Auroville, la piccola città indiana che ricorda Utopia di Tommaso Moro

Auroville
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In India esiste una città, Auroville, celebre perché fondata su principi utopici.

Auroville nasce nel 1968, nel distretto dello stato di Tamil Nadu, vicino alla città di Puducherry, grazie a Mirra Alfassa, conosciuta come Mère (La Madre).

La donna aderisce ai dettami di Sri Aurobindo, filosofo indiano, dal quale prende il nome la città.




Il filosofo basava  la sua dottrina sui principi dello spiritualismo induista, del comunitarismo gandhiano, del marxismo e dell’anarchismo, valori che rivivono ancora oggi ad Auroville. A costruire l’intera area è stato l’architetto Roger Anger.

Lo scopo della città è quello di far vivere in armonia uomini e donne di qualsiasi nazione, religione e idea politica. Soldi, leggi ed urbanizzazione occupano un ruolo inferiore.

Sembra troppo utopistico? Niente affato: ad oggi la città oltre ad essere densamente popolata è patrimonio dell’UNESCO.

Auroville è all’avanguardia ed ecosostenibile: sfrutta l’energia solare, è attenta al riciclo, l’agricoltura è biologica e le costruzioni sono realizzate con tecniche di bioedilizia.

L’intero sistema educativo è gratuito e non esistono voti, in modo tale da consentire a ogni bambino/ragazzo di sviluppare il proprio talento in un ambiente non competitivo.

Proprietà privata? Non esiste. Ogni cosa appartiene alla popolazione e non è possibile appellarsi né a leggi né a forze dell’ordine.

I cittadini, per raggiungere l’armonia individuale e collettiva, si dedicano all’arte e alla meditazione. Un luogo lontano anni luce dalle megalopoli che siamo abituati a frequentare.

Addio allo stress del traffico metropolitano.

Auroville ospita 2500 residenti che appartengono a 45 nazionalità diverse: per la maggior parte sono indiani, ma ci sono anche italiani, tedeschi e francesi. A questi si aggiungono 5000 visitatori ogni anno.

Per diventare residenti c’è una procedura che mette l’aspirante cittadino alla prova: deve contribuire attivamente alla comunità per almeno due anni con delle donazioni e dedicarsi alla natura, piantando alberi.

Ma la città utopica da dove prende i soldi?

Per la maggiore parte è finanziata dall’UNESCO, poi seguono la Comunità Europea, il Governo indiano e le donazioni private. In tutto sembra avere un bilancio complessivo di cinque milioni.

È la stessa comunità a decidere dove allocare i fondi che si dividono tra la collettività – che percepisce una sorta di reddito di cittadinanza – e le casse comunali.

Tuttavia, visto il basso costo della vita, la maggioranza dei cittadini stranieri preferisce rinunciare al reddito, potendo permettersi di vivere dei risparmi accumulati durante gli anni di lavoro.

All’interno della città esistono 150 startup che sfruttano la base interculturale di Auroville per dare vita a progetti agricoli, culturali e tecnologici. Segnale di come non sia del tutto staccata dalla contemporaneità.

Eppure non è tutto oro ciò che luccica, la città è costretta a far fronte a diverse difficoltà.

Le questioni più frequenti da affrontare, oltre alla sicurezza locale  sono: la gestione delle risorse e delle proprietà che non hanno un’adeguata legislazione, le risorse di acqua limitate e l’economia insostenibile.

A ciò la comunità non riesce a trovare delle soluzioni concrete.

In ogni caso a destare maggiore preoccupazione è la vulnerabilità delle donne, alle quali è sconsigliato effettuare lunghi spostamenti da sole, per evitare di incorrere in molestie, stupri e anche omicidi.

Poca chiarezza gira intorno all’amministrazione del denaro  e all’eccessivo culto – quasi fanatismo religioso – nei confronti della Madre e di Aurobindo.

Nonostante ciò Auroville sopravvive da più di cinquanta anni e la popolazione sembra trovare al suo interno un’ invidiabile pace interiore.

È curioso come anni di dottrine filosofiche sull’utopia siano riuscite a prendere vita in una piccola comunità dell’India.

 

Laura D’Arpa

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