Barriera corallina mediterranea scoperta vicino alla Puglia

Alcuni ricercatori dell’Università di Bari, immergendosi nei pressi di Monopoli, si sono imbattuti in una vera barriera corallina mediterranea

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La barriera corallina mediterranea

La Puglia, da sempre decantata come una tra le regioni più belle d’Italia, si arricchisce di una barriera corallina mediterranea. In realtà questa c’è sempre stata, ma la sua scoperta è avvenuta soltanto poche settimane fa.
A scorgerla, durante un’immersione, sono stati alcuni ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Bari. Questi, mentre esploravano la costa a largo di Monopoli, hanno filmato la barriera corallina mediterranea, posta a una profondità che varia tra i 40 e i 55 metri.
Basandosi su mappature e stime approssimative, gli studiosi si sono sbilanciati sulla lunghezza del sistema corallino appena scoperto. Secondo i ricercatori, infatti, i coralli si potrebbero snodare in maniera uniforme per almeno 135 km, collegando alle due estremità Bari e Otranto.
La scoperta “ufficiale” della barriera corallina mediterranea non è una novità però per i pescatori della zona. Molti di questi avevano raccontato di aver raccolto con le loro reti anche coralli vivi e spugne.



La Puglia come le Maldive e il Mar Rosso?

La barriera corallina mediterranea, tuttavia, non è biologicamente e morfologicamente identica a quella sviluppatasi in zone come le Maldive o il Mar Rosso.
La maggiore differenza è la profondità in cui questa si è sviluppata. Contrariamente ai reef delle altre zone, quello pugliese è a una profondità maggiore, snodandosi in media sui 50 metri sotto il livello del mare. Questo porta a logici e consequenziali cambiamenti, riguardo soprattutto allo sviluppo dei coralli che popolano la catena.
La maggiore distanza dalla luce solare e la penombra quasi costante che avvolgono la barriera corallina pugliese infatti attenuano la vividezza dei colori, che si attestano su tonalità più soffuse. Le spugne, ad esempio, spaziano in una serie di colori che vanno dall’arancione al viola, passando per il rosso.
I biologi baresi hanno pubblicato la loro scoperta e il relativo studio sul giornale di divulgazione scientifica “Scientific Reports”, uscito lo scorso 5 marzo.

Stefano Mincione

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