Alla ricerca dell’Aspasia di Venezia: Veronica Franco, cortigiana e poetessa

Fonte: stilearte.it
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A Venezia, città libertaria e leggermente più libera dalle pressioni della Chiesa, si vede nel Rinascimento il rinascere di certe forme di prostituzione che collegano la capitale dell’Adriatico all’Atene antica e al Giappone.

C’erano due categorie di “professioniste del piacere”: le meretrici che erano popolari e le donne honeste, altolocate, colte, eleganti, eredi delle eterai greche e cugine occidentali delle geishe.

La più famosa in assoluto, eccellente per le maniere, la modernità e l’indipendenza era Veronica Franco (1546-1591) detta Aspasia.

Donna coltissima e grande conversatrice, aveva una grande empatia verso le donne coinvolte nel mestiere tanto da chiedere al governo veneziano l’apertura (mai realizzatasi) di una casa di ritiro per le vecchie cortigiane.



Sfidò a duello sia di spada che di rima il patrizio Maffio Venier, poeta anch’esso, che rimase spiazzato dalle capacità di Veronica così come lo furono i servi che l’accusarono di stregoneria, accusa comunissima e indice di grandi invidie represse.

Veronica era sia amata che odiata per aver rivelato un mondo composto di meschinità, lotta per una dignità quotidiana attraverso le schermaglie del mondo cortese e la coscienza della forza personale.

La sua bellezza si impose nella mente della Venezia del tempo e nel cuore di Enrico di Valois re di Polonia e le sue poesie furono amate da Benedetto Croce. Sul web le sue poesie sono tuttora reperibili e ci danno esempio della sua coscienza del verso, il suo sentire intenso, cristallino e la sua grazia.

Ecco un esempio:

S’esser del vostro amor potessi certa
per quel che mostran le parole e ‘l volto,
che spesso tengon varia alma coperta;
se quel che tien la mente in sé raccolto
mostrasson le vestigie esterne in guisa
ch’altri non fosse spesso in frode còlto,
quella téma da me fôra divisa,
di cui quando perciò m’assicurassi,
semplice e sciocca, ne sarei derisa:
«a un luogo stesso per molte vie vassi»,
dice il proverbio; né sicuro è punto
rivolger dietro a l’apparenzie i passi.

Antonio Canzoniere

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