Bando periferie, possibile stop dal governo. A rischio 3 miliardi e centinaia di progetti

Il governo si appella a una sentenza della Corte Costituzionale per bloccare alcuni progetti di rigenerazione urbana. Anche il PD firma la proposta.

Piovono polemiche da tutti i fronti, con i sindaci (anche PD) in prima linea.

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È scontro fra i comuni italiani e il governo. Il tema è quello della riqualificazione delle periferie, ostacolata dal decreto Milleproroghe che ne bloccherebbe l’attuazione. La motivazione risiede in una sentenza della Corte Costituzionale che la sottosegretaria Laura Castelli ha posto al centro del contenzioso fra enti locali e governo centrale. Ma andiamo con ordine.




Il piano per la riqualificazione delle periferie fu introdotto dal governo Renzi e poi ripreso dal governo Gentiloni. Si tratta di un’operazione tutto sommato virtuosa: vengono messi a disposizione dei fondi dallo Stato cui le amministrazioni possono accedere previa presentazione di progetti di rigenerazione urbana. I progetti reputati più idonei ottengono i finanziamenti e possono passare alla fase attuativa dell’intervento.

Il bando per le periferie è però diviso in due fasi. In un primo tempo hanno partecipato 24 amministrazioni comunali con firma dell’accordo con il governo il 6 marzo 2017; in un secondo momento hanno sottoscritto la convenzione 96 enti territoriali a fine 2017. Il problema sorge proprio per la seconda parte de piano periferie, sul quale si è pronunciata la Corte Costituzionale.

Secondo la sentenza numero 74 del 2018, la Corte Costituzionale puntualizza che per l’assegnazione dei fondi serve un’intesa con le Regioni e non si può dunque intervenire su semplice richiesta dei Comuni. Ecco allora che il governo impugna la sentenza e blocca gli 810 milioni di euro destinati alla riqualificazione delle periferie.

Piano periferie: blocco dei fondi contestato

Il blocco dei fondi per il recupero delle periferie ha ovviamente sollevato numerose polemiche bipartisan. In particolare, la sentenza della Corte Costituzionale è stata diversamente interpretata dal deputato dem Roberto Morassut, secondo il quale:

“Quella sentenza non c’entra nulla col bando delle periferie. Essa si riferisce al ruolo delle regioni in relazione ad un ricorso del Veneto e a quelle parti dell’articolo 1 comma 140 della legge che toccano le competenze regionali. Ebbene non è il caso dei bandi delle periferie dove la competenza decisionale è comunale”.

Ma il problema non è tanto sull’interpretazione della sentenza, quanto semmai sulle incomprensioni e i malumori emersi dalla decisione del governo. Innanzitutto, Laura Grillo precisa che non verranno bloccati tutti i progetti ma soltanto quelli che hanno ottenuto un punteggio inferiore a 70/100. In pratica verrebbero finanziati solo 24 progetti, mentre i fondi a disposizione per tutti gli altri finirebbero bloccati in un fondo speciale fino al 2020.

E già qui emergono delle perplessità. Se il governo blocca l’iter a causa della suddetta sentenza non si capisce perché essa debba valere solo per alcuni progetti e per altri no. Questa discrepanza a livello di metodo crea solo confusione, soprattutto per i sindaci. Molti di loro hanno già firmato le convenzioni col governo e hanno già espletato le gare d’appalto, col rischio ora di dover bloccare tutto.




Ma le discrepanze emergono anche tra le fila del PD, prima promotore del piano delle periferie e adesso firmatario della proposta di blocco dei finanziamenti. Un comportamento di incoerenza sottolineato da molti sindaci PD. Il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, è forse stato il più duro:

“Ho appreso poco fa che l’emendamento per il rinvio del secondo step del bando periferie è stato approvato all’unanimità, PD compreso. Sono sbalordito. Se anche chi minaccia ogni giorno la più dura delle opposizioni al governo giallo verde prende cantonate così e cade negli emendamenti trappola del Governo senza verificarli, c’è da essere davvero sgomenti per il futuro della sinistra e per la sorte delle città e dei territori”.

Sulla stessa linea è il sindaco PD di Firenze, Dario Nardella, che dichiara:

“Non me lo spiego, ma spero che daranno una motivazione. […] chiederò certamente ai deputati del PD alla camera di non votare questo emendamento, perché non deve diventare norma”.





Dello stesso avviso è anche Antonio Decaro, presidente dell’Anci, secondo il quale:

“È una decisione preoccupante e gravissima. Parliamo di atti già firmati dalla Presidenza del Consiglio e dagli enti interessati, convenzioni in virtù delle quali le amministrazioni hanno avviato attività di progettazione quando non anche le gare. Quei 96 sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio ad adempiere a quanto deciso e sottoscritto dal governo”.

In ballo, oltre ai 3,8 miliardi di fondi messi a disposizione per il bando periferie, ci sono centinaia di progetti a rischio. Non rimane dunque che attendere le prossime mosse del governo e vedere se l’emendamento verrà ritirato o se si procederà con il finanziamento di soli 24 progetti come già annunciato. Sperando che la pausa estiva porti consiglio a questo governo dalle idee molto confuse.

Nicolò Canazza

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