Un animale che non respira ossigeno

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Fino a pochi giorni fa qualunque scienziato vi avrebbe detto che gli animali respirano ossigeno, una caratteristica ubiquitaria nel mondo animale.
Quindi a prescindere dalle dimensioni dell’animale scoprire un organismo pluricellulare appartenente al regno animale che si sottrae a questa regola andrebbe considerata una rivoluzione.
Ebbene la rivoluzione è arrivata! Dall’Università di Tel Aviv che ha dato notizia della scoperta (ricerca pubblicata su PNAS). di un animale che non respira ossigeno.
Si tratta di un piccolo parassita chiamato Henneguya salminicola.  Il piccolo organismo, che conta non più di una decina di cellule, che vive nei muscoli dei salmoni, da cui l’aggettivo salminicola.



Come spesso accade le scoperte più grandi giungono inaspettate perché non si tratta di qualcosa che si stava cercando, anche stavolta è stato così.
Sequenziando il genoma dell’henneguya ci si è accorti che non ha DNA mitocondriale,  i mitocondri sono le centrali energetiche delle cellule e bruciano ossigeno.
Esistono altri organismi, come funghi ed amebe, che trovandosi a vivere in un ambiente anaerobico hanno perso la respirazione, ma questo è il primo caso nel regno animale.
Gli organismi multicellulari sono apparsi sul pianeta quando l’atmosfera era già ricca di ossigeno, ciò ha portato a ritenere che tutti gli animali lo respirassero.
La scoperta è importante non per il minuscolo organismo ma per quel che comporta per gli studi evoluzionistici: esisteva un dibattito sulla possibilità che animali potessero sopravvivere in un ambiente anaerobico come quello in cui questo organismo dimora.
Ora ci si chiede: se la Henneguya salminicola è un animale che non respira ossigeno da dove ricava energia? Dai tessuti circostanti oppure ha sviluppato una forma di respirazione non basata sull’ossigeno?
In ogni caso la scoperta dimostra sbagliato l’assunto che l’evoluzione sia un vettore che va in una sola direzione, da organismi unicellulari a pluricellulari via via più complessi.  Il piccolo parassita ha reagito all’ambiente anaerobico diventando più semplice, liberandosi degli ormai inutili mitocondri.

Roberto Todini

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