Hans Asperger collaboratore del regime nazista?

La terribile accusa di uno storico

Lo storico Herwig Czech avrebbe le prove che Hans Asperger, pioniere sugli studi dell’autismo, avrebbe mandato molti bambini in una famigerata clinica di eutanasia nazista.

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Ultima Voce si è occupata spesso del problema dell’autismo; vedi ad esempio la notizia su Elio delle Storie Tese e il suo dramma personale. Oggi però un’altra pesante tegola si è abbattuta su chi combatte da sempre contro questo tremendo male. Hans Asperger fu il pioniere medico austriaco che per primo descrisse il profilo di distinte caratteristiche psicologiche note in seguito come sindrome di Asperger. È stato detto in passato ch’egli resistette al brutale programma di eutanasia nazista rifiutandosi di consegnare i suoi pazienti ai gerarchi. Ma come riporta Kate Connolly per il Guardian, uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Autism ha svelato un’altra verità. Asperger avrebbe svolto un ruolo attivo nel regime, inviando persino i suoi pazienti a morte quasi certa in una famigerata clinica per l’eutanasia.



Il lato oscuro di Asperger

Il nuovo studio si aggiunge alla precedente ricerca sul legame di Asperger con i nazisti. Compreso il lavoro condotto da Fred Volkmar (Yale Child Study Center), John Donvan e Caren Zucker, autori di “In a Different Key”. Quest’ultimo sforzo è il risultato di otto anni di ricerche dello storico Herwig Czech dell’Università di Medicina di Vienna. Egli ha esaminato i fascicoli del personale di Asperger, le valutazioni delle autorità naziste e dei casi clinici, tra le altre prove documentali.

Il “programma di eutanasia” della Germania nazista iniziò circa due anni prima del genocidio degli ebrei europei. Prese di mira persone con disabilità psichiatriche, neurologiche o fisiche che si diceva fossero una piaga genetica e finanziaria per lo stato tedesco. Quindi “indegna della vita”, secondo il Museo del Memoriale dell’Olocausto degli Stati Uniti. È stato stimato che 200.000 adulti e bambini sono stati uccisi in nome di questa politica.

L’obiettivo della ricerca di Czech era di rivalutare una storia emersa negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ossia che Asperger fosse un oppositore del programma di eutanasia. La Gestapo tentò due volte di arrestare Asperger perché non segnalò pazienti con determinate “mancanze”. Questa  l’affermazione più forte a sostegno di questo punto di vista, secondo il documento. Ma, nota Czech:

“L’unica fonte conosciuta per questa dichiarazione è Asperger stesso, che menzionò l’accaduto nel 1962 alla sua inaugurazione come presidente della Cattedra di Pedriatria di Vienna, e durante un’intervista del 1974.”

In effetti, Czech avrebbe trovato prove che Asperger avrebbe indirizzato i bambini alla famigerata clinica Am Spiegelgrund, una struttura di eutanasia in cui si dice che 772 bambini siano stati uccisi. Uno di questi pazienti era una bambina di nome Herta Schreiber. Ella cominciò a mostrare segni di disturbo mentale e fisico dopo aver contratto l’encefalite, un’infiammazione del cervello comunemente causata da un’infezione virale.

Secondo lo studio di Czech, Asperger scrisse nel suo rapporto diagnostico:

“A casa la bambina deve essere un peso insopportabile per la madre, che deve prendersi cura di cinque bambini sani. Il collocamento permanente a Spiegelgrund sembra assolutamente necessario.”

Herta venne portata a Spiegelgrund, dove morì tre mesi dopo per polmonite, la causa più comune di morte alla clinica. Malattia indotta nei pazienti somministrando loro barbiturici per un lungo periodo di tempo. Asperger sapeva cosa stava succedendo in questa struttura di uccisione clandestina?



Una carriera all’ombra del Reich?

Czech scrive:

“Mentre le uccisioni di eutanasia a Spiegelgrund (come altrove) erano ufficialmente un segreto, e i genitori venivano abitualmente ingannati sulla vera natura dell’istituzione e sul destino che attendeva i loro figli, le voci comunque giravano, e Asperger era in una posizione privilegiata per conoscere la verità.”

Lo storico fornisce anche prove schiaccianti che suggeriscono che Asperger abbia espresso un misurato sostegno per i piani nazisti di sterilizzare forzatamente le persone considerate “anormali”.

Secondo Czech, Asperger scrisse in una pubblicazione del 1939:

“Nella nuova Germania, noi medici ci siamo assunti nuove responsabilità oltre alle nostre vecchie. Non è necessario ricordare l’enorme lavoro da noi svolto in termini di misure positive e di sostegno. Ma sappiamo tutti che dobbiamo anche adottare misure restrittive … Dobbiamo garantire che i malati che trasmettono le loro malattie alle generazioni remote, a danno dell’individuo e del popolo, siano impediti dal trasmettere il loro materiale ereditario malato.”

Mentre Czech scrive che ci sono “scarse prove dirette” al fatto che Asperger condividesse le posizioni antisemite dei nazisti, lo storico sostiene ch’egli abbia volentieri beneficiato dell’atmosfera antisemita che permeava l’Austria. Entrò a far parte della Clinica per bambini dell’Università di Vienna nel 1931, sotto la guida di Franz Hamburger, uno dei più importanti nazisti del paese. Gran parte del personale ebraico fu licenziato e Asperger prese in carico il reparto, anche se all’epoca non aveva ancora ottenuto la specializzazione in pediatria.



Una verità scomoda

Czech sottolinea anche ciò che ritiene la “mancanza di empatia” di Asperger per la condizione dei pazienti ebrei sotto il dominio nazista, insieme alla sua tendenza ad esprimere stereotipi razziali. In un rapporto, il medico definì il comportamento di una bambina di 9 anni di nome Marie Klein “in contrasto con il suo carattere piuttosto ebreo”. Nel rapporto del 1940 di un bambino di 11 anni, scrisse che “l’unico problema del bambino è che [ lui] è un Mischling  di primo grado.”, termine usato per riferirsi a persone con un genitore ebreo. A quel tempo, sostiene Czech, includere queste informazioni in un dossier medico sarebbe stato “estremamente pericoloso” per il ragazzo.

Simon Baron-Cohen, co-editore capo di Molecular Autism e uno dei principali ricercatori sull’autismo dell’Università di Cambridge, dichiara nell’editoriale:

“Siamo consapevoli che l’articolo e la sua pubblicazione appariranno controversi. Riteniamo che meriti di essere pubblicato per esporre la verità su come un medico che, per lungo tempo, è stato visto come un eroe che ha apportato contributi preziosi nel campo della pediatria e della psichiatria infantile, sia stato colpevole di assistere attivamente i nazisti nella loro aberrante politica di eugenetica ed eutanasia. Questa prova storica deve ora essere resa disponibile.”

Roberto Bovolenta

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