Dare alla Luce, il progetto fotografico in cui la luce trapela da vecchie fotografie suggerendo nuove forme

La luce: l'infinito che trapela dal finito

L’artista canadese Amy Friend propone un progetto fotografico incentrato sulla manipolazione fisica di vecchie immagini con lo scopo di mostrare ciò che non è visibile agli occhi.

"Are We Stardust?"
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Dare alla Luce, il nuovo progetto fotografico dell’artista canadese Amy Friend, dona vita nuova a vecchie fotografie, mostrandoci un pizzico di infinito.

Amy Friend
“Afterglow”

Dare alla Luce è il nome del progetto fotografico dell’artista canadese Amy Friend. Nei suoi lavori possiamo ammirare vecchie fotografie a cui viene data nuova vita attraverso una speciale, seppur semplice, manipolazione fisica. Le fotografie su cui lavora Amy Friend vengono bucherellate, cercando talvolta di seguire i contorni delle immagini e i loro dettagli, altre volte, invece, seguendo nuove linee. Da questi fori viene poi fatta filtrare la luce che illumina e rende visibile il lavoro dell’artista che infine fotografa nuovamente le immagini illuminate.

“Io non voglio catturare una realtà concreta nelle mie fotografie. Io intendo la fotografia come un mezzo che permette di esplorare la relazione tra ciò che è visibile e ciò che non lo è”.

– queste le parole con cui Amy Friend parla del suo lavoro sul suo sito web. L’intento del suo progetto è mettere (letteralmente) in luce ciò che è presente e ciò che è assente, sottolineando soprattutto quest’ultimo aspetto. La luce che filtra dai fori da lei praticati ci rimanda a ciò che l’immagine non ha saputo catturare, a ciò che non è visibile immediatamente, è il soffio vitale che permea tutte le cose.

Immediato è il collegamento con le opere di un altro grande artista, ovvero quelle di Lucio Fontana, in cui la realtà viene fatta trapelare dalla tela tagliata, metafora del velo di Maya che nasconde ai nostri occhi la vera forma della realtà. Trovo però che le opere di Amy Friend abbiano qualche cosa di più, proprio per l’utilizzo della luce: le sue fotografie rimaneggiate sembrano suggerire che dietro a ciò che vediamo esiste un mondo a noi sconosciuto che però ogni tanto possiamo scorgere attraverso la “porosità” della realtà, che ci illumina mostrandoci, seppur per un attimo, l’agognata verità, quell’essenziale che è invisibile agli occhi: l’infinito che è sempre presente nel finito.

Veronica Perego

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