Dove andava a mangiare Copernico, l’osteria più antica del mondo

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Katia Ricciarelli

Di Roberto Allegri

Si trova a Ferrara, a pochi passi dal Duomo e ha un nome che è tutto un programma: Enoteca Al Brindisi.

Il posto è suggestivo, arredato alla vecchia maniera, quasi una taverna d’altri tempi. Le pareti sono piene di bottiglie, le luci sono soffuse e il profumo che esce dalla cucina invitante.

Ma è la storia “il piatto forte” del locale, tanto da averlo inserito nel Guinness dei Primati. Si tratta infatti dell’osteria più antica del mondo.

<<Tra queste pareti hanno mangiato e bevuto Benvenuto Cellini, Tiziano Vecellio e Torquato Tasso. Ne ha poi scritto Ludovico Ariosto e qui sopra, nelle stanze che stanno al primo piano, ha soggiornato Niccolò Copernico, il grande astronomo autore della teoria eliocentrica. Da qui è passato anche Karol Wojtyla.>>

A raccontare è Federico Pellegrini, il proprietario del locale, un oste che somiglia ad un menestrello, che ama il jazz, suona in una band e colleziona bottiglie di whisky.

<<Questa è l’osteria che “lavora” da più tempo>>, precisa. <<Un documento dell’Archivio di Stato attesta che nel 1435 questo locale già esisteva ed era conosciuto. Si chiamava “Hostaria del Chiuchiolino”, da un termine popolare che voleva dire “ubriaco”, e aveva l’autorizzazione di mescere vino schietto, cioè non tagliato con acqua. Da allora fino ad oggi, l’osteria è sempre stata nello stesso posto, nelle stesse stanze di proprietà della Curia e con la stessa entrata. E dal Quattrocento fino ad ora l’osteria non ha mai smesso di mescere vino. E’ un record e per questo è finito nel Guinness dei Primati. La mia famiglia gestisce il locale da tre generazioni e sempre con lo stesso criterio: mescere vino buono. Non serviamo birra e neppure caffè ma soltanto vino, whisky single malt e porto.>>

<<Tutti i grandi personaggi della storia che hanno vissuto a Ferrara, ci sono stati almeno una volta. L’osteria era un luogo famoso proprio perché si serviva vino non tagliato. Una Bolla Ducale dell’epoca infatti permetteva agli osti di tagliare il vino con l’acqua per impedire che la gente si ubriacasse oltre misura. Ma non accadeva in questa osteria, dove si davano appuntamento anche i nobili che volevano bere bene. Era quindi a suo modo un locale ricercato. Intorno al 1537, lo scultore Benvenuto Cellini visse a Ferrara e, a quanto si sa, veniva qui nell’osteria. Tiziano fu spesso a Ferrara e lo stesso Torquato Tasso che dal 1570 fu al servizio del duca Alfonso II d’Este. E anche loro frequentavano questo posto per bere un bicchiere di vino. Così fece anche Ludovico Ariosto che all’osteria dedicò pure dei versi. Si trovano nella commedia “La Lena”, che Ariosto scrisse nel 1528 e che ambientò a Ferrara. Dicono: “……gli occhi di cuchiolin più confarebbonsi / di Sabbatino Mariano e simili / quando di Gorgandel ubriachi escono.” Ariosto fa riferimento a Gorgandello, cioè un canale di scolo per l’acqua piovana che a quel tempo correva a fianco all’osteria e che dava il nome alla via dove si trovava il locale.>>

<<E non dimentichiamo Copernico>>, dice ancora Pellegrini. <<Il grande astronomo e matematico polacco, compì gli studi di diritto canonico a Ferrara nel 1503. Visse per alcuni anni nelle stanze sopra l’osteria, che erano usate dagli studenti di teologia. E quindi certamente venne qui a mangiare. Nel 1973, in occasione del cinquecentesimo anniversario della nascita di Copernico, il cardinale Stefan Wyszynski, Primate di Polonia, venne a Ferrara per ricordare il celebre connazionale. Con lui, c’era anche Karol Wojtyla, che aveva 53 anni ed era già arcivescovo di Cracovia. Per visitare le stanze dove visse Copernico dovettero passare dall’interno dell’osteria. La nostra famiglia dette loro un caloroso benvenuto. Diventato Papa, Wojtyla tornò altre due volte a Ferrara in omaggio a Copernico ma in quelle occasioni però non entrò a trovarci.>>

<<Qui da noi, la cucina è aperta tutto il giorno. Serviamo pochi piatti, poche ricette tradizionali. Una di queste è il pasticcio di maccheroni con la frolla dolce. E’ una ricetta del Rinascimento e quindi sicuramente apprezzata anche da tutte quelle personalità che visitarono l’osteria. Il pasticcio fu inventato da Cristoforo Messisbugo, leggendario cuoco ferrarese, uno dei più grandi del Cinquecento. Era un altro personaggio incredibile, esperto nel taglio dei cibi. Fu uno dei primi a concepire i banchetti con le varie portate in successione. Sono certo che anche lui sarà venuto all’osteria per un buon bicchiere!>>

 

Foto di Nicola Allegri

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