Banche venete: il Governo tutela i ladri e tosa i derubati

Di Pino Aprile


Ma perché l’Italia dovrebbe svenarsi per salvare Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Monte de’ Paschi, e gli altri saccheggiatori di risparmio popolare, per non parlare della ben imparentata Banca Etruria? Finché le cose sono andate bene (si fa per dire: nel senso che chi doveva controllare o impedire fingeva di non vedere, mentre quelli si spartivano il bottino), hanno fatto tutto fra di loro; i soldi erano raccolti in tutto il Paese, specie MdP, ma usati solo a pro del territorio di appartenenza della banca. E l’avessero fatto almeno bene: tutte insieme, fra grandi e piccole, hanno dilapidato almeno duecento miliardi di euro. Solo Veneto Banca e Popolare di Vicenza ci costano 17 miliardi. Cioè: quando c’è da acchiappare sono venete e adesso che stanno scivolando nella fossa, il resto del Paese dovrebbe salvarle? E perché? Se no andiamo tutti nei guai? Ma noi siamo già nei guai. E la cosa non ha mai suscitato l’interesse di lorsignori, mentre facevano carne di porco, rovinando pure i piccoli risparmiatori veneti; quindi di cosa parliamo?
E perché non chiedere i soldi a chi li ha fatti sparire dalle casse delle banche senza garanzie e chi li ha intascati senza restituirli? I soldi non svaniscono, passano solo da una tasca all’altra. A chi hanno fatto i “prestiti” (di fatto, regali) quelle banche, sapendo o non calcolando (il che per una banca fa lo stesso o è pure peggio), che non sarebbero tornati indietro?




Beh, i nomi li hanno, gli indirizzi pure e, magari, anche i conti correnti. Li chiedano a loro. Non ne hanno più o hanno fatto in modo che non possano restituirli? Cavoli vostri. Quelle stesse banche che chiedono a garanzia da strozzinaggio beni spropositati quando devono fare un prestito di poche migliaia di euro a un piccolo risparmiatore, poi mollano carrettate di miliardi a babbo morto ai soliti noti, specie se “fratelli”, non necessariamente d’Italia.
Possibile che il percorso di quei soldi “spariti” non venga divulgato, con i nomi di quelli che li hanno presi? Magari ci parleranno di norme, privacy e altre cortine fumogene stese opportunamente per tutelare i diritti del ladro in fuga, mentre si chiede al derubato di pagarne il danno.
Il potere delinquente protegge se stesso con leggi sartoriali: tagliate su misura per i ladri. Non ci sono mai soldi per disoccupati, pensionati alla fame, invalidi ridotti all’accattonaggio, scuole che cadono a pezzi e in cui ti devi portare pure la carta igienica, studenti del Sud cui viene sottratto il diritto allo studio, mentre si varano norme per la chiusura delle università meridionali, strade spezzate in due da frane e ponti crollati, città non ancora raggiunte dal treno, porti insabbiati, ospedali-formicaio (in tutti i sensi)… Ma dal cilindro delle nostre tasche, continuano a essere sfilati decine di miliardi da parte di governi complici di banchieri bancarottieri imparentati o meno con il governo, mentre Banca d’Italia, come la polizia nei film americani, arriva sempre un minuto dopo che tutto è successo.
E come mai non vediamo in galera mai nessuno di questi “grandi manager” che saccheggiano i risparmi di centinaia di migliaia di persone, li regalano ad aziende e maneggioni politicamente ben appoggiati o direttamente a politici e loro familiari, o persino a se stessi; e usano quel potere per orientare le scelte politiche del territorio, comprare silenzio e complicità dei giornali che dovrebbero dar l’allarme e spesso sono proprio nelle mani di quelle banche?
È tutto un sistema truffaldino che si autosostiene e alimenta, con i soldi degli altri. E quando il castello di carte false crolla, i responsabili si accusano a vicenda (con Banca Italia che fa ooohh!), condannati, nel peggiore dei casi, a esser liquidati con un pacchetto di milioni tanto più consistente, quando maggiore il danno procurato alla collettività, e minore il tempo passato al comando.
Un mondo all’incontrario che ha perso la capacità di vedere e capire quello delle persone normali che lavorano, risparmiano, si fidano e loro illudono, derubano. Il distacco dalla vita quotidiana degli altri è tale che, a proposito di banche, abbiamo sentito un capo di governo che ha sulla coscienza macigni circa i disastri bancari, lamentarsi del fatto che qualcuno, cattivo cattivone, ha fatto pianger il su’ babbo (clienti di banca Etruria e Popolare di Vicenza ridotti in miseria si sono suicidati, ma eran miha il su’ babbo che non ci ha rimesso niente, anzi!).
Con i soldi sottratti ai correntisti si sono alimentate aziende che altrimenti chiuderebbero? E chiudano: che senso ha sprecare risorse per chi ne consuma più di quante ne produca? Le si usino per aiutare giovani innovativi cui non danno un euro, perché non hanno i debiti della Marcegaglia. E le banche mandate in malora vanno tenute in piedi a forza con i soldi delle loro vittime, perché se no il “sistema Italia” crolla? Se il sistema è questo ed è marcio, prima crolla e meglio è.
Se aziende decotte che sono un peso per il Paese muoiono, non è un male, è un bene per il Paese. Se le banche malcondotte e predatrici vengono abbandonate a se stesse, non è un male, è un bene. Se questi immarcescibili e impunibili gaglioffi cominciano a non sentirsi più tutelati da poteri altri, patron di grandi gruppi in perdita e in trasfusione perenne di denaro pubblico agevolata da giro di mazzette e cordate di politici, mafiosi e faccendieri con cappuccio e senza, forse ci penseranno due volte prima di calpestare leggi, norme decenza e poveri cristi.
Alcuni dei più pagati manager della Enron, negli Stati Uniti, dopo la scoperta del disastro, non finirono solo in galera, ma anche a dormire sugli sfiatatoi della metropolitana.
Ecco, cominciamo a mandarne qualcuno anche noi. Se la banca è fallita, è fallita. Chiuda. Gli stessi risparmiatori diventerebbero più esigenti con chi gestisce i loro soldi, se non ci fosse più, sotto-sotto, l’idea che “comunque, poi, una soluzione si trova” (sì, ma non per loro, soltanto per i manigoldi e i loro padrini).




Quindi, per riassumere, visto da Sud: prima ci hanno rubato, armi alla mano, l’oro delle nostre banche, per salvare il Piemonte dalla bancarotta; poi si sono rubate le nostre banche, per salvare con i loro soldi, qualche banca del Nord dalla bancarotta (vedi il furto del Banco di Napoli, per ripianare il baratro aperto nei conti della Banca Nazionale del Lavoro dalle speculazioni sbagliate negli Stati Uniti, sul traffico di armi); poi con le banche del Nord dilagate a Sud, rastrellano i nostri soldi e li spendono al Nord; poi ci chiamano a salvare con i nostri soldi le banche del Nord che sono state spolpate dall’interno a favore di amici e amici degli amici incappucciati e no (quelli recuperati dai crediti definiti “inesigibili” ma tranquillamente riscossi del Banco di Napoli, sono stati ora dirottati sul Monte de’ Paschi di Siena).
Pensate, adesso, se le banche spolpate da dentro e da fuori, nell’Italia “da prendere a esempio”, fossero meridionali, cosa sarebbe successo e cosa avremmo letto sui “giornali indipendenti”, a cura di “autorevoli editorialisti”, e cosa sui giornalacci di che sparano quei titoli da taverna su Napoli e i terroni, o avremmo ascoltato a Radio24, la domenica su Rai1 all’Arena di Giletti (ora rimosso), e nei programmi “di approfondimento” delle reti pubbliche e private.
E se ci fossimo un filino rotti i coglioni?

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