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Home Cultura

Auden e l’amore: quando la poesia rende pensabile il sentimento

di admin
14 Feb 2021
in Cultura
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Auden, "La verità, vi prego, sull'amore"
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Esasperati, confusi, divertiti, distrutti o con le farfalle nello stomaco, ammettiamolo, è capitato a tutti. Alzi la mano chi, deluso o al settimo cielo, non si è mai confidato con familiari, amici o addirittura perfetti sconosciuti sulle questioni di cuore! Fin dalla notte dei tempi, l’amore è stato raccontato, dipinto, scolpito, cantato a squarciagola. I più ispirati sono riusciti a farne poesia; i più razionali, invece, ne hanno fatto oggetto di riflessione critica. E poi c’è Wystan Hugh Auden, poeta britannico naturalizzato statunitense dalla penna leggerissima, che in una sola lirica è riuscito a condensare entrambe.

In una introduzione alla piccola raccolta poetica La verità, vi prego, sull’amore, di W. H. Auden il poeta e drammaturgo Iosif Brodskij scriveva:

leggendo Auden, vi sorprenderete non di quanto è grande questo poeta, ma di quanto umani siete voi. Le sue poesie sono totalmente immuni da qualsiasi posa. Non vi parlano dell’artista e dei suoi travagli: vi dicono se voi potete farcela. […] Le poesie di Auden rendono più accettabile questa vita.

Il solito panegirico esagerato da saggio introduttivo? Niente affatto. Per apprezzare il valore del poeta, insignito nel 1967 della National Medal for Literature degli Stati Uniti, potrebbe bastare anche una sola poesia. Proprio quella che dà il titolo alla raccolta introdotta da Brodskij. Una lirica capace, negli anni Trenta come oggi, di mettere in discussione con una lievità titanica uno dei temi che più ci stanno a cuore.



L’Amore, l’amore: quello sconosciuto irrinunciabile

Dell’amore non si può fare a meno: è un fatto che nella società occidentale dal mito greco ai giorni nostri pare incontestabile. Non a caso, del resto, i due versi iniziali di una poesia di Emily Dickinson del 1865 divenuta celeberrima ci accompagnano quasi come un mantra:

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Che sia l’amore tutto ciò che esiste
è tutto ciò che noi sappiamo dell’amore.

Guai, insomma, pur avendo una vita piena, a non avere l’amore. Punto di vista anche legittimo, se solo qualcuno avesse mai saputo dire o mostrare, una buona volta, l’amore cosa e come sia. Tenerezza, quotidianità, storia a lieto fine o passione divorante, cui tutto è lecito pur potendo distruggere ogni cosa? Secolo dopo secolo, c’è stato chi ha tagliato corto con risposte sibilline degne della Dama Grigia partorita dalla fantasia di J. K. Rowling. Ovvero: «Se lo devi chiedere, non lo saprai mai. Se lo sai, devi solo chiedere». Ma c’è anche stato chi, facendo convergere poesia e ragionamento, ha cercato – con ironia quasi socratica – di trovare una risposta. Wystan Hughes Auden trova posto proprio in questo manipolo.

«La verità, vi prego, sull’amore»: la prima lezione di una lirica paradossale

A chi la legga in cerca di istruzioni per l’uso del sentimento più complesso, la prima strofa della poesia di Auden suona straniante:

Dicono alcuni che amore è un bambino

e altri che è un uccello,

alcuni che manda avanti il mondo,

e alcuni che è un’assurdità,

e quando ho domandato al mio vicino,

che aveva tutta l’aria di sapere,

sua moglie si è seccata e ha detto che

non era il caso, no.

Essa pone subito il lettore di fronte a una difficoltà davvero imbarazzante. Dell’amore, infatti, si dice e si pensa tutto e il contrario di tutto e anche chi sembra predicare bene in fin dei conti razzola malissimo. Ma allora come può esserci una verità su esso? La risposta è tanto semplice in sé quanto difficile da ammettere: non può. Salendo sul pulpito per parlare dell’amore si rischia di finire come il povero vicino del poeta: ridicolmente smentiti dalla testimonianza di chi ci sta accanto.

Di lama, piumini e alsaziani a dieta: la parola buffa di Auden come catarsi di un immaginario troppo ingombrante

Nelle strofe successive, Auden scava l’immaginario sull’amore attraverso interrogativi scanzonati che investono tutte e cinque le modalità sensoriali. Tra i più godibili: «Per l’odore può ricordare i lama?», «è lieve a toccarlo, come un morbido piumino?» e «ha forse il latrato di un alsaziano a dieta?». Ecco che, con maestria, il poeta nella lirica compie il gioco di prestigio: riporta l’amore dal cielo alla terra. Restituendogli un volto ridicolo e impacciato, non senza dolcezza e umanissimo, anche se ancora – come emerge dall’ultima strofa – dall’identità non ben definita:

Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre mi sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta,

o là sul bus mi pesterà un piede?

Accadrà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

[…]

«Darà una svolta a tutta la mia vita?»: questo l’interrogativo con il quale, ripetuta l’accorata richiesta della verità sull’amore, la lirica si chiude. Qual è la sua risposta?

Maliziosamente, Auden lascia il componimento aperto a ogni interpretazione. Potremmo interpretare il suo silenzio come un secco, cinico diniego. Tuttavia, potrebbe essere più interessante prenderlo come un invito alla rilettura: della poesia stessa e, insieme, di noi stessi. Di immagine in immagine, il percorso attraverso il testo ci permette di diventare consapevoli degli stereotipi sull’amore che agiscono in noi e prenderne le distanze. Uscendo, così, dai molteplici giochi al massacro che fin troppo spesso l’ideale romantico degenerando innesca. Diversi decenni dopo la stesura del componimento, John Lennon scrisse una pagina diventata famosissima:

Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà. Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi. Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole. Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette di avere un rapporto sano. […] Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione.
Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ci sono altre alternative. Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò. Ognuno di noi lo scoprirà da sé. E così, quando sarai molto innamorato di te stesso, potrai essere altrettanto felice, e potrai amare qualcuno.

Auden molto probabilmente avrebbe apprezzato e sottoscritto queste parole. Nella convinzione che l’amore, per poter essere vissuto appieno, richiede un confronto, scanzonato ma implacabile, con tutto ciò che dell’amore si crede di sapere. In pratica e in teoria.

Valeria Meazza

Tags: AmoreAmore liquidoinnamorarsiJohn Lennonletteratura americanapoesiaSan Valentinovita di coppia
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