Antisemitismo e diritto kippah, allarme in Germania

Il diritto kippah deve essere riconosciuto dallo Stato tedesco contro l’antisemitismo, il concetto è stato ribadito da Steffen Seibert, il portavoce del governo di Berlino.

Dopo la discussione nei giorni precedenti riguardante lo stato di insicurezza in cui versa la popolazione ebraica in Germania, Seibert afferma: “Lo Stato ha il dovere di garantire la libertà di religione e ha la responsabilità di garantire a tutti di portare la kippah”. Recentemente Felix Klein, commissario del governo tedesco per il contrasto all’antisemitismo, si era espresso a proposito della crescita dei reati antisemiti in Germania.

Non posso consigliare agli ebrei di portare la kippah in qualsiasi momento in Germania” queste le parole di Klein considerata l’escalation dei reati legati all’antisemitismo. Infatti, i reati di matrice razzista, specificamente antisemita, sono cresciuti del 20% in Germania rispetto all’anno scorso. Le opinioni antisemite sembrano germogliare negli ultimi tempi sul suolo tedesco, tanto da essere considerate largamente accettabili.

Gli estremisti di destra sarebbero, secondo Klein, i maggiori responsabili di atti di antisemitismo.

A seguire appartenenti alla fede musulmana che, condizionati dalla cattiva immagine che alcune reti televisive arabe offrono della popolazione ebraica e di Israele, tendono a colpire gli ebrei tedeschi.

Le affermazioni di Klein hanno scatenato la reazione di Israele. Reuven Rivlin, presidente israeliano, ha denunciato la “capitolazione di fronte all’antisemitismo”. Il presidente ha poi evidenziato che l’atteggiamento del governo tedesco dimostra che la popolazione ebraica in Germania non è al sicuro, ricordando che “dove gli ebrei non possono vivere sicuri e liberi, prima o poi succederà altrettanto anche gli altri”.

In un clima politico che ha visto, se non il trionfo, almeno l’ascesa delle forze politiche sovraniste e populiste, con richiami continui alla matrice razzista di parte dell’opinione pubblica europea, suonano i campanelli d’allarme in un Paese, la Germania, che porta ancora i segni della Shoah. Le dichiarazioni di Klein, che ricopre il ruolo di commissario dal 2018 nel governo Merkel, sono lancinanti in una realtà che basa la propria struttura democratica sul riconoscimento del passato.

L’antisemitismo, atteggiamento dalle radici antiche, sembra non essere stato ancora debellato. Non dovrebbe servire un genocidio negli archivi della storia di un qualunque Paese democratico per impedire che questa, come ogni altra forma di razzismo, possa diffondersi ancora nel Vecchio continente.

Paolo Onnis

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