Il ritorno de L’Atalante: il capolavoro di Jean Vigo rinasce grazie a Bologna

Jean Vigo (1905-1934) è il santo patrono dei ribelli del cinema e L’Atalante è il suo capolavoro, ora restaurato dalla Cineteca di Bologna. Ma vediamo cosa ci nasconde questo genio amato da Truffaut, ComenciniBuñuel.

Vigo è figlio di un anarchico, Eugène Bonaventure de Vigo, direttore di giornali dal titoli più che mai simbolici: La Guerre Sociale e Le bonnet rouge, cioè il berretto rosso, come quello dei rivoluzionari e dei liberti, simbolo della rivoluzione francese.

La morte per “suicidio” del padre, diventato poi pacifista, in prigione (molto probabilmente messa in atto da esponenti dell’estrema destra), porta il giovane Jean non soltanto alla ribellione contro il mondo ma anche verso la ricerca di nuove forme espressive.

Non ha amici al liceo, la sua passione è la fotografia e il cinema, che esplode e s’insinua nella cultura del tempo, fa breccia nel suo cuore.




Nizzardo dallo sguardo attento, realizza il corto À propos de Nice nel 1929 con l’aiuto di Boris Kaufman, grande direttore della fotografia e fratello del regista sovietico Dziga Vertov.

Si crea una famiglia: sposa Lydu Lozinska da cui avrà nel 1931 la figlia Luce ma la felicità non dura: sono anni di continua sperimentazione, che nel ’31 portano alla creazione di Taris, roi de l’eau sul grande nuotatore francese del tempo e Zero in condotta due anni dopo.

Ma L’Atalante è l’atto conclusivo del suo corpus.

Lo realizza nel 1934, ricorrendo ad un suo attore feticcio, Jean Dasté, Dita Parlo che al tempo non è ancora la diva che diventerà nel cinema francese e tedesco e per finire Michel Simon, attore già famoso grazie a Jean Renoir.

L’Atalante è una storia d’amore ma anche il nome della cornice della storia: la barca che il marinaio Jean (Dasté) usa per navigare lungo i canali della Francia. Porta a bordo la sua sposa novella, Juliette (Parlo), che si ritrova in un mondo eccentrico ma troppo diverso dalla sua vecchia realtà.

Lei sogna la città, suo marito l’acqua. Père Jules (Simon), l’anziano marinaio della barca, vede la crisi della coppia, recupera la sposa rimasta per sbaglio sulla terra ferma senza il suo innamorato e riporta l’idillio alla felicità iniziale.

L’Atalante fu per i registi della Nouvelle Vague altrettanto importante come Quarto Potere o i film di Rossellini.

E ora la sua magia ritorna restaurata sul grande schermo il 15 gennaio con il contributo della Cineteca di Bologna. Non bisogna certo perdere un capolavoro come questo.

Antonio Canzoniere

 

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