I bambini delle traversate

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Un solo giovane, su venti persone sbarcate in Italia, è accompagnata da un genitore. Tutti gli altri? Sono considerati dapprima profughi, poi bambini: dei numeri.

La storia di Favour, che ha commosso il mondo, risulta in realtà essere solo una delle tante. La piccola nigeriana di soli nove mesi, era sbarcata a Lampedusa da sola lo scorso 27 maggio, in seguito alla morte della sua mamma, incinta di un fratellino o di una sorellina. Subito accudita dal medico Pietro Bartolo e poi affidata al centro accoglienza specializzato di Palermo, ha commosso il mondo che ha avanzato proposte di adozione e di aiuto economico. Lei è solo una dei tanti bambini senza voce né famiglia.

Bambini
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Nel 2013 a Palermo era arrivata Jorr, una bambina di sette anni proveniente dal Gambia. Jorr è stata molto coraggiosa, ha affrontato il viaggio da sola. Sua unica speranza era un bigliettino con un numero di telefono che custodiva gelosamente nella tasca del pantalone malandato: il suo papà era da tempo in Italia e lei doveva raggiungerlo. Adbul, suo padre, però non è riuscito a trovare un lavoro stabile e così la piccola Jorr e il suo sorriso sono stati affidati a una famiglia genovese.

Il piccolo Derrick ha affrontato il viaggio da una prospettiva eccezionale: era ancora nella pancia della sua mamma quando le onde lo cullavano. Messo alla luce con un cesareo d’urgenza nell’ospedale di Palermo subito dopo lo sbarco, il piccolo Derrick continua ancora oggi il suo viaggio in giro per l’Italia con la sua mamma e il suo papà che è riuscito a rincontrare. Il papà di Derrick nel loro paese faceva l’ingegnere elettronico e spera che in Italia o anche all’estero si possa superare la questione della nazionalità e gli sia data un’opportunità di lavoro.

Prospery aveva soli due anni quando è stata salvata mentre il suo barcone stava affondando. Il suo paese di origine è la Libia e insieme a lei sulla barca c’era la sua mamma, morta durante il naufragio, e il suo papà. C’era anche un orsacchiotto di peluche, suo compagno d’avventure. Oggi grazie alla parrocchia di Falsomiele è una bambina felice, con tante mamme adottive pronte a prendersi cura di lei.

Hayat è vita: è questo che vuol dire il suo nome. Quando è sbarcata al porto di Augusta nel 2014 aveva soltanto un anno e mezzo. Il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino di dieci anni non sono sopravvissuti alla traversata. Un “gigante buono” l’ha protetta tra le sue braccia per tutto il viaggio, dandole un nome stracolmo di speranza. Grazie a Save the Children, la piccola è stata presa in affido da una zia, alla quale si è ricongiunta e oggi vive in Africa.

Queste sono le storie dei bambini più fortunati, ma tutti gli altri non sono che un numero. Un numero costituisce la loro presenza e un numero purtroppo anche la loro assenza.

Maria Giovanna Campagna

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