Atac: si può resuscitare un morto?

Atac: il concordato preventivo come soluzione all'inevitabile fallimento dell'azienda

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Come in un’eterna telenovela, ecco rispuntare Atac, l’azienda romana di trasporto pubblico locale, per la quale sembra sia arrivato il momento della “salvezza”. A dirlo è la sindaca di Roma, Virginia Raggi, la quale ha dichiarato che si è finalmente giunti ad una determinazione per far fronte al debito di oltre 1,35 miliardi di euro che grava sulla società. L’intervento previsto, aggiunge la Sindaca, dovrà però essere coerente col concetto di servizio pubblico, per far sì che Atac resti di proprietà delle istituzioni pubbliche o, come soddisfatta specifica, dei cittadini.

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Così, per evitare il fallimento, la scelta del Cda di Atac, è caduta sulla procedura concorsuale del concordato preventivo in continuità, che definiamo brevemente per averne chiaro il concetto. Si tratta, infatti, di “uno strumento che la legge mette a disposizione dell’imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie”. (fonte: http://www.studiocataldi.it).

Si chiama “preventivo”, appunto, per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura fallimentare che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario. Lo scopo del concordato preventivo non è solo quello di tutelare l’imprenditore in difficoltà, ma anche i creditori. Infatti, se da un lato il debitore con l’accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l’amministrazione dell’impresa, sia pure con determinati limiti, i creditori, dal canto loro, possono evitare l’attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire, così, in tempi relativamente brevi il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito”. (fonte: http://www.studiocataldi.it).

Questa dovrebbe dunque essere la soluzione messa in campo dalle istituzioni per ridare fiato all’azienda di trasporti capitolina che, ormai da anni, si trascina e si caratterizza per le discutibili gestioni e per gli sperperi che l’hanno vista protagonista già all’epoca dello scandalo di “Parentopoli”, sotto l’egida del ex sindaco Gianni Alemanno, ma in generale nel corso degli ultimi anni. La mancanza di un effettivo controllo sulla trasparenza dei conti, ha determinato l’accumularsi di un debito che, come un cancro, ha provocato gli enormi danni economici ormai sotto gli occhi di tutti, ledendo numerosi interessi ed impoverendo le casse dell’amministrazione pubblica, ovvero le tasche dei cittadini romani.




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La risoluzione raggiunta coinvolgerà soprattutto i creditori che dovranno accettare un taglio del loro credito. Infatti, una volta ottenuto il via libera da parte del tribunale fallimentare, l’azienda avrà circa 120 giorni di tempo per sottoporre il nuovo piano industriale con i bilanci degli ultimi tre esercizi, l’elenco dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti. Tale situazione patrimoniale consentirà al giudice di verificare lo stato di crisi.

La sindaca Raggi difende, come detto, il concetto di “pubblico” e lo fa con il solito slogan pubblcitario, dichiarando che: “Atac deve rimanere pubblica. Atac deve rimanere di noi tutti. Finalmente, inizia una nuova vita per Atac. Si avvia un percorso di rinnovamento totale dell’ azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare la flotta degli autobus, la metropolitana; ridurre i tempi d’attesa; dare ai cittadini i servizi che meritano; tutelare i dipendenti onesti”.




Un’affermazione condivisibile ed affascinante sotto il profilo teorico ma, al tempo stesso, utopistica ed inverosimile se consideriamo le numerose gestioni pubbliche fallimentari che, ahimè, hanno fatto scempio di Roma, una città ormai ridotta ad uno stato di totale abbandono.




E’ difficile credere a certe dichiarazioni quando manca, o si è carenti, di una concreta educazione alla cultura del “pubblico”, al concetto di collettività, di spazi comuni condivisi e di rispetto per il prossimo. Purtroppo, e non è una novità, esiste nel nostro paese una certa evidente predisposizione ad un tic frenetico ed incurabile che ci obbliga a ripetere continuamente le stesse azioni lesive, con l’aggravante della mancata consapevolezza di come le stesse ci porteranno alla rovina.

E’ vero che il concetto di pubblico è uno dei pilastri di una società che può e vuole definirsi civile ma è anche vero che la stessa non può considerarsi tale prescindendo dalla necessità di educare gli stessi individui che la compongono ad una contribuzione equa e ad un uso corretto dei servizi e delle risorse che la stessa offre, provocando così un serio cambio di mentalità. Un cambio, questo, che potrebbe essere chiave anche nella formazione di una nuova classe dirigente, maggiormente responsabile nell’uso delle risorse pubbliche.

Che continui ad essere pubblica, dunque, perchè Atac deve rimanere di tutti i cittadini! Chissà se i romani, che ogni giorno aspettano un autobus o salgono sulla metropolitana, si sentono “proprietari” di Atac o semplicemente preferirebbero un’azienda di trasporti funzionante e, possibilmente, senza debiti.

Comunque, a dar ancora più sale alla vicenda, ci pensano i sindacati dei lavoratori che scenderanno in campo il prossimo martedì 12 settembre per manifestare contro il concordato preventivo, una strada, quella scelta dalla Giunta Capitolina, che considerano possa compromettere seriamente il futuro dei diritti salariali e normativi dei dipendenti stessi.

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Che dire? Forse solo che la speranza è l’ultima a morire..

                                                                                                                                                                              Turi Ambrogio

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