Arte VS Trump: la rivincita

“E’ questo genere di persona che vogliamo come Presidente? Penso proprio di no! Mi interessa tantissimo capire verso dove sta andando il nostro Paese e mi preoccupa moltissimo il fatto che possa andare nella direzione sbagliata con qualcuno come Donald Trump. Se tieni al tuo futuro, vota per il tuo futuro!”

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Queste parole, pronunciate dall’attore Robert De Niro durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti, sconvolsero il mondo per la loro sgarbata ma lucida severità nei confronti di Donald Trump. De Niro aveva correttamente intuito verso quali idee politiche si stava dirigendo il suo Paese, ma sperava di essere smentito. Il popolo statunitense questa volta ha aspettato in silenzio, nessuna reazione agli stimoli di De Niro ed altri più o meno legittimi detrattori del Trumpismo. I media che saggiavano l’opinione attraverso i sondaggi avevano riconosciuto l’importanza del “fenomeno”, ma, in base ai dati raccolti e alle preferenze dichiarate, non avevano ragioni per prevedere l’esito che ebbero poi le elezioni. Così, lo scorso 8 novembre, Donald John Trump è stato eletto 45° Presidente degli Stati Uniti. Questa volta la Democrazia ha mostrato il rovescio della medaglia. L’incertezza sul futuro e le speranze disattese hanno fatto focalizzare gli elettori americani sulle loro paure, ansie e frustrazioni. Come risposta e via di uscita da questa infelice e reale situazione, Trump ha promesso come valvola di sfogo alla rabbia chiusura, rivincite popolari, stereotipi del nemico ed ignoranza à gogo.

Per queste ragioni, Hollywood si è mobilitata durante il periodo pre-elettorale per sostenere la candidata Hillary Clinton. Infatti, nei mesi scorsi, molti attori e registi hanno postato video a favore della candidata democratica, chi con toni più seri e fermi e chi con toni più ironici e satirici. Tra questi ultimi c’erano Julia Roberts, Leonardo Di Caprio, George Clooney, Ben Affleck, Meryl Streep, James Franco, Shonda Rhimes, Lena Dunham, Jonah Hill e altri. Clint Eastwood è stato quello che si è staccato dal coro di Hollywood, appoggiando il candidato repubblicano Trump, ma questa non è la prima volta che l’attore mostra la sua dedizione e fedeltà incondizionata verso i repubblicani.

Prima delle elezioni si è fatto sentire anche il mondo della musica, esprimendo la sua opinione contro Trump. Ad agosto Moby ha pubblicato sulla sua pagina di Facebook un ritratto kitsch di Donald e Melania Trump, commentando gli eccessi di sfarzo, arroganza e lussuria della famiglia. Un ritratto che fu commissionato alla fotografa Regine Mahaux nel 2011. Lady Gaga prima delle elezioni indossava, quasi ossessivamente, magliette con l’immagine di Hillary Clinton, così come Madonna, che indicava la ex first-lady come sua candidata ideale.

Anche il mondo dell’arte visiva ha dato il suo endorsement alla Clinton. Durante la campagna elettorale, tra i suoi sostenitori e finanziatori figurano gli artisti Jeff Koons, Chuck Close e Marina Abramovich. All’appello non è mancata neppure la Street Art. L’arte che non si dà barriera alcuna, né nei linguaggi, né nei luoghi. Lo street artist Pegasus, originario di Chicago, ha dipinto sul muro della città britannica di Bristol un Trump con le sembianze di Hitler, per rimarcare la diffusa paura che eventi drammatici del passato possano riproporsi con nuovi interpreti negli anni futuri. Lo street artist Hanksy, con la “sua” merda dalla forma della faccia di Trump stampata su un muro newyorkese, simbolo dell’anti Trumpismo diffuso attraverso spillette e sticker. Un’altra immagine diventata virale è quella dello street artist Mindaugas Bonanu. L’artista ha disegnato su un muro un bacio tra Trump e Putin, criticando così l’appoggio di Putin alla candidatura di Trump.

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Molte donne hanno preso posizione contro Trump per le sue dichiarazioni sulle donne, alcune attraverso opere artistiche. Sarah Levy, nel suo disegno intitolato “Blood Trump”, ha ritratto il Presidente con il proprio sangue vaginale. L’artista Illma Gore ha disegnato Trump nudo con un piccolissimo pene, negandogli quella virilità che il nuovo Presidente si vanta di avere. D’altro canto, l’artista britannico Jeremy Deller si è espresso a favore di Trump, definendolo il candidato “rock and roll”.

Il mondo culturale sperava di risvegliare la coscienza sociale, mettendo sotto gli occhi dei cittadini degli U.S.A. ciò verso cui sarebbero andati incontro se avessero votato per il repubblicano. L’arte ha cercato di mettere a disposizione della politica il suo linguaggio e potere espressivo. Un potere espressivo che nel passato si è rivelato capace di risvegliare e toccare il lato più profondo delle emozioni umane. Diversamente dal passato, durante le elezioni l’arte ha dovuto fronteggiare il linguaggio del marketing populista e accondiscendente dei più primordiali desideri e vizi umani. Linguaggio che Donald Trump ha nelle sue corde fin dal principio della sua carriera. Ha vinto, sbaragliando inaspettatamente i suoi oppositori e sorprendendo il mondo.

Forse c’è da chiedersi se l’arte utilizzata e creata con lo scopo di condizionare il voto degli elettori non sia stata un’arma a doppio taglio, passando da arte di denuncia del pericolo che Trump rappresenta, ad arte a favore della conservazione dell’ordine delle cose e dei poteri preesistenti, questi ultimi messi sotto scacco da Donald Trump. Come afferma l’artista Damon Davis: “The complexity of the humanity is much more evident in the people who are brutalized than the brutalizer”.

Le elezioni americane hanno ribadito che la forza espressiva dell’arte deriva anche dal fatto di essere un mezzo espressivo di contro-potere e riformismo, che perde in efficacia quando diventa conservatore, o addirittura reazionario. Finite le elezioni, l’arte può riavvicinarsi alla sua natura. Già si stanno organizzando proteste e movimenti artistici a favore di un mondo e di una società nuovi. Gli artisti non si sono arresi: dopo le elezioni hanno ricominciato subito a postare immagini, create da loro, contro le politiche razziste e omofobe di Trump. Come dice l’artista Aitken: “It’s not a political strategy. It’s an extension of who you are and how you see the world. It’s always non-negotiable”.

Giulia Saya

 

 

 

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