Belmonte Calabro ed il suo albergo diffuso finiscono sul “The Guardian”

Una giornalista britannica ha visitato il borgo nel 2017 e ha raccontato la sua esperienza sul quotidiano britannico

Alla scoperta di un paesino a metà strada tra montagna e mare.

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La Calabria è una regione piena di ricchezze e bellezze, eppure a parlarne non sono tanto gli italiani quanto gli stranieri. Dopo l’inserimento della cucina calabrese nella lista delle mete da visitare da parte del New York Times, ora un altro quotidiano internazionale ha voluto esaltare questa regione troppo spesso criticata. Una giornalista del The Guardian, Isabel Choat, si è recata a Belmonte Calabro nell’estate del 2017, per trascorrevi una vacanza assieme al suo compagno e a suo figlio. È rimasta così colpita e affascinata dall’esperienza che l’ha poi raccontata sul noto giornale britannico.




Belmonte Calabro: un borgo da fiaba

“La Calabria è terra di segreti, di ’ndrangheta ma anche di villaggi isolati che si presentano ai turisti come mete ricche di mistero e di fascino”.

Belmonte Calabro è un borgo situato a 220 metri circa sul livello del mare, in provincia di Cosenza; sorge a metà tra la montagna ed il mar Tirreno. A causa della mancanza di lavoro, dopo gli anni 40′ del secolo scorso, ha subìto il triste fenomeno dell’emigrazione e così la sua popolazione si è decimata. Sembrava che per questo paesino non ci fosse nulla da fare e che fosse destinato a morire, ma qualcuno, innamorato di quel posto in cui sembrava di essere “un’unica grande famiglia“, ha avuto un’idea brillante: riportarlo in vita grazie al turismo. E così Gianfranco Suriano ha ideato un progetto di riqualificazione del territorio urbano: ha contattato i proprietari di diverse case ormai abbandonate e in rovina e ha chiesto loro il permesso di ristrutturarle per convertirle in strutture ricettive e case di villeggiatura. Assieme ad alcuni amici ha fondato un’associazione senza fine di lucro e, nel giro di quattro anni, ha rimesso in sesto 14 case, utilizzando materiali riciclati, quali tegole per tetti per costruire un focolare, o vernici e cementi atossici. Insomma, un turismo di riqualificazione, ma al tempo stesso ecosostenibile. Il progetto, non a caso chiamato EcoBelmonte, ha dato vita ad un albergo diffuso, uno dei due presenti in tutta la regione. Belmonte Calabro, paese di case attaccate l’una all’altra e di vicoli larghi neanche un metro, è tornato a splendere con i suoi cortili pieni di fiori e i gradini dipinti. Le persone anziane sono felici di vedere di nuovo gente camminare lungo quelle vie, un tempo animate dalle risate e dalle rincorse dei bambini e dei ragazzi.




Il soggiorno a Belmonte Calabro

Una volta scesi all’aeroporto di Lamezia Terme, Isabel e la sua famiglia hanno noleggiato un automobile e attraverso l’autostrada del Sole hanno percorso gallerie e ponti, fino a deviare lungo la costa. Era il mese di agosto del 2017 e le colline erano in fiamme a causa degli incendi estivi, uno spettacolo ‘infernale’. Isabel temeva che suo figlio si sarebbe annoiato in un borgo dell’entroterra calabrese, ma così non è stato: il bambino le ha detto che questo posto sembra uscito da una fiaba. E difatti, con poche automobili e il tempo scandito dai rintocchi della Chiesa di Maria Assunta e l’ormai fatiscente Palazzo del Giudice, ricoperto da piante rampicanti, sembra davvero che a Belmonte Calabro il ritmo scorra in maniera differente rispetto al resto del mondo. Sulle pareti e le porte degli edifici sono dipinti antichi detti calabresi, come “Il cielo limpido non ha paura di qualche piccolo tuono“. Qui le case sono fatte in tufo. Isabel e la sua famiglia hanno soggiornato in una di esse, chiamata A Parta, dalle dimensioni piccole ma con tutto il necessario. Ad accoglierli, al momento del loro arrivo, è stata Gabriella, moglie di Gianfranco Suriano e manager del progetto, che ha preparato per loro la cena nel ristorante U Pimmiduoru e Bellimunti (ossia, “il pomodoro di Belmonte”, prodotto tipico del luogo e noto per le sue considerevoli dimensioni, può raggiungere anche i 2 kg di peso). La cena si è svolta su un terrazzo, ricoperto di vite: il menù servito prevedeva antipasti, pasta con capperi, melanzane e pomodori e poi fichi d’india.




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Nei giorni successivi Isabel e la sua famiglia hanno esplorato Belmonte Calabro e nella parte superiore vi hanno trovato un bar ed un supermercato. Alle 9 del mattino la temperatura era già alta e per trovare un po’ di sollievo dalla calura si recavano al bar per prendere una granita. Un’anziana signora, notando dei volti sconociuti, ha subìto cercato di intavolare una conversazione con loro, ma, quando ha capito che le uniche parole italiane pronunciate dai turisti fossero “cappuccino”, “granita” e poche altre, ha rinunciato e li ha affidati al medico del paese che ha offerto loro un tour del luogo. La spiaggia è poco distante da Belmonte Calabro, non ci sono villaggi turistici o lidi con ombrelloni e sedie, l’unico riparo dall’afa è l’acqua del mare, limpida e cristallina. A frequentare le spiagge sono le famiglie del posto che non mostrano alcuno sforzo nel giocare e nel mangiare con una temperatura di 40°C. 

Il costo di un soggiorno presso EcoBelmonte è di 30€ a notte (40 € nel periodo Luglio-Agosto), con un’aggiunta di 5€ per ogni bambino fino ai 12 anni (per i bambini inferiori ai 5 anni il pernottamento è gratis). Isabel Choat consiglia di visitare Belmonte Calabro in primavera e in autunno, per evitare di soffrire il caldo eccessivo dei mesi estivi. 

Carmen Morello

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