Attacco alla Lombardia: Salvini e le inchieste da fare poi

L’attacco alla Lombardia per qualcuno è uno sport nazionale.

Almeno così dice Matteo Salvini, intervistato da Giletti durante la puntata di Non è l’Arena di ieri, 19 aprile 2020.  Su richiesta del conduttore, Salvini si è lamentato del recente attacco alla Lombardia.

Chi attacca un medico o un governatore o manda gli ispettori è di pessimo gusto. Almeno seppelliamo i morti prima di aprire le inchieste. In  fase di guerra si  combatte il nemico e non ci si guardano le spalle

Così ha detto il leghista in collegamento con la trasmissione. Insomma bisognerebbe prima combattere la guerra. Solo alla fine di quest’ultima andrebbero poi accertate eventuali responsabilità.



Una specie di moderno in amore e in guerra tutto è concesso.

Certo, il Coronavirus non fa sconti, e combatterlo deve essere la priorità. Ma il voler valutare gli errori a posteriori ci lascia perplessi. Pur non intendendo in alcun modo interpretare le cose con malizia, In guerra non ci si guardano le spalle suona quasi come un liberi tutti. Liberi di utilizzare qualsiasi strategia, poco importa se questa possa o meno risultare pericolosa. Pur non volendo decollare in voli pindarici verso paragoni troppo elevati, ci par di ricordare che esista un vero e proprio diritto bellico, a significare che in guerra, forse, non è proprio tutto concesso.

Pur trattandosi di un caso totalmente diverso, ci viene in mente Bolsonaro, che ha definito la pandemia in atto come un’isteria di massa alimentata dai media. In risposta al pericolosissimo negazionismo del Presidente, Abjd, l’Associazione dei Giuristi Brasiliani per la Democrazia, lo ha denunciato al Tribunale dell’Aja per «crimini di lesa umanità derivati da un atteggiamento irresponsabile in merito alla pandemia».  Cosa ne penserà Salvini? Anche i giuristi brasiliani peccano di pessimo gusto?

Valutare tutto a musica finita ci sembra anche controproducente. Solitamente una guerra si combatte per vincerla. Individuare e prontamente modificare errori e strategie fallimentari appare quindi una priorità, e non, nella maniera più assoluta, qualcosa da fare poi.

A noi, più che mandare gli ispettori, sembra di pessimo gusto criticare le ispezioni.

Di certo Salvini, pur volendo essere limpido come un cristallo, non si sarà reso conto di ciò che si può leggere tra le righe di quello che ha dichiarato, concentrato com’era nel criticare il feroce attacco alla Lombardia. Così come non si sarà reso conto che, accorpare medici e governatori nella stessa frase, lasciando intendere che il ruolo da essi svolto in tempi di pandemia sia di pari nobiltà e importanza, sembra un pochino – ma un pochino – una furbata. Lungi dal voler sottovalutare il ruolo delle istituzioni in un momento tanto critico, nulla può essere comparato al lavoro che stanno facendo i medici sul campo. Gente che ogni giorno scende volontariamente in trincea, faccia a faccia con il virus, sacrificando il sonno, gli affetti, purtroppo spesso anche la salute e a volte la propria vita.

Ci sembra che, in questo caso, anche il migliore dei governatori non possa reggere il confronto.

Mariarosaria Clemente

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