Arte e cultura: possiamo considerarle nuovi beni primari?

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Come mai l’arte e la cultura, ancora oggi, non occupano il posto che meritano nella scala delle nostre priorità? Perché dovremmo riformulare il concetto di beni primari e inserirle fra questi? Sono interrogativi che coinvolgono spesso dibattito pubblico e speculazioni filosofiche, soprattutto negli ultimi tempi.

Saltano fuori perché, inevitabilmente, il tempo ha cambiato le strutture e l’organizzazione sociale. E i bisogni di chi vive l’oggi sono diversi da quelli di chi esisteva nel passato. Ma i nuovi bisogni, faticano ad affermarsi concretamente come bisogni necessari. Così gli interrogativi restano una nuvola di fumo e nient’altro.  Continuano a rimanere pura speculazione. Perché l’arte e la cultura sono tuttora in quella porzione di cose considerate futili, accessorie, non indispensabili alla vita.

Poca considerazione per arte e cultura

Ora, che l’arte, la creatività e l’esperienza estetica ci aiutino a stare meglio, è qualcosa che sperimentiamo tutti, fin da piccolissimi. Ciò che non sempre sperimentiamo è, invece, una consapevolezza di questo potere salvifico. Perché se è vero che la società ci spinge, ancora in fasce, a usare la creatività, è ancora più vero che la stessa ce ne fa allontanare con la crescita, relegandola all’ambito del gioco infantile e a una funzione futile e secondaria (a cui neanche il gioco stesso dovrebbe appartenere).

Tutto ciò che è artistico diventa, per i più, accessorio e non fondamentale. Lo si capisce dalla poca considerazione in cui sono tenuti i mestieri, i saperi, le discipline, le materie scolastiche e persino gli approcci terapeutici che riguardano i vari tipi di arte, la cultura umanistica e la svariate forme di creatività possibile.

Arte e cultura che curano

Tutto questo a danno, soprattutto, di quel potere salvifico e di cura, sopra accennato, che anche la scienza stessa ha riconosciuto e dimostrato empiricamente.

Sigmund Freud diceva che “la creatività cura l’anima“. Secondo lui, che fu padre della psicoanalisi, la produzione artistica salverebbe dalle nevrosi, aiutando a sfogare pulsioni inconsce che, se represse, provocherebbero frustrazione. La letteratura scientifica è piena di argomentazioni favorevoli  e di applicazioni concrete dell’arte come strumento di prevenzione e cura di molte malattie. È dimostrato che un individuo può ricevere dall’attività creativa stimoli fisici ed emotivi che producono mutamenti fisiologici e processi di guarigione.

Le applicazioni concrete

Le applicazioni che hanno ottenuto successi, in tal senso, sono numerosissime: dalla malattie psichiatriche, alle malattie acute di ogni genere e natura, all’oncologia. Se n’è trovato giovamento persino nell’ambito delle cure palliative e del fine vita, momenti delicatissimi in cui i diritti e i bisogni umani devono essere garantiti fino all’ultimo istante.

E, ancora, la musica si è rivelata, per esempio, più efficace degli ansiolitici nel ridurre il battito cardiaco e la pressione sanguigna prima di un intervento chirurgico. Mentre, nella riabilitazione di pazienti colpiti da ictus il suo ascolto sembrerebbe favorire lo sviluppo di nuove connessioni neurali, migliorando la plasticità cerebrale, velocizzando il recupero di capacità linguistiche e motorie e riducendo ansia e depressione.

L’arteterapia in espansione

L’arteterapia è un percorso di appoggio e/o cura di indirizzo psichico ormai conosciuto e utilizzato a più livelli e in qualsiasi contesto. Ed è oggi una realtà diffusissima che acquista sempre maggiore dignità, grazie alla creazione di percorsi di studio pensati ad hoc per formare personale specializzato.

Si potrebbe continuare all’infinito con gli esempi concreti. Senza tener conto della componente sociale e del potere aggregante che, seppur scontati, sono elementi indispensabili per il benessere di ciascuno e per l’evoluzione della specie.

Eppure l’arte e la cultura continuano a essere considerate un di più, un qualcosa di non indispensabile alla sopravvivenza, quindi di subordinato a molti altri campi della vita.




Arte e cultura post COVID-19

Abbiamo avuto maggiormente modo di notare tale contraddizione dopo il diffondersi del COVID-19 e la conseguente pandemia. Essa ci ha riversato addosso, oltre agli ovvi problemi di sopravvivenza, disuguaglianze e disparità insostenibili. Durante i periodi di lockdown e chiusure parziali, per cercare di arginare il contagio, arte e cultura sono state trascurate quasi completamente. Musica, cinema, teatro, editoria, spettacolo, pittura, artigianato sono stati fra settori più martoriati dalla crisi economica, nonostante molti lavoratori, appartenenti a essi, non avessero nessun altro mezzo di sostentamento per sé ed eventuali famiglie a carico. Ne sono nati movimenti, associazioni e proteste che hanno cercato di arginare il danno il più possibile.

Allo stesso tempo, l’essere costretti per mesi a stare chiusi fra le mura delle nostre abitazioni, privati della libertà e delle interazioni sociali, ci ha messi di fronte alla necessità di reperire prodotti artistici e culturali e attività creative che ci aiutassero a superare serenamente quel disaggio.

Il vantaggio della fruizione digitale

Grazie alla rivoluzione digitale ancora in atto, la fruizione di musica, film, spettacoli, opere d’arte e qualsiasi tipo di attività attinente e svolgibile fra le mura di casa, è stata semplice. Basti pensare al successo di Netflix e simili, nel corso degli ultimi due anni.

Ciò ha permesso di affrontare, più serenamente, a livello psicofisico, uno dei periodi più duri della storia recente. Ha, però, reso più evidente il divario fra quanto veramente l’arte e la cultura servano alla nostra vita e quanto non vengano opportunamente valorizzate e utilizzate in concreto.

Evoluzione e ridefinizione valoriale

Non sarebbe dunque il caso di ridefinire la classica scala valoriale, dando priorità a beni e bisogni che fino a ora non sono stati considerati di primaria importanza? È ciò che ci si auspica da tempo.

È evidente che l’evoluzione ci ha portati a essere dipendenti da bisogni nuovi. Si tratta di bisogni il cui soddisfacimento garantisca il benessere del cervello oltre che, ovviamente, del corpo. Quei beni primari che, fino a oggi, hanno racchiuso la sfera della sopravvivenza e dell’istinto alla prosecuzione della specie, vanno ripensati. Devono abbracciare quello che di nuovo abbiamo scoperto e sperimentato sulla nostra esistenza. E ciò che oggi sappiamo è che arte e cultura garantiscono, insieme al resto, la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Sono indispensabili e funzionali ad essa e come tali andrebbero trattate.

Assunta Nero

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