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Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili per il governo. […] Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto.

Da quel 28 maggio 1961 e da quell’articolo dal titolo “Prigionieri dimenticati” sono passati quasi 60 anni.

Peter Benenson, il fondatore di Amnesty International, ha scritto questo articolo in seguito all’arresto di due studenti ritenuti colpevoli di aver brindato alla libertà delle colonie portoghesi, a Lisbona.

Il fulcro e il punto di partenza di Amnesty International e gli appelli dal 1961 è quindi la promozione dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani.  L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato tale Dichiarazione nel 1948.

L’organizzazione non governativa si compone di attività di ricerca, campagne, iniziative di informazione e sensibilizzazione per promuovere il cambiamento.




Oggetto della ricerca sono le verifiche e le segnalazioni di violazioni dei diritti umani.

Per campagne si intende: raccolta firme, manifestazioni e pressioni sulle istituzioni. Ciò affinché si dia voce alle ingiustizie, per un cambiamento in tal senso.

A proposito di campagne di sensibilizzazione, ricordiamo ad esempio quella contro “hate speech”. Si tratta del contrasto al discorso di odio e violenza sui social. Vi sono anche appelli alle istituzioni come #nessunoescluso, riguardante i diritti delle persone durante la pandemia di Covid-19. In particolare, per le categorie più vulnerabili.

Da ultimo, Amnesty International e gli appelli invocati si occupano di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso vari canali, come quelli dei social network. L’obiettivo è di far conoscere e denunciare realtà in cui i diritti umani non vengono rispettati.

Solidarietà internazionale, azione efficace per le vittime individuali, copertura globale, universalità e indivisibilità dei diritti umani, imparzialità e indipendenza, democrazia e mutuo rispetto: questi sono i valori fondamentali su cui si è fondata l’organizzazione per realizzare la sua mission.

Come si legge dall’articolo 2 dello Statuto della sezione italiana di Amnesty:

la missione è di svolgere in via esclusiva o principale, prevalentemente in favore di terzi, e per il perseguimento, senza fini di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, attività di interesse generale aventi ad oggetto la promozione e la tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici di ogni persona, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati. Amnesty International persegue la sua visione anche attraverso attività di ricerca e azione finalizzate a prevenire ed eliminare gravi violazioni di tali diritti.

Marta Annalisa Savino

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