Azzurri e Black lives matter: perché non aderiscono tutti?

Azzurri e Black lives matter: è la prima volta, durante l’attuale edizione degli Europei di calcio, che i giocatori dell’Italia partecipano al gesto del movimento attivista che combatte il razzismo contro le persone di colore e le discriminazioni. Prima del via cinque azzurri (e tutto il Galles) in ginocchio per l’importante campagna. La nostra Nazionale è riuscita a conquistare il primo posto nel suo girone vincendo 1-0 grazie alla rete di Matteo Pessina al 39′, ma solo alcuni dei calciatori che rappresentano i nostri colori hanno vinto anche fuori dal campo.


Bello vedere i calciatori che a inizio partita si piegano sul ginocchio a esprimere la propria condanna di ogni discriminazione razzista.
Il calcio è un mondo a parte, forse l’unico dove chi proviene dai più derelitti cortili del terzo mondo portandosi appresso la propria pelle colorata dal nocciola chiaro fino al nero ebano fa lo stesse cose degli altri. Si allena, gioca, firma autografi, guida macchine da sogno, si accompagna a donne mozzafiato e incassa bonifici con parecchi zeri proprio come i suoi bianchissimi compagni.
Ogni tanto, per la verità quasi a ogni partita di campionato, un gruppetto di mentecatti intona cori razzisti dalle tribune ma la solidarietà di compagni e colleghi di altre squadre, la condanna della stampa e l’incoraggiamento del pubblico sano rendono quasi sopportabili quelle umiliazioni che nel nostro meraviglioso mondo di mer*a accompagnano i non calciatori per tutta la vita.
La solidarietà dei compagni, quelli che esultano, soffrono, viaggiano, mangiano e si fanno la doccia tutti insieme. Uguali in un mondo di previlegiati dove tutti, chi più chi meno, sono belli, giovani, forti, sani, ricchi e famosi.
Belotti, Emerson, Pessina, Toloi e Bernardeschi sono i cinque azzurri che ieri inginocchiandosi in campo prima della partita col Galles hanno espresso il loro appoggio alla campagna “Black lives matter“… Perchè gli altri sei no?

Mario Piazza

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