Bitcoin, l’autorità di controllo della Borsa di Wall Street non autorizza i fondi in valuta virtuale

Molta diffidenza nelle ultime ora per il bitcoin. Oltre a Cina e Corea del Sud si aggiunge anche USA a vietare l’utilizzo della criptovaluta.

Bitcoin, sempre più discusso, la Cina lo vieta, l’USA contratta.

0

Il bitcoin non ha il permesso di varcare Wall Street. I vertici del simbolo della finanza americana hanno confermato che bitcoin non potrà varcare Wall Street prima di aver garantito e dimostrato l’esistenza di garanzie per tutelare tutti gli investitori.




La Stampa descrive così il momento in cui bitcoin è stato “fermato” in Borsa:

“in una lettera inviata da Dalia Blass, direttrice della divisione Investment Management della Sec, a due società che volevano quotare degli Etf, strumenti derivati che consentono di scommettere su un bene, in questo caso il bitcoin”.

Proprio in questa modalità la direttrice Dalia Blass ha deciso di bloccare la possibilità di investimenti su bitcoin presso Wall Street. Non è un no definitivo però, la dirigente si è detta convinta a voler approfondire la questione in merito ai fondi di critpovalute, ovvero prima occorrerà esaminare i dettagli in merito alla protezione che la criptovaluta offre ai propri possessori.




Come ha spiegato Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActiveTrades,

“La mossa (americana) è sostanzialmente in linea con le iniziative di Francia e Germania, che si preparano a regolamentare il settore, spingendo per una normativa europea e portando la cosa anche al G20”.

Dunque sembra chiaro esserci la volontà di portare ad un livello successivo la criptovaluta, vero è anche il fatto che occorre avere più misure di controllo per fidarsi.

La situazione bitcoin in Cina, sempre peggio

In Cina invece la situazione continua a peggiorare di settimana in settimana. E’ già infatti la terza volta che si pensa ad una stretta ancora maggiore sulla criptomoneta. L’obiettivo è bloccare definitivamente qualsiasi tipo di compravendita di bitcoin.





La Banca centrale di Pechino è stata invitata a procedere in questo modo:

“aumentare i controlli sulle transazioni e chiudere tempestivamente i canali di pagamento una volta che si è scoperto un sospetto scambio di criptovalute”.

Come spiega Giulio Sapelli, docente di storia economia all’Università degli studi di Milano, essendoci molte banche non riconosciute dalla Banca centrale in Cina, la gente fa trading coi derivati senza nessuna garanzia, un vero rischio che non bisognerebbe correre fino a tal punto.

Probabilmente la difficoltà più grande nel bitcoin risiede nel suo controllo, praticamente impossibile a livello globale, non resta altro che attendere le mosse di tutti i Paesi in merito alla fantomatica moneta virtuale.

Jacopo Pellini

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi