Aree verdi, l’essenziale che non riuscivamo a vedere prima del lockdown

Secondo uno studio dell’Istituto di bioeconomia del CNR, la percezione delle aree verdi durante il lockdown è cambiata. L’impossibilità di uscire e il conseguente bisogno di stare all’aria aperta hanno fatto comprendere l’importanza di queste zone, soprattutto nei contesti urbani.

UGS, Urban Green Spaces

Meglio conosciuti come spazi verdi urbani, gli UGS sono componenti essenziali delle città, perché migliorano la qualità della vita e il comportamento dei residenti. Infatti, secondo quanto riportato dall’OMS, le aree verdi riducono l’incidenza di molte malattie e contribuiscono all’equilibrio psico-fisico delle persone.  Per il Covid-19, durante il lockdown in molti paesi le restrizioni hanno impedito di frequentare gli spazi aperti, facendo così cambiare la percezione degli UGS da parte dei cittadini. Uno studio pubblicato su Urban Forestry & Urban Greening ha comparato la frequentazione delle aree verdi in cinque paesi europei (Italia, Croazia, Lituania, Slovenia e Spagna) e in Israele nel periodo aprile-maggio 2020. I risultati, sebbene diversificati, hanno evidenziato un bisogno così grande di queste zone da essere disposti a percorrere lunghe distanze extraurbane per raggiungerle.

I metodi dell’esperimento

Per l’indagine è stato creato un questionario online (circa 45 domande) da sottoporre a persone reclutate su base volontaria. Inizialmente, si è voluto classificare gli intervistati in due categorie: visitatori UGS e non visitatori UGS; in seguito, l’intento è stato cercato di capire se l’abitudine del singolo fosse cambiata durante la pandemia da Covid-19. Tale studio ha avuto principalmente due scopi: valutare la percezione degli spazi verdi prima e dopo il lockdown e valutare la soddisfazione dei cittadini nei confronti degli UGS. Gli intervistati sono stati soprattutto adulti tra i 30 e 69 anni e, in alcuni paesi, si è registrata una maggioranza di donne.




I risultati

In generale, è emersa una frequentazione diversificata delle aree verdi per ogni stato, una variabilità giustificata, però, anche dalle diverse forme di contenimento adottate. Ad esempio, in Italia e Spagna le restrizioni sono state più severe e, infatti, il 64% delle persone ha smesso di andare negli UGS, se non per motivi essenziali (es. il cane); invece, in Croazia, Lituania e Slovenia i cittadini non hanno cambiato le loro abitudini. Riguardo la tipologia di aree verdi scelte, in Italia, Spagna e Israele si sono preferiti i giardini e viali alberati, che richiedevano uno spostamento breve. Al contrario, negli altri paesi è aumentato l’uso della macchina per raggiungere i parchi fuori città. Tale discrepanza è diventata uno spunto di riflessione sulla dicotomia: necessità di aree verdi e uso di mezzi “poco ecologici” per raggiungerle.

Perché frequentare le aree verdi durante il lockdown?

Nonostante le sensibili variazioni tra paesi, le motivazioni principali sono state: attività fisica e relax. Invece, in Lituania molte persone hanno dichiarato di aver preferito i parchi alle strade soprattutto per limitare il rischio di incontrare persone e quindi di contagiarsi; un dato, quest’ultimo, in controtendenza con tutti gli altri paesi coinvolti. Inoltre, secondo i dati in Italia molte più persone hanno rinunciato alla frequentazione delle aree verdi, per rispettare le misure restrittive. 

“Durante il periodo di chiusura, quanto ti manca andare in un’area verde?”

In tutti i paesi, fatta eccezione per Lituania e Slovenia, la popolazione (>50%) ha sofferto molto la privazione. In particolare, sono state due le limitazioni più sofferte: trascorrere del tempo all’aperto e incontrare altre persone. Inoltre, i dati sottolineano che in Italia ci è mancato di più “osservare la natura”. Questo risultato suggerisce ancor più l’importanza di conservare aree verdi nelle realtà urbanizzate, non solo per la loro funzione ambientale, ma anche sociale e culturale.

Il multiforme rapporto tra urbanizzazione, persone e natura

Tramite un complesso text mining automatizzato è emerso che c’è, oggi, un certo grado di consapevolezza dell’importanza delle aree verdi, soprattutto nelle zone urbane. Inoltre, le persone intervistate hanno sottolineato l’importanza di conservare questi spazi nel tempo, garantendone funzionalità e qualità. A tal proposito, sono arrivati anche molti suggerimenti sull’aspetto gestionale dei parchi e, infatti, i cittadini hanno espressamente richiesto una loro maggiore inclusione nei processi decisionali.

I corridoi verdi

Sebbene la ricchezza e importanza dei parchi urbani sia indubbia, la pandemia ha messo in evidenza i limiti della mobilità verde in molte città. Infatti, incentivare il movimento a piedi o in bicicletta dovrebbe essere accompagnato da una fornitura efficiente di viali e piste ciclabili, che colleghino le diverse zone urbane per mezzo di corridoi verdi. Inoltre, nel nuovo design urbano è importante contemplare la presenza di pocket park o giardini nei quartieri, affinché tutti i residenti abbiano a disposizione almeno un piccolo UGS.




Qualità della vita e aree verdi

Secondo l’autrice, Francesca Ugolini, da questo studio emerge soprattutto quanto la presenza di spazi verdi nei contesti urbani migliori la qualità della vita “a maggiore ragione in una fase emergenziale di isolamento sociale”. Pertanto, è opportuno che la politica non trascuri questo bisogno essenziale dei cittadini ma, anzi, si impegni in progetti che possano concretizzare e promuovere i suggerimenti ricevuti.

“Non apprezza la libertà chi non ha mai conosciuto la costrizione”

Durante il lockdown la gente ha esplorato una nuova dimensione. C’è chi ha scoperto l’attesa, la noia, la riflessione e chi la bellezza della condivisione dei rapporti umani. Ci siamo mostrati tutti più umani di fronte a una dramma che non ha risparmiato nessuno, anche se ora spesso lo dimentichiamo. Costretti a giustificare ogni spostamento, abbiamo ricalibrato la scala dei piaceri: forse cominciavamo a essere assuefatti da una società in cui avevamo troppo del superfluo e troppo poco del necessario. Ci è mancata la libertà delle cose più semplici, di quelle che davamo per scontate, come le passeggiate nel verde. Chiusi nelle nostre case, abbiamo continuato a sognare davanti alle finestre, constatando che tra le foglie degli alberi si vede comunque l’orizzonte, ma non tra le mura di un palazzo.

In silenzio, abbiamo guardato i cancelli chiusi dei parchi chiedendoci per quanto tempo siamo stati impegnati a desiderare qualcosa che non avevamo, ma credevamo fondamentale. Forse, l’essenziale non era poi così invisibile.

Carolina Salomoni

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