Anticoncezionali maschili: una ricerca da riprendere e ampliare

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#contraceptonsnous è la campagna lanciata da Libération a favore della ricerca per anticoncezionali maschili

L’appello lanciato da Libération

La scorsa estate, il 23 agosto, la copertina del quotidiano francese Libération titolava così: “Contraception masculine. Arretez de vous dorer la pilule!”. Tradotto letteralmente: “Contraccezione maschile. Smettetela di indorare la pillola!”. Si è trattato di un vero e proprio appello pubblico, che è arrivato a raccogliere 31mila firme, per la ripresa della sperimentazione di anticoncezionali maschili. La richiesta era, ed è tutt’ora, rivolta alla politica francese, l’unica capace di dare una scossa ad una situazione immobile da decenni. Nello specifico, la petizione online ha come destinatari il ministro della Salute François Braun e la ministra per l’Uguaglianza Isabelle Rome. La speranza è quella di smuovere certamente il mondo della politica – che regolamenta i finanziamenti –, ma anche quello delle industrie farmaceutiche. Tra i firmatari della petizione ci sono infatti numerosi medici, andrologi e altri specialisti.anticoncezionali maschili

L’obiettivo è quello di riportare la ricerca e lo sviluppo di anticoncezionali maschili di nuovo in primo piano, visto che esistono studi a riguardo, ma ristagnano nelle prime fasi di sperimentazione. Secondo il giornale, infatti, la concentrazione sarebbe ancora un tabù per molti uomini.

Lo stato dell’arte in Francia

L’appello di Libération denuncia un disinteresse nella prosecuzione dei test e delle sperimentazioni per quanto riguarda questi farmaci. L’anno scorso doveva infatti essere presentata una relazione sullo stato della ricerca per quanto riguarda la contraccezione maschile, ma questa non è mai stata consegnata all’Assemblea Nazionale. Il nodo della questione sta nel fatto che, all’inizio della sperimentazione medica in materia di contraccezione, si studiò sia quella femminile che quella maschile. Entrambe hanno infatti mosso i primi passi negli anni ’50, ma hanno avuto un destino praticamente opposto. Per diverse ragioni le sperimentazioni per anticoncezionali maschili hanno subito un rallentamento non indifferente.

Attualmente, le possibilità contraccettive in Francia sono due. Il preservativo, che da gennaio 2023 è diventato gratuito per tutti i ragazzi tra i 18 e i 25 anni. Dall’altra parte, la vasectomia, ma è una soluzione che ha dei contro considerevoli. Quest’ultima è stata legalizzata ufficialmente nel 2001, ma – secondo le stime – ne usufruisce solamente l’1% della popolazione maschile. Numeri più importanti si registrano invece in Nuova Zelanda (23%, il dato più alto), in coda troviamo USA e Olanda (11%) e Australia (10%).

Vasectomia: un’alternativa valida?

Quella della vasectomia, non solo in Francia, è l’unica opzione possibile rispetto al preservativo. Si tratta di un’operazione che va a recidere i due dotti deferenti, i due “canali” che collegano i testicoli alla prostata. In questo si impedisce agli spermatozoi di unirsi al liquido seminale, rendendolo in questo modo fertile. Attualmente esistono due procedure operative: la vasectomia tradizionale e quella senza bisturi – che non prevede alcun tipo di sutura, ma si procede con uno strumento apposito alla recisione dei dotti.

Nonostante sia un’operazione (sulla carta) reversibile, non si tende a considerarla tale, visto che la possibilità di tornare fertili è molto bassa. Questo rende la vasectomia una scelta poco considerata, ma il suo scarso successo è dovuto anche a falsi miti molto diffusi. Spesso, si crede ancora che questa operazione influenzi la performance sessuale, riducendo la libido. In altri casi si pensa che danneggi in modo permanente le strutture dell’apparato genitale: al contrario, la percentuale di successo sfiora il 100%. O ancora, si teme che aumenti il rischio di ammalarsi di tumore, quando non esiste nessuna prova scientifica a sostegno di questa tesi.

La situazione in Italia

In Italia non esiste una legge ad hoc per questa operazione, ma è compresa nella legge 194 del 1978. Questa, infatti, legalizza formalmente ogni tipo di sterilizzazione, maschile e femminile. Anche nel nostro Paese la vasectomia è una soluzione a cui ricorrono pochissimi uomini: tra il 1999 e il 2005, ad esempio, i ricoveri sono stati solo 653. Le ragioni che spingono ad accantonare la vasectomia sono tanto strutturali quanto culturali.

Da una parte, stando alle parole del Dott. Gabriele Antonini – urologo e andrologo – è difficile trovare centri in cui viene praticata questa operazione.

Dall’altra, la cultura. C’è una convinzione ancora fortemente radicata per la quale evitare una gravidanza è responsabilità unicamente della donna (in coppie eterosessuali). Questa convinzione è il risultato di una cultura e società che ha sempre esentato gli uomini dal macro-ambito della gravidanza – e quindi della sua prevenzione. I falsi miti sopra citati (diminuzione della libido, rischio di tumore, …) sono riusciti ad ostacolare il percorso verso anticoncezionali maschili ormonali, nonostante i dubbi su quelli femminili sono gli stessi.

La convinzione (consolidata) di scaricare l’impegno di evitare una gravidanza esclusivamente sulla donna porta a conseguenze nella pratica della contraccezione.

Si pensi al numero di anticoncezionali femminili attualmente in commercio: pillole, cerotti e bastoncini ormonali, anello vaginale, spirale UID, per non parlare dei contraccettivi iniettabili. Dall’altra parte abbiamo solo due opzioni, vasectomia e preservativo: l’una praticamente irreversibile, l’altro corre il rischio, ad esempio, di non essere indossato correttamente.

A sostegno di questa condizione squilibrata, sintomo evidentemente di un bias culturale, l’indagine della Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO) pubblicata nel 2016. Stando ai risultati, infatti, solo il 30% degli uomini intervistati ha affermato che la contraccezione è responsabilità di entrambi nella coppia. La restante percentuale si considera esente da qualunque forma di prevenzione.

Un peso che grava solo sulle donne

Come dimostrato dall’indagine della SIGO, se in Francia c’è stata una presa di coscienza dello squilibrio con il quale si affronta la questione, in Italia sembra non si muova nulla. Questa scelta di ignorare lo squilibrio è preoccupante per due ragioni. La politica, la scienza e l’opinione pubblica non sentono il bisogno di implementare la ricerca in questa direzione, quindi, nei fatti, il problema non sussiste. Ancora più preoccupante è il fatto che la sopravvivenza della legge 194 sembra costantemente vacillare. Nonostante esista questo diritto sulla carta, il numero di ospedali e cliniche sfornite per gli aborti rimane alto e i medici obiettori di coscienza in Italia sono il 67% (dato del 2019). Questa situazione aumenta il carico di responsabilità sulle spalle delle donne che, oltre a doversi preoccupare della prevenzione, trovano ostacoli enormi anche nell’interruzione della gravidanza.

Anticoncezionali maschili: una battaglia persa?

Nonostante il gap tra le possibilità maschili e femminili in tema di contraccezione, alcune ricerche stanno dando i loro frutti. Sono attualmente in corso varie sperimentazioni su anticoncezionali maschili. La maggior parte è alle prime fasi della sperimentazione, mentre una su tutte è arrivata alla fase conclusiva. Si tratta di Risug. L’anticoncezionale viene somministrato tramite iniezione nel dotto deferente, rivestendo le sue pareti di un gel trasparente che rompe la membrana cellulare degli spermatozoi, disattivandoli. A novembre 2019 l’Indian Council of Medical Research ha completato con successo i test clinici, passando al Drug Controller General of India per l’approvazione normativa.

Attualmente, il farmaco è sottoposto ad ulteriori ricerche, quindi non disponibile sul mercato italiano.

Alice Migliavacca

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