Amor cortese o irrefrenabile passione?! L’insostenibile leggerezza della letteratura

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Cavaliere senza macchia o bello e dannato?! Donna pacata, dolce e femminile oppure ribelle e passionale?! Amor cortese o sensualità e desiderio?

I canoni del romanticismo sono senz’altro soggettivi. Ciò che attrae l’essere umano non soggiace a nessuna legge scritta. Troppi poeti, nel corso dei secoli, hanno tentanto d’imbrigliare e raccontare l’amore, seguendo dei canoni del tutto preferenziali. La bellezza evanescente, quasi immateriale, della leggiadra Laura, non ha nulla a che fare con la donna in “carne e sangue” descritta nei sonetti di Shakespeare. E’ l’amor cortese che si scontra con una passione più viscerale. Eppure, sia Petrarca che il drammaturgo inglese hanno tentanto di raccontare ciò che li ha sedotti, coinvolgendo generazioni e generazioni di lettori.



Cosa, invece, attrae una donna?!L’amabilità o il fascino?! L’ affidabilità o l’inquietudine dell’incertezza? In vero, mistero, passione, seduzione, dolcezza rappresentano il mix letale in grado di accattivare, in dosi individuali, chiunque. Gli scrittori, secolo dopo secolo, hanno creato storie di amanti tormentati, in preda alla passione, incise nell’immaginario collettivo. Chi non ha sofferto per Paolo e Francesca, sopraffatti da un sentimento che li ha destinati all’inferno!? Come non sentirsi coinvolti nella passione di Tristano e Isotta, nonostante l’incombenza del peccato e della colpa?! Quanti avrebbero voluto gridare a Romeo di non bere alcuna pozione e di aspettare il risveglio dell’amata Giulietta per evitare una devastante fatalità?! L’ autodistruzione e l’impossibilità d’amare è come un diktat. Basti pensare alla triste vicissitudine di Medea e Giasone.

Amore e follia camminano di pari passo, sopratutto nelle opere antiche, ed è innegabile che quei racconti, anche i più disperati, abbiano scosso parecchie corde negli animi sensibili. Eppure, la letteratura è ricca anche di storie diverse, ugualmente avvincenti, ma meno dolorose. Tralasciando l’indimenticabile vicenda di Catherine e Heathcliff, che ha devastato generazioni di donne, alcune coppie sono riuscite ad amarsi anche senza distruggersi a vicenda. Il caso tipo riguarda Elizabeth e Mr. Darcy. Jane Austen è stata una vera maestra nel creare una donna forte, fiera e orgogliosa; un uomo burbero, poco incline al dialogo, ma estremamente attento e a farli innamorare. Quello tra Mr. Darcy ed Elizabeth è un amore autentico, che non nasce al primo sguardo come per magia, ma che si costruisce e si amplifica nel corso del tempo. La costante è pur sempre la passione, in ogni circostanza: nella rabbia, nell’amore e nel desiderio.

“Ho lottato invano. Non c’è rimedio. Non sono in grado di reprimere i miei sentimenti. Lasciate che vi dica con quanto ardore io vi ammiri e vi ami”

dirà Mr. Darcy in un impeto di sentimento. Una dichiarazione sicuramente non convenzionale, poco chiara e forse offensiva, ma autentica, sincera e sopratutto spontanea.

Gli amanti della letteratura sono certamente poco convenzionali. Dopotutto, si tratta di opere verosimili, non reali. Eppure, qualche dettaglio, una parola, un gesto specifico, è in grado di trasportare in una dimensione parallela in cui è possibile essere protagonisti e non semplici spettatori. L’immaginazione è una forza potente e senza confinata. Ecco, forse, spiegato in termini estremamente semplici, l’attrazione di molte lettrici per Thomas, nonostante i continui tradimenti. La storia con Tereza, così complessa, così insostenibilmente leggera, ha sconvolto chiunque riuscisse a percepire lo stesso tormento. Amore, passione e tradimento, in un vortice di emozioni difficile da controllare. Siamo lontani anni luce dai canoni dell’amor cortese.

Tutti noi consideriamo impensabile che l’amore della nostra vita possa essere qualcosa di leggero, qualcosa che non ha peso, riteniamo che il nostro amore sia qualcosa che doveva necessariamente essere; che senza di esso la nostra vita, non sarebbe stata la nostra vita.





Nei romanzi pare quasi che senza sofferenza non possa sussistere l’amore, che il sentimento nasca esclusivamente nelle difficoltà. Certo, l’amore impossibile ha un grande potere evocativo, ma il dolore non è piacevole. E, purtroppo, è il dolore della perdita che spadroneggia nella storia d’amore di Leo e Thomas, in “Camere Separate”. La bellezza di una storia d’amore sbocciata per caso e terminata troppo presto porta con sé tutto l’amaro  di mille possibilità sprecate.  possibilità che si volatilizzano anche quando non è la morte a incombere sugli amanti. “Il tributo più vero che un uomo possa dare è ad un suo simile: il ringraziamento per avergli fatto toccare la poesia” , scriverà Pier Vittorio Tondelli. Una frase esplicativa, quando mai veritiera.

Amor cortese o meno, nel corso dei secoli si è assistito a parecchie trasformazioni del sentimento. Eppure, a volte è la semplicità che vince. Mille esempi di altissima letteratura non potrebbero mai eguagliare l’innocenza e la familiarità che si percepisce leggendo pagine e pagine di battibecchi, gelosie e infantili litigi tra Ron ed Hermione. Una genuinità così reale, spesso sottovalutata, non avrà l’impatto immaginifico di un amore tormentato, ma offre ugualmente spunti di riflessione.

Dunque, niente meglio delle parole di Shakespeare per concludere questa riflessione nutrita di letteratura:

“L’amore è la più saggia delle follie, un’amarezza capace di soffocare, una dolcezza capace di guarire.”

Antonia Galise

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