Asse Salvini-Di Maio contro le ribellioni al Dl Sicurezza

Polemiche, polemiche e ancora polemiche sul decreto Sicurezza da poco entrato in vigore.

Cosa ne pensano i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sulla disobbedienza civile dei sindaci? L’Asse Salvini-Maio ricorrerà al braccio di ferro?

Fonte immagine: agi.it
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Cosa ne pensano i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sulla disobbedienza civile dei sindaci? L’Asse Salvini-Maio ricorrerà al braccio di ferro?

Polemiche, polemiche e ancora polemiche sul decreto Sicurezza da poco entrato in vigore. Ogni giorno si aggiungono nuovi sindaci al movimento rivoluzionario disobbediente, sindaci capaci di mettere la propria coscienza davanti a un’imposizione legale quanto incostituzionale. Un ossimoro che sembra dettare le scelte di questo Governo. L’asse Salvini-Di Maio cosa ne penserà?




Salvini, il cantastorie

C’è qualche sindaco incapace – dichiara il Ministro dell’Interno Matteo Salvini – che siccome non sa gestire Palermo, Napoli, Firenze e altre città, si inventa polemiche che non esistono. Immigrati regolari e perbene, i profughi veri, avranno più tutele con questo decreto; i furbetti e i finti profughi, spacciatori e stupratori, tornano a casa loro. Io vado avanti, sono convinto di fare gli interessi degli italiani, degli immigrati regolari perbene e dei profughi veri”.

“Avere una accoglienza così dopo sette mesi di Governo, in un momento comunque complicato, è motivo di orgoglio. Per me la polemica non esiste, c’è una legge dello Stato, firmata dal presidente della Repubblica, applicata dal 99% dei sindaci”. Lo ha detto a Chieti il ministro, rispondendo alle domande dei giornalisti in merito alla legge sulla sicurezza nel corso della passeggiata al mercato cittadino di Chieti sotto una fitta nevicata.

Di Maio, il perenne incerto

E il vicepremier Luigi Di Maio sottolinea: “Ci sono sindaci che ragionano “se aprire o chiudere i porti. Vorrei ricordare che non hanno nessuna autorità per legge e quindi questo dimostra che tutte queste dichiarazioni fanno parte di una grande occasione per fare un po’ di campagna elettorale e chiedere un po’ di voti ai cittadini.  Nessun Governo – ha proseguito – dirà mai ad un sindaco di disobbedire ad una legge dello Stato.

Come Governo non lo diremo perché l’abbiamo sostenuta e la portiamo avanti: se c’è qualche membro della maggioranza che si sente a disagio si deve ricordare che ne è membro e che questo dl l’ha votato, che il governo lo sta applicando, che lo sosteniamo. La protesta dei sindaci è una boutade politica. Se ci saranno dei ricorsi che in via incidentale andranno alla Corte Costituzionale e sarà la Corte a giudicarli”.

Ilaria Genovese

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