Analisi del capitalismo e l’inizio di una nuova era

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Nella società moderna ci sono grandi squilibri sociali. Ci sono poche persone ricche e moltissime persone povere. Chiaro ed evidente è come il nostro sistema economico, non funzioni e va in totale contrasto con i principi democratici. Il capitalismo ha come fine ultimo quello di incrementare il profitto privato, non di certo quello di creare un equilibrio sociale. Allo stesso tempo, vige una democrazia, che come fine ultimo ha quello di creare uguaglianza, fratellanza e libertà.

Abbiamo detto in precedenza che il capitalismo è l’aumento del capitale privato, tramite la produzione e la vendita di merci. La merce, come ci spiega Karl Marx, è un microcosmo composto non solo dalla merce stessa, ma anche da tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. La merce ha quindi due valori : il valore d’uso ed il valore di scambio. Il valore d’uso è rappresentato dalla capacità di quella merce di soddisfare un bisogno; il valore di scambio, invece, è la forza lavoro media che serve per produrre una merce, è il rapporto tra il lavoro e la merce. Tramite lo sfruttamento di tale forza lavoro, si produrrà un prodotto che che a sua volta produrrà un guadagno chiamato plus valore.

Karl Marx però, considera “merce” anche la forza lavoro ed è proprio qua che la disparità sociale ha inizio. La forza lavoro, a differenza delle altre merci, ha la capacità di aumentare il valore della merce, trasformandola in un prodotto finito. Il capitalista, però, non garantisce uno stipendio adeguato al lavoratore, ed avrà un plus guadagno dovuto a un plus lavoro non retribuito.

Marx divide il capitale in capitale costante, ovvero il costo dei mezzi di produzione, e capitale variabile, ovvero il costo dei salari.

Da questa breve analisi, possiamo notare il problema che vi è nel sistema capitalistico.

Ogni giorno miglioriamo, ed ogni giorno la scienza e la tecnologia si evolvono. Il miglioramento scientifico determina a sua volta un aumento ed uno sviluppo del capitale costante. Le macchine saranno di più ed andranno a sostituire il semplice operaio. I dispositivi tecnologici produrranno sempre di più e quindi chi comprerà queste merci, se le persone non avranno più un lavoro ed un salario? Questo processo è chiamato crisi di sovrapproduzione.

La sovrapproduzione genera degli sprechi e dei rifiuti, prodotti da questo sistema sviluppato su linea retta che prevede: la produzione, la distribuzione, il consumo e lo scarto.

Nonostante ci sia un problema già dal principio, ovvero la produzione fuori controllo, vi è un grosso problema anche alla fine di questa linea retta. Gli oggetti che buttiamo diventeranno dei rifiuti ed il rifiuto è un qualcosa di artificiale, generato da noi umani, che in natura non esiste.

Cosa succede se allora inclinassimo questa linea retta e la tramutassimo in un cerchio? Se immaginassimo la nostra economia come un cerchio, e tornassimo sempre sui nostri passi, eviteremmo lo spreco e non avremmo rifiuti. Questa crescita circolare, sarebbe una crescita sostenibile poiché avremmo un economia che funzionerebbe proprio come il circolo della vita. In questo circolo produciamo, distribuiamo, consumiamo e riutilizziamo, perché il rifiuto si tramuterebbe in un valore economico, in un “nutrimento” che ci consentirebbe di costruire oggetti riutilizzando continuamente i rifiuti. Un po’ come quando moriamo e ci tramutiamo in nutrimento per le nuove forme di vita. L’ economia circolare è un nuovo modo di pensare la società, è un sistema che tiene conto dell’essere umano e dell’ambiente ponendoci al centro per riprogettare il futuro.

 

Enrico Eleuteri 

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