Un appartamento su Urano: viaggio nel cosmo di Preciado

Paul B. Preciado, filosofo e scrittore spagnolo, attivista per i diritti lgbtq+ si racconta in questa raccolta di articoli che ci accompagnano nel suo viaggio di transizione da Beatriz a Paul.
Un appartamento su Urano, edito da Fandango, ci porta nel vivo del pensiero di Preciado: un pensiero, come il pianeta, lontano da noi e privo di barriere.

Abitare Uranoappartamento su Urano

Per immergersi nelle cronache del transito, per fare nostro questo viaggio, è necessario partire dal titolo e dalla scelta del pianeta. Perché Preciado elegge proprio Urano come suo luogo? Il motivo ci viene spiegato nell’introduzione. Preciado prende in prestito la definizione di “uranismo” usata da Karl Heinrich Ulrichs, nel 1864, per parlare del “terzo sesso” attingendo dal Simposio platoniano.

Ulrichs, seguendo Platone, taglia in due la soggettività, separa l’anima e il corpo, e inventa una combinazione di anime e corpi che permetta di rivendicare la dignità di quelli che amano in altro modo

Per arrivare a Ulrichs, Preciado racconta di un suo sogno in cui viveva esattamente quello che dice nel titolo: possedere un appartamento su Urano. Già da questo sogno, e da tutta l’introduzione, capiamo la natura di Preciado e di queste cronache: il nomadismo, la transizione, l’apolidia; ma anche le molteplicità potenziale che si racchiude nell’essere umano.
Preciado, infatti, non ha transitato solo da un sesso all’altro, ma da una cultura all’altra, da una parte del mondo a quella opposta. Spagnolo di nascita, decide di andare a vivere in Francia e imparare la lingua, che affianca a quella inglese. Non vive mai nello stesso luogo, non ha “un appartamento fisso sulla terra” come sostiene la sua amica scrittrice Virginie Despentes nell’emozionante prefazione: “non ti interessa stare fisso da qualche parte”.

Nomadismo e transito

Una vita nomade dunque, di passaggi da un posto all’altro, da un genere all’altro. Anche nell’arco di poche ore, come quando, in un viaggio da Istanbul a Kiev, nell’aeroporto ucraino, deve fare nuovamente uso del suo vecchio nome Beatriz, per confermare la corrispondenza con il genere scritto sul passaporto.

Guardando la foto di tre anni fa, mi chiede se il passaporto è mio, e come mi chiamo. Il testosterone ha un impatto sulle corde vocali e, negli ultimi tempi, la mia voce si è fatta rauca. (…) Ma davanti al giovane doganiere mi sforzo di emettere una voce di testa, senza stecche. Rispondo “Beatriz” per mantenermi nella legalità, pronunciando un nome che ormai mi appare straniero

Il cosmo di Preciado

Se Walt Whitman definiva se stesso “un cosmo” (nella poesia Canto di me stesso, Foglie d’erba), Preciado porta avanti questa linea di pensiero nelle sue cronache del transito. Seguendo il fil rouge biografico, affrontando argomenti personali, riesce a trascinare nella narrazione tematiche ben più ampie, questioni sociali e culturali. Al suo stato di trans, ricollega il dramma e lo stigma vissuto dai migranti; ci parla dei processi economici e politici, dell’influenza che queste vicende hanno sulla nostra percezione dell’altro. Affronta argomenti a trecentosessanta gradi: dall’America di Trump, alla crisi greca; dalla strumentalizzazione della maternità, a quella della contraccezione; dalla vicenda di Assange, a una nuova percezione della prostituzione.

Racconta dei pensatori che lo hanno formato, da Foucault a Jean Genet e Simone de Beauvoir; fino a parlare di Virginia Woolf, descrivendola come una donna classista, omofoba e persino frivola. Preciado non ha paura di dipingere le debolezze e le incongruenze dei mostri sacri della letteratura. Lo fa con gentilezza e comprensione, scevro da giudizi severi, continuando, nonostante tutto, ad amarli.
Perché anche di amore ci parla, nel suo senso esteso e polivalente, insegnandoci ad amare incondizionatamente, oltre i limiti dell’intolleranza, oltre l’odio, oltre le minacce da lui stesso subite; oltre l’alterizzazione che mettiamo in atto contro l’altro.




L’invito su Urano

Quando vi stuferete di differenziarci per identificare voi stessi?

Ma lui continua ad amarci e ci invita, per questo, ad “abbandonare il linguaggio della differenza e dell’identità sessuale”. Ci chiama a sé, ci invita nel suo appartamento ma, prima di entrare, occorre abbandonarci completamente al viaggio, lasciare sulla Terra le nostre concezioni abituali.
Preciado ci chiede di ripensare le nostre idee, di abbattere i confini, di superare la rigidità mentale e gli incasellamenti della società. Disfarci di una visione abitudinaria, per abbracciare la fluidità della vita, la non conformità; fare del nostro corpo quello che Whitman già cantava: un cosmo.

La molteplicità del transito

Non sono un uomo. Non sono una donna. Non sono eterosessuale. Non sono omosessuale. Non sono nemmeno bisessuale. Sono un dissidente del sistema sesso-genere.

Come il mondo è fluido, fluido è l’essere umano: un qualcosa di troppo vasto da poter trincerare in definizioni eterodosse e binarie. E Preciado decide di abbracciare proprio questo stato di mezzo, di vivere al di sopra, al di fuori. Abbracciando le potenziali molteplicità offerteci dall’essere ciò che siamo.
Con le sue cronache ci mostra che tutto è collegato, basta solo vederlo. E per vederlo, lo scrittore ci offre il suo sguardo privo di preconcetti, lontano da ogni confine. Uno sguardo pieno di potenzialità come lo è l’essere umano, nell’anima e nel corpo.

Preciado scardina le ipocrite e ammuffite barriere del binarismo occidentale “giusto-sbagliato”, figlio di quello che lui chiama tecnopatriarcato. Lo fa con onestà intellettuale, con delicata ma ferma chiarezza: non è mai giudice accusatore, ma maestro arricchito dall’esperienza. In ogni cronaca ci prende per mano e ci accompagna alla conclusione del suo pensiero per gradi. Propone uno spaccato delle questioni sociali, le sciorina ed analizza e, man mano che procediamo nella lettura, un lampo di consapevolezza ci illumina.
Accompagna il lettore nel ragionamento, spogliandolo di tutti i dogmi sociali e culturali. Ci aiuta a decostruire il pensiero settario cui siamo abituati dalla “norma”, proponendoci esempi che potremmo ritenere -di primo acchito- fuori norma, per poi mostrarci come tali esempi siano invece declinabili alla nostra quotidianità decretata come normale, socialmente accettabile.

Una nuova visione

Preciado, dall’alto del suo appartamento su Urano, ci suggerisce che il nostro progresso come società e come esseri umani, come individui, è ancora lungo e per compierlo abbiamo bisogno di una nuova visione periferica, a tutto tondo: come se guardassimo la Terra da un altro, lontano, pianeta.
“Un appartamento su Urano” non è un semplice libro da leggere, è un manuale da interiorizzare; un viaggio in cui immergersi per uscirne nuovi, consapevoli che il fine ultimo non è il traguardo ma il tragitto.

Marianna Nusca

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