App di incontri e il loro impatto sulle relazioni

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Come le app di incontri modificano il panorama relazionale odierno.

App di incontri. Sempre meno persone non ne usano almeno una. Ma cosa sono? Come si usano? Ma soprattutto, come modificano, eventualmente, le dinamiche relazionali e perché hanno tutto questo gran successo?

Cosa e quali sono le principali app di incontri

Partiamo dalle basi. Un’app (applicazione) di incontri è un’app sulla quale, iscrivendosi, si può entrare in contatto con tantissimi/e potenziali partner futuri. Si può restringere l’area geografica di interesse, per individuare persone nella propria zona o inserire altri criteri e filtri per ricevere suggerimenti il più accurati possibile.
Alcune delle applicazioni più diffuse ed utilizzate sono Tinder ( per ogni tipo di combinazione di genere ed orientamento), Grindr ( pensata per un pubblico prettamente maschile, quindi uomini gay, bi, pan e via dicendo)e Romeo (app ideata per potenziali utenti uomini LGBTQ+), ma ne esistono molte altre ( ad esempio app interne a campus o università, per “recuperare” le persone mancanti che non si ha avuto modo di conoscere).
Lo scopo di queste piattaforme è quelli di fungere da “facilitatori” per le relazioni, riducendo i tempi e le difficoltà di scremature per trovare persone alle quali si può essere interessati/e. Alla luce dei dati che abbiamo, il bilancio è positivo o negativo?

Opinioni e bilanci di esperti ed utenti

La sessuologa Maria Claudia Biscione riconosce l’utilità pratica di queste app, speigando come siano comode per chi tra lavoro ed altri impegni ha poco modo per uscire ed incontrare costantemente persone nuove. Mette però in guardia e spiega come non sia il caso di considerarle un sostituto agli incontri di persona, in carne ed ossa.
Moltissime uscite nate proprio su queste applicazioni, purtroppo, non vanno in porto. In parte la colpa è dovuta alla dating fatigue (letteralmente stanchezza dovuta all’uscire con qualcuno).




Parafrasando quanto esposto dalla dottoressa Biscione, si esce con qualcuno e magari ci si trova anche bene, ma poi quella persona sparisce. Allora si cerca qualcun’altro e così via a ripetizione. Tutto ciò, queste continue sparizioni, ghosting e rifiuti possono abbattere molto e creare quasi una dipendenza dall’apprezzamento esterno.
Alcuni consigli per evitare la dating fatigue sono quello di abbassare o ridimensionare le proprie aspettative in base al contesto e quello di non prendere ogni rifiuto o sparizione sul personale.
Le frustrazioni, per via del funzionamento intrinseco delle app, si moltiplicano. Le persone possono venir escluse a priori anche per ragioni estremamente discriminatorie e discutibili, come per etnia, dimensioni di organi genitali, matrici misogine, omobitransfobiche.
Stando ad alcune ricerche statunitensi, si apprezza il più ampio e vasto ventaglio di scelte, ma si perde un po’ il contatto umano che porterebbe ad una vera connessione, sfociando in ulteriore frustrazione.

Pro e contro

Le app possono tornare estremamente utili a coloro che o provengono da piccole realtà o non hanno modo di conoscere molte persone fuori da casa e lavoro. Sono una grande risorsa anche per le persone LGBTQ+, poiché mettono in contatto con altri membri della comunità senza doversi esporre eccessivamente.
D’altro canto, però, alimentano ritmi e dinamiche poco sani. Dal circolo di dipendenza e frustrazione, con uscite e rapporti usa e getta, a filtri veramente inaccettabili, impregnati di diverse forme di discriminazione.
L’ideale sarebbe usare queste applicazioni tenendo a mente i loro ( ed i propri) limiti, avere ben chiare le idee sul proprio valore e su quali aspettative abbia senso farsi conoscendo qualcuno da poco tempo. Partendo così, potrebbero effettivamente esserci delle basi per rapporti umani più duraturi e sani.

 

Flavia Mancini

 

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