Sette persone sono state arrestate nell’ambito di un nuovo sviluppo della complessa inchiesta che da mesi scuote il panorama sportivo e giudiziario milanese. Tra gli arresti nelle curve di Milano, effettuati da poche ore, cinque indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre altri due sono finiti agli arresti domiciliari. L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza sotto la direzione dei pm Paolo Storari e Sara Ombra della Direzione distrettuale antimafia, affonda nelle pieghe oscure del mondo ultrà legato allo stadio di San Siro, coinvolgendo la curva Nord interista e la Sud milanista.
Il legame tra ultrà e ‘ndrangheta
Tra gli arresti nelle curve di Milano spiccano figure già note alle cronache, come Francesco Intagliata, Davide Scarfone e Domenico Sità, ai quali si aggiungono Filippo Monardo e Giuseppe Orecchio. Ai domiciliari invece Mauro Russo e Carmelo Montalto. Le accuse principali riguardano episodi gravi di estorsione, usura e false fatture, con l’aggravante della finalità mafiosa per aver favorito la cosca dei Bellocco, potente clan della ‘ndrangheta.
Minacce e interessi economici
Una delle vittime è un imprenditore comasco attivo nel settore televisivo, al quale sarebbero stati prestati circa 400mila euro a condizioni usurarie, con tassi che avrebbero raggiunto il 400%.
L’uomo sarebbe stato sottoposto a continue pressioni e intimidazioni per il recupero del denaro. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Domenico Santoro, ha riportato le minacce durante le conversazioni tra l’uomo e i suoi carnefici.
L’ombra lunga del clan Bellocco
Tra i protagonisti degli arresti nelle curve di Milano emerge con forza la figura di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima famiglia mafiosa, ucciso nel settembre scorso nel Milanese da Andrea Beretta, ex capo ultrà della curva Nord oggi collaboratore di giustizia.
Bellocco avrebbe avuto contatti diretti con il mondo imprenditoriale e calcistico, spendendosi per favorire eventi legati ad aziende a lui vicine, come la QFort, società produttrice di infissi. Nonostante la QFort sia estranea all’inchiesta, il coinvolgimento del suo amministratore locale, Davide Scarfone, ha sollevato più di un sospetto.
Il caso Zanetti e l’evento QFort
Le indagini hanno documentato un episodio emblematico: la partecipazione del vicepresidente dell’Inter, Javier Zanetti, a un evento organizzato dalla QFort Como. Secondo gli inquirenti, fu proprio Bellocco a sollecitare Beretta affinché convincesse Zanetti a essere presente, un favore che il dirigente interista avrebbe concesso. Il 17 novembre 2023, Zanetti partecipò effettivamente all’evento, secondo quanto riferito da Beretta.
Lo stesso Scarfone, dopo essere stato intercettato, si vantava dell’elogio ricevuto da Zanetti “davanti a 400 persone”. Un fatto che per il gip rappresenta un indizio rilevante dell’intreccio tra esponenti della curva e dirigenti del club.
Estorsioni nei parcheggi e false fatturazioni: ciò che circonda gli arresti nelle curve di Milano
Parallelamente, è emerso un giro di estorsioni ai danni di Gherardo Zaccagni, imprenditore che gestiva i parcheggi dello stadio Meazza. Per circa due anni, sarebbe stato costretto a versare 4mila euro mensili – in totale circa 60mila euro – per ottenere “tranquillità ambientale”. Tra i presunti estorsori figurano, oltre a Beretta, anche Giuseppe Caminiti, legato alla criminalità organizzata calabrese, e Mauro Russo, ex socio degli ex calciatori Paolo Maldini e Christian Vieri, entrambi completamente estranei ai fatti.
Un altro fronte dell’inchiesta riguarda l’uso illecito di società per emettere fatture false, simulate per operazioni inesistenti e finalizzate all’evasione dell’IVA. Anche in questo ambito, Antonio Bellocco risulta coinvolto in operazioni riconducibili a più soggetti, tra cui ancora una volta Davide Scarfone.
La testimonianza del collaboratore Beretta
Andrea Beretta, passato dalla guida della curva Nord alla collaborazione con la giustizia, ha confermato molti elementi dell’inchiesta. Ha dichiarato di aver contattato personalmente Zanetti per la sua partecipazione all’evento QFort e di aver avuto con lui un rapporto di amicizia. Le sue rivelazioni hanno contribuito a chiarire i legami tra criminalità organizzata, ambienti ultrà e dirigenti sportivi, ampliando la portata delle indagini iniziate con il maxi blitz del settembre scorso.
Una rete che intreccia calcio, affari e criminalità
L’inchiesta che ha portato agli arresti nelle curve di Milano, ribattezzata “Doppia Curva”, rivela un sistema complesso e articolato in cui il mondo delle tifoserie organizzate si intreccia con quello della malavita e degli interessi economici. I magistrati, grazie a interrogatori, intercettazioni e riscontri finanziari, hanno tracciato una rete capillare di relazioni che va ben oltre il tifo calcistico, insinuandosi nei gangli del tessuto imprenditoriale e persino nei rapporti istituzionali di uno dei club calcistici più prestigiosi d’Italia.














