Gli Anarchici tornano in Sicilia: i loro giornali e i loro ideali in 200 anni di lotte sociali

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Gli anarchici hanno presentato nel mese di gennaio in Sicilia la mostra “I giornali anarchici e libertari siciliani dalle origini ai giorni nostri” che è stata ospitata a Palermo il 22 presso il Teatro Occupato Montevergini, a Caltanissetta il 24 e il 25 al Centro Culturale Polivalente Michele Abbate, a Catania il 26 presso il Teatro Coppola Occupato e il 27 a Ragusa presso il Centro Servizi Culturali.

La mostra, divisa in ben 18 pannelli, ha esposto varie testate giornalistiche che testimoniano i seguenti passaggi storici: “I giornali radicali del 48”, “I giornali della democrazia sociale”, “I giornali dell’internazionale”, “I giornali dell’operaismo rivoluzionario”, “I primi giornali operai e anarchici”, “Pro e contro l’organizzazione”, “Anarchici e fasci dei lavoratori”, “All’alba del 900”, “La polemica sicilianista”, “Contro il bolscevismo e il fascismo”, “I giornali dell’emigrazione e dell’esilio”, “La rinascita dell’anarchismo nel secondo dopoguerra”, “La questione meridionale”, “La contestazione giovanile”, “La questione nazionale siciliana”, “I giornali del 77”, “40 anni dopo”.

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Ma chi sono questi anarchici? Da come si legge sui pannelli in mostra: “Gli Anarchici non riconoscono alcuna autorità. Non hanno e non vogliono avere testi sacri da imparare e da propagandare. Non hanno capi da venerare, segreterie o comitati per cui seguire ordini o attuare linee politiche. Gli Anarchici, da quando esistono, esprimono il loro pensiero e la loro esperienza sociale ed organizzativa con i mezzi più Naturali e più democratici: la Parola e lo Scritto” (Natale Musarra, uno dei curatori, oltre che della mostra, anche dell’Archivio storico degli Anarchici Siciliani).

Ebbene sì, gli Anarchici si battono per il SOCIALE, per la LIBERTÀ DI PAROLA, di PENSIERO e di STAMPA. Non erano quindi dei semplici bombaroli e non sono oggi terroristi; come in maniera così riduttiva in tanti li definirebbero. Un giornale messinese del 1848 esposto in mostra comincia a delineare quello che sarà il vero desiderio degli anarchici: “sollecitare la COSCIENZA POPOLARE, ed ISTRUIRE IL POPOLO A ESERCITARE I PROPRI DIRITTI”.

Ma come mai nella mentalità di massa vige una visione distorta della figura dell’anarchico? I mass-media influiscono in un’unica direzione del pensiero dell’opinione pubblica. Viviamo in quella che Z. Bauman (sociologo della post-modernità recentemente deceduto) definirebbe società liquida; una società che inconsapevolmente continua, a suo scapito, a sostenere i poteri forti. L’anarchismo sociale propone nel suo programma politico la centralità della libertà di pensiero e la supremazia del confronto anti-autoritario tra individui; è una minaccia certa per qualsiasi regime interessato a mantenere lo status quo. Perciò tali poteri ci hanno mostrato sempre l’organizzazione anarchica potenzialmente quasi al pari di organizzazioni “criminali” o marginali, come se fossero organizzazioni anacronistiche ininfluenti; quando invece potrebbero rappresentare una “fucina” sociale di analisi e pratiche per una riappropriazione dal basso del potere di ogni individuo, di espropriazione ed equa ridistribuzione alle masse autogestite di quegli ingiusti poteri e delle assurde ricchezze detenute ancor oggi da pochi a scapito di molti.

Questa mostra di giornalismo storico è stata proposta in occasione dei 40 anni di Sicilia Libertaria: tra passato e presente in una Sicilia dove si contribuisce a tenere vivo questo patrimonio con l’odierno mensile anarchico “SICILIA LIBERTARIA” e i libri delle edizioni “SICILIA PUNTO L” al fine di far riscoprire valori che ancor oggi osano essere diffusi a discapito della crisi etica che incombe.

Pippo Gurrieri, direttore di Sicilia Libertaria, in occasione della tappa a Caltanissetta ci rilascia un’intervista dove ci racconta il giornale nella sua diffusione: “Il nostro è quasi l’unico giornale di movimento che resiste e che viene ancora distribuito alle tante manifestazioni a cui partecipiamo spesso anche da protagonisti nelle varie fasi assembleari e preparatorie. Proprio in questi passaggi collettivi questo giornale è riuscito a diventare delle volte anche uno strumento di approfondimento, analisi e confronto all’interno del movimento stesso. Inoltre non scordiamoci che ha una distribuzione nazionale e ben due dei nostri giornalisti vivono fuori dall’Europa. Siamo un giornale che pur essendo sensibile alle tematiche sicilianiste, spesso bistrattate dai mass-media ufficiali, si occupa anche di tematiche nazionali analizzando il tutto con una visione internazionalista. In passato molti giornali di sinistra (visibili in mostra) avevano una distribuzione di massa; oggi Sicilia Libertaria resta un giornale in qualche modo di “nicchia” ma il nostro ruolo resta decisivo nella diffusione di informazioni prive di censura e d’interessi partitici ed elettorali”.

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Mentre per quanto riguarda le tematiche affrontate dal giornale Pippo dichiara: “è un giornale capace di testimoniare lotte sociali, come quella in corso del NO MUOS di Niscemi o quella passata di Comiso; capace di sensibilizzare sempre più persone su temi centrali della modernità come l’ecologia, l’immigrazione odierna e la storica ma sempre attuale emigrazione dalla Sicilia al Nord Italia o altrove. Appoggiamo i popoli nelle problematiche più allarmanti e sentite e di cui spesso non si parla ma ben privi di inutili populismi. Inoltre grande rilievo hanno sempre avuto l’antimilitarismo e l’anticlericalismo”.

Raccontandoci invece del suo team redazionale aggiunge: “Nel nostro giornale ci crediamo veramente, siamo tutti volontari e spesso contribuiamo di tasca nostra per la libertà di pensiero e di stampa. Il nostro giornale non è redatto solo per i militanti e il prossimo lettore potrebbe anche essere chiunque legga questo articolo”.

Per chiudere risponde all’ultimo quesito a proposito dell’uso delle nuove tecnologie: “Siamo propositivi come redazione al contatto con il web in quanto tutti gli strumenti sono utili al medesimo scopo; mi considero personalmente un “partigiano” dello strumento cartaceo perché permette ancora relazioni umane e vendita militante ma credo anche che si possa raggiungere la completezza solo facendo anche buon uso dell’immediatezza e della diffusione di massa permessa dal web, è per questo che siamo anche online!”.

Dunque dopo quanto avete letto speriamo che adesso venga considerato un reato non credere ai diritti inalienabili dell’uomo fino a lottare per il mantenimento e la conquista di quest’ultimi, nel rifiuto volontario e cosciente di qualsiasi delega della propria libertà e delle proprie responsabilità ad un potere costituito.

Che vi piaccia o no, da quasi duecento anni questa è la visione condivisa generosamente dagli anarchici; coraggiosa poi è la tenacia con cui continua ad essere espressa questa scomoda voce in una terra tanto oppressa come la Sicilia. Dunque, conoscerli bene per giudicarli!

Siria Comite

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