Bambini venduti dalle suore di Calcutta: l’orfanotrofio è sotto accusa

I bambini venduti dalle suore, da un’infermiera e tre complici alle coppie: l’inchiesta su questi atti illeciti è ancora aperta

Madre Teresa di Calcutta. Oggi quando parliamo di bontà, purezza, gentilezza, fede, carità, ci viene senz’altro in mente il suo nome. Religiosa albanese naturalizzata indiana, fondatrice della Congregazione delle Missionarie della Carità. Volontaria tra le vittime della povertà estrema di Calcutta. E ancora, Premio Nobel per la Pace 1979, proclamata beata da papa Giovanni Paolo II nel 2003 e santa da papa Francesco nel 2016. Sì, quando parliamo di bontà, pensiamo sicuramente a lei.

COSA E’ ACCADUTO

Nella terra indiana del Jharkhand, in cui ogni cosa ha ancora il suo odore, è accaduto qualcosa di talmente orribile che fatichiamo quasi a crederci. Si tratta di bambini venduti dalle suore. Proprio da loro.
La vittima è un neonato venuto alla luce il 1 maggio e inserito in un rifugio per ragazze madriNirmal Hriday” gestito dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa, uno degli orfanotrofi di Ranchi (capitale del Jharkhand).
Quattordici giorni dopo, l’infermiera Anima Indwar, una suora e tre complici della struttura vendono illegalmente il bambino a una coppia dell’Uttar Pradesh in cambio di 120mila rupie (parliamo di circa 1500 euro).

Un baratto non solo illecito, ma soprattutto orrendo.

Nei giorni successivi, un’organizzazione di tutela infantile incorre in un’ispezione presso l’orfanotrofio e Anima contatta subito i genitori adottivi e chiede loro di riportare il neonato in orfanotrofio mentendo sulla necessità di sottoporlo a un controllo medico obbligatorio. La donna, con il neonato tra le braccia, sparisce e nessuno ha più sue notizie. La coppia adottiva si rivolge in seguito all’organizzazione di tutela infantile Child Welfare Committee (Cwc) che si sta occupando delle ispezioni in collaborazione con le autorità giudiziarie. Solo qualche giorno fa, le forze dell’ordine hanno arrestato Anima e le suore, e hanno recuperato, nelle stanze dell’orfanotrofio, 100mila rupie (circa 1250 euro); il piccolo è stato invece preso in cura dal Cwc.




 

PERCHE’ TUTTO QUESTO?

Attraverso l’inchiesta, si è scoperto che tempo fa le suore della Congregazione delle Missionarie della carità avevano lottato per evitare che sul territorio venisse applicata la legge che concedesse i bambini in adozione a single o divorziati, cercando di proteggere così la concezione della famiglia tradizionale.

A quanto pare, per evitare che ciò accadesse, hanno iniziato ad avere un giro d’affari nel traffico di bambini con un tariffario. Secondo le scoperte della Società per la Protezione del Bimbo del Jharkhand, la struttura faceva pagare dai 600 ai 1200 euro per bimbo adottato, a seconda delle capacità economiche dei genitori adottivi. Al momento, è stata redatta una lista di questi genitori e si sta procedendo al loro rintracciamento.
I bambini venduti dalle suore rischiano infatti di non vedere più le coppie, dal momento in cui non vi è mai stata alcuna comunicazione ufficiale dell’adozione. Il danno attuato nei confronti dei piccoli e delle coppie è talmente grande da non riuscire a dimenticarlo: è dunque un orrore, un episodio che non può facilmente descriversi.

UNA MERCIFICAZIONE DI SENTIMENTI

Il nome di Madre Teresa è stato, con questa storia, infangato, e sicuramente anche il suo spirito. Non possiamo credere che accada questo, che ci sia una tale mercificazione. Non solo di bambini, di corpi, di anime. Ma soprattutto una mercificazione di sentimenti. E non possiamo credere che tutto questo accada all’interno di una religione, che profetizza valori e principi saldi. Sì, ci avvicinano all’idea sempre recente della  famiglia tradizionale, ma non permetterebbero mai tali avvenimenti.

Ci resta solo lo sconcerto: solo questo.

Stefania Meneghella

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