Quando ad essere “antimeridionalista” è la letteratura italiana

Nei programmi scolastici il numero di autori del Sud Italia è notevolmente diminuito.

La letteratura italiana è antimeridionalista?
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Fra un mese e mezzo circa, si andrà al voto. Il 4 marzo si svolgeranno le elezioni politiche e la campagna elettorale è nel pieno del fermento. I risultati sembrano più che mai incerti, ma una cosa è invece sicura: chiunque andrà al governo, avrà un grosso problema da affrontare. In particolare, il futuro Ministro dell’Istruzione dovrà chiarire una problematica a lungo dibattuta: la “questione meridionale” della letteratura. C’è infatti bisogno di linee guida più chiare nello studio della letteratura italiana e nella scelta degli autori da inserire nei programmi scolastici.




Il provvedimento del ministro Gelmini

Nel 2010, il tanto discusso ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini, attraverso una commissione di esperti, aveva emanato un documento ministeriale dal titolo: «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali […]». In sostanza, questo documento conteneva la lista degli autori da inserire o meno nel cosiddetto “curricolo”. Tale lista comprendeva per la poesia: Ungaretti, Saba, Montale, Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni e Zanzotto; mentre per la narrativa vi erano: Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi, Pavese, Pasolini, Morante e Meneghello. Da questa rosa di autori erano rimasti esclusi nomi del calibro di: Quasimodo (premio Nobel per la letteratura nel 1959), Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Leonardo Sinisgalli ed Elio Vittorini. Tutti provenieti dal Centro e dal Sud Italia.




Una letteratura italiana “nordista”?

Ad insorgere contro questa decisione erano stati in molti. Tra di essi anche Pino Aprile, autore dei celebri Terroni e Giù al Sud. Proprio in quest’ultimo aveva dedicato un capitolo a tale vicenda.

«Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all’Ottocento, non c’è un solo meridionale. C’è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell’Italia del Nord, vincente ed europea».

Realmente anche la letteratura italiana è diventata così faziosa o gli autori da studiare vengono decisi dalla critica letteraria, che pure, da lungo tempo, è divisa a riguardo?

L’appello di scrittori ed esperti

La decisione del ministro Gelmini venne fortemente criticata e ci fu una mobilitazione con una formale richiesta d’appello al Capo dello Stato e ai Presidenti di Camera e Senato. Tale richiesta prevedeva di: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L’appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud». L’intento non era quello di creare ulteriori divisioni tra letteratura italiana del Nord e lettratura italiana del Sud. Anzi, la protesta è nata «Perché una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni».




Il provvedimento del governo Renzi

Nel 2015, il governo Renzi ha eliminato con voto unanime (fatta eccezione per la Lega, che si è astenuta) la “lista nera” della letteratura italiana; annullando di fatto il provvedimento del ministro Gelmini. Dunque Quasimodo, Alfonso Gatto e gli altri citati prima sono tornati ad essere materia di studio. Gli unici due autori meridionali non toccati dalla Gelmini erano stati Verga e Pirandello, perché «imprescindibili per i piani di studio dei percorsi liceali». L’iniziativa aveva ricevuto il plauso generale e Paolo Saggese aveva commentato:

«Oggi è una giornata storica, giustizia è stata fatta la nostra ovviamente non vuol essere una battaglia localistica o peggio meridionalistica, nel senso che non vogliamo certamente farne una questione di Sud contro Nord, ma ribadire che le espressioni letterarie italiane comprendono il meglio della produzione regionale e dialettale dalle Alpi alle isole».

Il futuro della letteratura italiana

Ora, alle soglie di una nuova legislatura, viene da chiedersi che decisioni prenderanno in merito il Capo del Governo e il ministro dell’Istruzione che verranno. Speriamo che tengano in considerazione gli autori di tutta l’Italia, non solo di una parte di essa. Ognuno di loro ha contribuito alla storia della letteratura italiana, eliminarlo equivarrebbe a togliere un pezzo da un puzzle. E, se un puzzle perde un pezzo, non è più completo. 

Carmen Morello

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