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Andorra, un paradiso fiscale e naturalistico nel cuore dell’Europa

di admin
03 Ago 2019
in Cultura
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paradiso fiscale
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Si entra in Andorra attraversando le montagne. Pestando chilometri si svelano i segreti che l’hanno resa indipendente e solitaria. Appaiono ondulate le montagne che la circondano ma la loro vastità e il loro dispiegarsi a mo’ di labirinto rappresentano la fortificazione naturale e simbolica di un territorio ancora indipendente che si nutre dell’Europa ma che non fa parte della sua Unione.

Situato nei Pirenei orientali, il Principato di Andorra è una piccola Nazione nel cuore dell’Europa fondata nel 1278. Attestandosi al sesto posto nella classifica dei paesi più piccoli d’Europa, con una superficie di 468 km² e una popolazione che supera a malapena gli 85 mila abitanti, Andorra si regge su due co-principi, il vescovo della diocesi catalana di Urgell e il presidente della Repubblica francese.

paradiso fiscale Andorra

Un paradiso fiscale e naturalistico è Andorra, dove la quotidianità è scandita dal turismo

Un’entità particolare è Andorra, un paradiso fiscale e naturalistico. Distese verdi, montagne a volte sinuose e scoscese dove serve, parchi naturali, tra cui uno protetto dall’Unesco, la valle di Mandriu-Parafita-Claror. Nel bel mezzo di tale paradiso naturalistico mozzafiato, si ergono i palazzoni della città di Andorra La Vella, la capitale del principato, dove una quotidianità scandita dal turismo scorre insaziabile ma discreta.

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paradiso fiscale Andorra




Le abitudini sono un misto tra quelle spagnole e quelle francesi: i negozi chiudono tardi ma l’orario della cena è quello della vita da montagna. Con una breve gita in Andorra emerge subito l’orgoglio andorrano dell’autonomia. Molti sono peraltro i catalani che vivono in Andorra e, a chiunque venga posta la domanda riguardante l’indipendenza, si riceverà la medesima risposta: Total!

Andorra sembra essere quindi il modello da perseguire per molti catalani. Quasi otto secoli di autonomia vigilata, sotto l’ombra però dei vari capi di Stato francesi  che si sono susseguiti e della Chiesa cattolica rappresentata dal vescovo di Urgell. Andorra è la concretizzazione del sogno catalano all’indipendenza, ma guardando in profondità si scorgono facilmente le contraddizioni. Un paese ricco ma schiavo di altri, un paese che si regge su un regime fiscale accattivante che fa concorrenza alla Svizzera o a Monaco. Un comprensorio piuttosto grande di piste da sci che cerca di attrarre i turisti francesi e sottrarli dalle loro Alpi, proponendo prodotti detassati e promuovendo un sistema parassitario di ricchezza e benessere.

Da medievale a coprincipato parlamentare: l’ambiguità dello statuto andorrano

Andorra ha goduto fino al 1993 di uno status ambiguo, assimilabile ad un ordinamento politico di tipo medievale che stabiliva la sovranità al vescovo di Urgel, antico signore feudale della regione, congiuntamente al presidente della Repubblica francese, ‘erede’, a partire dai re di Francia, dei feudatari laici, pari a dei vassalli, che subentrano al vescovo nel governo delle valli di Andorra. Le varie aree del Principato sono tuttora chiamate parrocchie, così come anticamente denominate dalla Chieda cattolica.

Con la Costituzione del 1993, approvata con referendum popolare dopo aspre contese politiche, Andorra è divenuta un Coprincipato parlamentare. Il vescovo di Urgel e il presidente della Repubblica Francese restano capi dello Stato, ma la sovranità politica, come in tutti gli ordinamenti democratici, appartiene ai cittadini di Andorra, che ogni quattro anni eleggono i 28 deputati che compongono l’assemblea legislativa, dalla cui fiducia dipende il governo.  La sua trasformazione governativa gli è valsa l’ammissione all’Onu nello stesso anno e al Consiglio d’Europa l’anno successivo.

Il sorriso drogato di chi esce da Andorra col serbatoio pieno di benzina

Ciò che rende Andorra appetibile non è tanto l’aver ottenuto un parlamento elettivo, bensì l’aver conquistato negli anni una condizione economica e fiscale invitante per molti. Camminando per le strade della capitale, piena di negozi ed insegne e dove risalta la struttura illuminata delle terme più grandi del sud Europa, quelle di Caldea, ci si imbatte ben presto in negozi ricolmi di stecche di sigarette vendute a prezzi stracciati, vetrine composte solo da bottiglie di alcolici altrettanto convenienti e in formato gigante, negozi di articoli sportivi per la neve e non solo tra pub e ristoranti dai quali non sai che prezzi aspettarti.paradiso fiscale




Sono gli anni ’70 l’inizio del boom turistico andorrano. Enormi flussi entrano nel paese, incentivati dai bassi prezzi delle merci libere da dogana. Negli anni ’90 gli ingressi si attestano intorno ai sette milioni l’anno. Contestualmente al turismo, la società andorrana cresce in virtù delle attività bancarie e finanziarie che sviluppa grazie alle facilitazioni ammesse dalla legislazione fiscale del principato. Ecco che Andorra diviene un paradiso fiscale nel cuore dei Pirenei, nel cuore dell’Europa. Ma un paradiso per chi?

I paradisi fiscali sono i paradisi dei ricchi, il resto dei viandanti però esce da Andorra affabilmente contenta poiché prima di passare la frontiera ha riempito il serbatoio di benzina ad un prezzo che altrove non si vede da anni. Col serbatoio pieno e il portafoglio svuotato se ne torna a casa, immaginando un conto in banca in Andorra e non più di cambiare il mondo.

Giulia Galdelli

Tags: andorraandorra la vellaparadiso fiscaleprincipato di Andorratasse zeroturismoviaggi
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