Intorno alla mezzanotte e mezza di oggi, un attacco israeliano in acque internazionali ha colpito la nave di Freedom Flotilla, la quale trasportava aiuti umanitari da consegnare nella Striscia di Gaza e con a bordo personale proveniente da svariati Paesi del mondo. La risposta del governo maltese, tuttavia, è arrivata più tardi del previsto: all’SOS avrebbero risposto solo le autorità di Cipro del sud.
L’attacco nella notte alla ONG Freedom Flotilla
Un attacco israeliano nella notte ha colpito una nave diretta a Gaza con l’obiettivo di consegnare nel territorio plaestinese aiuti umanitari, considerato il blocco che prosegue da due mesi che lo Stato d’Israele continua a imporre sull’ingresso a Gaza di camion riforniti di beni per una popolazione lacerata dalla fame.
La spedizione era organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition, una ONG che si occupa di denunciare i blocchi israeliani agli aiuti umanitari a Gaza e sulla quale avrebbe dovuto imbarcarsi anche l’attivista svedese Greta Thunberg, la quale negli ultimi mesi ha fatto sentire la sua voce di aspra denuncia verso la condotta israeliana. Colpire una ONG, ricordiamo, costituisce un crimine di guerra. Il governo maltese ha affermato che tutti i presenti sulla nave sono rimasti illesi e che la situazione è stata tenuta sotto controllo per tutta la notte.
Il tentativo di aggirare il blocco degli aiuti umanitari a Gaza
La Freedom Flotilla ha denunciato, così come altri attori del panorama internazionale – tra cui il World Food Programme e la Croce Rossa – la continua violazione israeliana del diritto internazionale in relazione al blocco dell’ingresso di beni nella Striscia di Gaza e dei bombardamenti sulla popolazione civile palestinese. E’ in corso, inoltre, una fase di udienze della Corte Internazionale di Giustizia in relazione al blocco israeliano degli aiuti umanitari.
La ONG ha dichiarato che stava operando in condizioni di blackout dei media per evitare qualsiasi atto di sabotaggio nei confronti della spedizione nella sua fase di preparazione e partenza e, inoltre, ci sarebbe un’incongruenza circa il numero preciso di personale a bordo: stando a quanto affermato dal governo maltese, gli attivisti a bordo sarebbero stati 12, mentre la ONG ha affermato che ce ne fossero ben 30 provenienti da più di 21 Paesi. Sui social, inoltre, ha presto fatto il giro il video dell’esplosione del drone israeliano, condiviso dalla ONG stessa.
Israele non ha confermato la propria responsabilità, ma ha subito attribuito alla spedizione della ONG l’accusa di essere affiliata ad Hamas e come tale, nell’ottica israeliana, rappresenterebbe un “legittimo” obiettivo.
Stando a quanto invece riportato dagli attivisti alla CNN, l’imbarcazione sarebbe ora ferma e impossibilitata a muoversi a causa di un foro che sta causando l’affondamento della nave.
Il governo maltese, il diritto del mare e un attacco già visto a Freedom Flotilla
Avendo il drone attraversato acque internazionali, non vi era bisogno di alcun permesso da parte autorità straniere in relazione al sorvolo, dunque l’azione israeliana avrebbe fatto capo soltanto al proprio governo, avendo attraversato, come detto, direttamente le acque internazionali, dove la circolazione resta libera.
Ci si interroga sulla responsabilità del governo maltese in relazione alla risposta tardiva, arrivata tempestivamente da Cipro del sud dopo l’SOS ma che, riporta la ONG, non ha saputo fornire supporto elettrico adeguato. La Freedom Flottilla ha sottolineato un elemento: trovandosi la nave nella zona marittima corrispondente alla zona SAR – Save and Rescue – adibita ad azioni di assistenza in caso di SOS, di cui, in questo caso, la responsabilità di coordinamento è attribuita al governo maltese, ci si chiede come mai l’azione non sia stata tempestiva.
L’attacco a Freedom Flotilla non è nuovo: dieci anni fa, nel 2015, con la stessa missione, un’altra nave fornita di aiuti umanitari stava per salpare verso la Striscia di Gaza, quando un attacco israeliano ha colpito l’imbarcazione uccidendo 9 persone a bordo di nazionalità turca e ferendone un’altra decina proveniente da diversi Paesi. Un paradigma che si ripete anche a distanza di quindici anni.
Elisa Del Beato















