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Arezzo: molestie sessuali ad una sedicenne al parco

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Arezzo, estate 2017: molestie all’aria aperta. Due ragazzi di 16 anni sono seduti su una panchina del parco a parlare.

Improvvisamente un uomo si avvicina e chiede loro una sigaretta. È bellicoso: i ragazzi si rendono conto subito che le sue intenzioni sono altre. Infatti picchia il ragazzo, denuda la ragazza e tenta di violentarla. Per fortuna i due ragazzi sono battaglieri, mettono fuori gioco l’aggressore e scappano. Incontrano una macchina che li soccorre. La ragazza è in reggiseno; le danno qualcosa per coprirsi e chiamano i carabinieri, che in poche ore arrestano il colpevole.

I ragazzi stanno fisicamente bene, però sono sotto shock e ci metteranno del tempo per lasciarsi alle spalle questa storia.

La nazionalità dell’aggressore non è rilevante, il gesto è deprecabile a prescindere. Quello veramente importante è che l’essere donna insegna fin da giovanissima che ti devi difendere. Non ti puoi fidare nemmeno di chi ti chiede l’ora o una sigaretta. Devi stare guardinga, sempre.

Ci ribelliamo a questo, non ci piace e rivendichiamo il diritto a uscire da sole a qualsiasi ora del giorno e della notte. Poi però, nella pratica, abbiamo paura. Continuiamo a combattere per queste libertà fondamentali, ma ogni volta che uno sconosciuto ci si avvicina qualche dubbio sorge.

Alla base della violenza sulle donne c’e la diffusa mentalità che, se provochi vestendoti scollata o avendo una vita libera, te la sei cercata. Il classico “non giusto per carità, però…”
Qui sta il nodo. E sta anche nel non educare al rispetto del no, perché è diffuso credere che a un uomo vero il no non possa venir detto.

Grossa bufala. Un uomo vero il no lo rispetta, un uomo vero può provarci ma di fronte al rifiuto si gira e se ne va. E questo non lo fa apparire assolutamente meno virile.

A 16 anni si è giovani e spensierate. In una sera d’estate si fanno sogni sul futuro, magari con il ragazzo che ti piace o l’amico di sempre che è come un fratello. Ma non si dovrebbe mai restare nude in mezzo alla strada perché uno pseudo uomo non ha saputo tenersi su i pantaloni.

Come già scritto, la nazionalità dell’aggressore non ha importanza, servirebbe solo ad alimentare inutili polemiche e a sviare dal centro dell’articolo: la violenza sulle donne. La violenza non è aggravata dall’essere europei o meno (nel codice penale non si fa nessun cenno a questo, per fortuna): provate a chiedere a una vittima di molestie o di stupro, se ha fatto differenza subirle da un italiano o da un inglese. La risposta pare abbastanza ovvia, il resto sono chiacchiere da bar.

Tania Carnasciali

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