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Obama e l’ultimo “Yes we can”: un addio che ha commosso

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Barack Obama e il suo addio: una democrazia da difendere sempre, l’orgoglio per la moglie Michelle, i ringraziamenti per coloro che lo hanno sempre sostenuto.

Seguendo una tradizione iniziata oltre duecento anni fa da Washington, anche Barack Obama ha dato il suo addio tramite un discorso che conclude ufficialmente la sua presidenza. Un discorso pieno di belle parole; parole importanti e piene di significato.

Il Presidente Obama si è soffermato molto sul valore e l’importanza della democrazia, e di quanto sia fondamentale difenderla sempre, indipendentemente dal partito cui si appartiene.

“Tutto […] dipende dalla nostra partecipazione: da ognuno di noi che accetta di avere delle responsabilità da cittadino, a prescindere dalle sue idee e da chi sia al potere. La nostra Costituzione è un regalo meraviglioso. Ma in realtà è solo una pergamena. Non ha potere di per sé. Siamo noi, il popolo, che le diamo potere con la nostra partecipazione e le nostre scelte. Col nostro difendere o no le nostre libertà.”

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Obama ha evidenziato come anche il razzismo sia una costante minaccia alla democrazia. Un razzismo ancora fortemente presente negli Stati Uniti, nonostante il presidente nero. Convinto che i passi da fare siano ancora molti, Obama afferma che il concetto di “America post-razziale”, utilizzato dopo la sua prima elezione, non è mai stato realistico.

L’etnia è una forza potente e spesso divisiva nella nostra società. Ho vissuto abbastanza da sapere che le cose oggi vanno meglio di dieci, venti o trent’anni fa. […] Ma non siamo ancora al punto in cui abbiamo bisogno di arrivare. Tutti noi dobbiamo fare di più“.

Gli applausi hanno interrotto svariate volte questo discorso di commiato, pause durante le quali il Presidente uscente si è mostrato visibilmente commosso. Commozione cresciuta ulteriormente al momento dei ringraziamenti. Le parole da lui rivolte alla moglie Michelle e alle figlie hanno emozionato tutti i suoi ascoltatori.
Nel ringraziare per il sostegno da lei ricevuto come moglie e amica, Obama ha voluto sottolineare l’impronta che Michelle ha lasciato come First Lady. Una donna carismatica capace di ritagliarsi uno spazio tutto suo a fianco del marito. Una donna intraprendente e forte, schierata in prima linea per i diritti delle donne di tutto il mondo.

“Hai assunto un ruolo che non avevi chiesto e lo hai reso tuo con grazia e grinta e buon umore. Hai reso la Casa Bianca la casa di tutti. E oggi una nuova generazione si pone obiettivi ambiziosi anche perché ha te come modello. Mi hai reso orgoglioso. Hai reso orgoglioso tutto il paese”.

Immancabile, come conclusione di questo lunghissimo discorso, lo slogan che ha caratterizzato l’intera presidenza di Obama: “Yes we can“.

Ognuno ha giudicato l’operato di Barack Obama secondo le proprie opinioni. Mentre altri piangono la sua uscita di scena, altri non aspettavano altro. Qualcuno lo ha definito il peggior presidente Usa di sempre, altri “una brava persona“.
Le difficoltà che Obama ha dovuto affrontare sono molteplici, la sua presidenza è iniziata nel momento peggiore: l’inizio della catastrofica crisi, le problematiche rimaste in sospeso in Medio Oriente, la minaccia del terrorismo e le infinite problematiche relative ai diritti umani.
Problemi di fronte ai quali non sempre ha compiuto i passi giusti: gli errori da lui commessi sono molteplici, alcuni dei quali hanno portato solo morte e sofferenza.

Certo è che non è facile essere il presidente di una nazione come gli Stati Uniti e che non sempre la figura politica corrisponde interamente a quella privata.

Radavoiu Stefania Ema

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