C’è davvero un avvicinamento tra M5s e Pd?

E' in occasione delle primarie del Partito Democratico che è tornato in ballo un argomento scottante per i dem

Che rapporto c’è e ci sarà, in futuro, con i pentastellati? 

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E’ in occasione delle primarie del Partito Democratico che è tornato in ballo un argomento scottante per i dem: che rapporto c’è e ci sarà, in futuro, con i pentastellati?

avvicinamento tra M5s e Pd
Fonte immagine: La Repubblica



Il primo a prendere le distanze dall’idea di un avvicinamento tra M5s e Pd è il candidato Roberto Giachetti, fedele all’amico Matteo Renzi anche in questa scelta. Durante il confronto televisivo condotto da Sky Tg24, afferma: “Io sono stato in minoranza nel Pd per anni e sono sempre stato in una cornice condivisa, e diversamente dagli altri mi sono adeguato anche quando non condividevo certe scelte. Dipende dove si vuole andare. Il partito è una comunità e non una caserma: non voglio posti, vado in minoranza. Se però si vuole andare con M5s o far rientrare i fuoriusciti allora non è più il mio partito”.

Lo ha detto in risposta alle presunte voci sulle intenzioni del governatore del Lazio Nicola Zingaretti. A detta di Giachetti, Zingaretti sarebbe più propenso a un’apertura verso il Movimento. E sarebbe proprio questo il motivo per cui si starebbe guadagnando il voto del sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, reso pubblico solamente in data odierna.

Penso che anche in prospettiva, oltre gli enti locali, si possa aprire al M5s. C’è un centrodestra radicato e la sinistra deve porre il tema di un’alternanza credibile. Se sarà strutturale, è chiaro che avrà ripercussioni anche sul territorio, a meno che i pentastellati non vogliano continuare in un’alleanza innaturale con Salvini e  condannarsi all’estinzione. C’è il riconoscimento che la classe dirigente va cambiata, la rottamazione crea contrasti e risentimenti, rinnovare è altra cosa. Siamo consapevoli che una fase storica è chiusa, Zingaretti è persona seria, amministratore senza scheletri nell’armadio che può contribuire ad iniziarla. Abruzzo e Sardegna dicono che la sinistra c’è e può giocare la partita”.

Il terzo candidato dem, Maurizio Martina, sostiene invece che non ci siano le condizioni per parlare con il M5s. Afferma di non vedere gli elementi comuni per un tentativo di confronto. Nel video trovate la sua dichiarazione completa.



La parola al Movimento 5 Stelle

Cosa ne pensano, invece, i grillini? Proprio in questi giorni sono emersi racconti interessanti per bocca della capogruppo grillina della regione Lazio Roberta Lombardi. “Era tutto fatto. Le porte che si aprono e la doppia uscita dal labirinto. L’avvicinamento tra M5s e Pd era sul tavolo, pronto. Maurizio Martina aveva messo tutti insieme e i pentastellati, che avevano raggiunto il 32% alle elezioni politiche del 4 marzo, sembravano ben disposti a intavolare un’alleanza di governo con il Partito Democratico. Poi, arrivò Matteo Renzi e fece saltare tutto.” Quindi un accordo, almeno in parte e all’apparenza stabile, era stato trovato.

È falso dire che abbiamo preferito l’accordo con la Lega“, aggiunge ancora. “L’accordo con il Pd era praticamente chiuso, ma Matteo Renzi lo fece saltare. Non si può escludere che un domani il Movimento 5 Stelle possa tornare a dialogare con il Partito Democratico. Zingaretti ha avuto l’intelligenza di capire che il renzismo era morto.

Diversa è la posizione del vicesindaco di Roma Luca Bergamo“Sperare che le cose si sfascino pensando che poi ci sia un tornaconto per te non è mai stato il modo di ragionare né dei comunisti, né dei democristiani”, dice rivolgendosi al Partito Democratico, in un’intervista del Fatto Quotidiano. Chi sono gli interlocutori della sinistra oggi? L’ossessione di attaccare i 5 Stelle fa venire il dubbio che si sentano più vicini alla Lega”.

“È davvero incomprensibile – afferma – come si stia sempre col fucile puntato, anche su temi come il reddito di cittadinanza e quota 100. Per dirla con Vittorio Foa: giocano tutti a scacchi con la torre e invece ci vorrebbe qualcuno che facesse la mossa del cavallo”.

Non ci resta che aspettare i risultati delle primarie dem di domenica per avere risposte più concrete. Visti i sondaggi, che vedono Zingaretti come favorito, e le prime minacce interne all’attuale alleanza di governo Lega-M5s, uno spostamento (o ritorno?) più a sinistra del Movimento non è da escludere.

Ilaria Genovese

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