Kabul, dove studiare costa la vita

Attacco suicida in una scuola privata

A Kabul, studiare può significare rimetterci la vita. Un kamikaze si è fatto esplodere in una scuola, uccidendo 34 studenti e ferendone 67.

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Attacco kamikaze a Kabul, dove studiare costa la vita. Le autorità afghane hanno confermato la morte di 34 studentiinizialmente ne erano stati dichiarati 48 – e 67 feriti per un attacco suicida in un centro educativo privato.

L’attacco è avvenuto nella Mawoud Academy a Dasht-e-Archi. L’età media delle vittime era di 18 anni: si preparavano per gli esami di accesso all’Università. L’annuncio è stato fatto dal ministro della Salute, Wahid Majroh.

L’attentato è avvenuto in una zona a maggioranza sciita, già bersaglio di altri attacchi da parte dell’ISIS. Infatti, i talebani smentiscono un loro coinvolgimento in questo attacco suicida.




Intanto, nella provincia orientale di Laghman, ad est di Kabul, è avvenuta un’altra strage: una deflagrazione di un ordigno inesploso ha ucciso sei bambine tra i 10 e i 12 anni.

Una serie di attacchi

I talebani sono coinvolti nell’attacco ad una base militare nella provincia di Baghlan, a nord del Paese. Nelle prime ore della mattina di ieri, almeno 35 militari e 9 uomini della polizia sono stati uccisi. Quest’ultimo faceva parte di una serie di attacchi da parte degli insorti che continuano a mettere in difficoltà le forze governative nelle varie province del Paese e continuano a fare decine di vittime. Solo tre giorni fa, il New York Times aveva definito una “catastrofe” le quattro giornate di offensiva talebana, che ha ucciso oltre 200 militari dell’esercito afghano. La strage peggiore a Ghazni, città di 270.000 abitanti 150 chilometri a sud di Kabul, dove sono stati uccisi più di 100 militari e feriti 140 afghani.  A tal proposito, l’ONU aveva lanciato l’allarme “a Ghazni gli ospedali stanno esaurendo le scorte e le persone sono impossibilitate a portare feriti nelle strutture. Gli sporadici resoconti che arrivano dalla città parlano di intere famiglie barricate nelle case che non possono uscire. C’è un black-out di telecomunicazioni ed elettricità, anche acqua e cibo iniziano a scarseggiare”.

La proposta inascoltata del presidente

Qualche mese fa il presidente afghano Ghani, disposto ad un dialogo con gli insorti per mettere fine ad un sanguinoso conflitto, aveva proposto di trasformare i talebani in un partito politico, affinché si potesse raggiungere una conciliazione.

Nonostante i buoni propositi del leader afghano, nel Paese asiatico si continua a morire, e purtroppo questo stato di cose non cambierà nel breve termine. D’altronde, l’Afghanistan è solo uno dei “Paesi dimenticati”, come la Siria o come lo Yemen, dove esiste un conflitto, ma questo è percepito come “lontano” dall’Occidente. Perlomeno, lontano dai suoi interessi.

Domenico Di Maura

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