La giudice distrettuale assegnata al caso ha messo in chiaro che la politica transfobica di Trump secondo la quale alle persone transgender non sarebbe più permesso utilizzare la dicitura “X” sui documenti ufficiali viola l’impegno costituzionale “per la parità di protezione per tutti gli americani”.
Che cosa implica questa politica e perchè è transfobica?
Nel 2021 l’amministrazione Biden aveva permesso l’emissione di passaporti con la possibilità di contrassegnare la propria identità di genere con una “X”, andando a tutelare tutte quelle persone che non si identificavano in uomini o donne, le persone non binarie.
A gennaio 2025, nel suo primo giorno in carica, invece, Trump commenta: “Questa settimana metterò anche fine alla politica governativa di cercare di ingegnierizzare socialmente razza e genere in ogni aspetto della vita pubblica e privata. (…) A partire da oggi, sarà politica ufficiale del governo degli Stati Uniti che esistono solo due generi: maschio e femmina.”
A seguito di questa dichiarazione Trump ha provveduto a rimuovere la possibilità di usare la “X” nei passaporti, definendo i due generi, maschile e femminile, come “immutabili e biologicamente definiti”. Il suo ordine nei confronti del dipartimento di Stato e della Sicurezza Nazionale stabiliva che i documenti di identità rilasciati dal governo, inclusi passaporti, visti e carte Global Entry riflettano il sesso “al concepimento”.
La sua crociata personale nei confronti della comunità LGBTQ+ è solo all’inizio, ed eliminare la “gender ideology” e riaffermare il sesso biologico come unica verità possibile ne sono il mezzo e lo scopo. Altri esempi sono stati il divieto militare per le persone transgender o la negata partecipazione di atlete transgender alle competizioni sportive femminili.
Una cosa che dovrebbe far infuriare è come l’amministrazione Trump abbia cercato e stia tuttora cercando di giustificare le proprie azioni, vere e proprie discriminazioni atte a invalidare l’esistenza delle persone queer mascherando il tutto come preoccupazione nei confronti delle donne e del resto dei cittadini americani.
La politica transfobica di Trump indigna il popolo
A seguito di questo ordine esecutivo sette persone hanno intentato una causa federale contestando il rifiuto del Dipartimento di Stato di rilasciare passaporti con adeguate specifiche riguardo il sesso. Queste persone, mediante l’ACLU (American Civil Liberties Union) hanno denunciato il ricevimento di passaporti nuovi che riportavano il loro sesso assegnato alla nascita e che quindi non rappresentano la loro identità di genere attuale.
A proposito ha affermato Sruti Swaminathan, avvocatessa dell’ACLU: “I nostri clienti hanno bisogno di viaggiare per lavoro, scuola e famiglia e costringerli a portare con sé documenti che contraddicono direttamente ciò che sanno di sé stessi o addirittura negare tali documenti, è un palese tentativo di violare la loro privacy e negare loro la libertà di essere chi sono realmente”.
Uno dei querelanti, Reid Solomon-Lane ha spiegato che non pensava che avrebbe dovuto temere passi indietro ben 18 anni dopo la sua transizione, o di dover riprendere a specificare la propria identità di genere perchè non conforme a quello che appare sui suoi documenti. Ha espresso inoltre la propria preoccupazione riguardo la propria incolumità psicologica e fisica: “Se il mio passaporto dovesse riflettere una designazione di sesso non coerente con chi sono, verrei forzatamente scoperto ogni volta che lo usassi per viaggiare o per identificarmi, causando potenziali rischi per la mia sicurezza e quella della mia famiglia”.
La giudice distrettuale Julia Kobick ha emesso il 19 aprile un’ingiunzione preliminare parziale su questo ordine esecutivo, mettendo un vero e proprio blocco all’avanzamento della politica transfobica di Trump in quanto l’ordine è stato emesso “sulla base di un pregiudizio irrazionale nei confronti degli americani transgender”, violando quindi l’impegno costituzionale “per la parità di protezione per tutti gli americani”.
Dice inoltre nella sua sentenza: “A prima vista l’ordine esecutivo e la politica sui passaporti classificano i passaporti dei richiedenti in base al sesso e quindi devono essere esaminati con un vaglio giudiziario intermedio. Tale criterio richiede al governo di dimostrare che le sue azioni siano sostanzialmente correlate a un importante interesse governativo. Il governo non è riuscito a soddisfare questo criterio”.
Jessie Rossman, direttrice legale dell’ACLU ha espresso la sua felicità a riguardo, affermando che la sentenza afferma la dignità dei loro clienti, riconoscendo il profondo impatto negativo che la politica transfobica di Trump stava avendo nei confronti della comunità transgender. Infatti costringendo le persone a possedere documenti che contraddicono la loro identità di genere si va ad attaccare il fondamento stesso del diritto alla privacy e alla libertà di essere se stessə.














