Blog di Beppe Grillo rispolverato: il M5S guarda al passato

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Beppe Grillo viene pagato dal Movimento 5 Stelle per gestire la comunicazione del partito, anche attraverso il blog che lo aveva lanciato.

Un riavvicinamento simbolico al passato del Movimento, oggi partito politico a tutti gli effetti. Il blog di Beppe Grillo torna a offrire il suo spazio al partito di cui è garante. Secondo alcuni articoli, nel Movimento si parla anche di un restyling al logo, nel quale potrebbe aggiungersi il nome del suo leader, Giuseppe Conte. Un partito che si sta adattando a nuovi scenari politici, e che dalle ultime elezioni ha avuto diversi strappi con il suo passato. Molti parlamentari infatti hanno lasciato il Movimento nel corso di questa legislatura, alcuni facendo più rumore di altri. Il gruppo misto in Parlamento è il più popoloso di sempre. Alessandro Di Battista, ex parlamentare e icona del vecchio Movimento, è stata una delle uscite di scena più di rilievo. L’attivista ha deciso di abbandonare il M5S dopo la fiducia al governo Draghi.

Indubbio il fatto che il partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio abbia un prima e un dopo, basti pensare agli scontri tra Conte e Grillo dell’estate scorsa.

Conflitti interni che sono riemersi quando il Tribunale di Napoli ha sollevato dei dubbi sulla validità dello statuto del partito, congelando temporaneamente la leadership dell’ex premier. Confermata poi da una vittoria elettorale dell’avvocato sulla piattaforma Rousseau. Baluardo pentastellato della democrazia diretta, il sistema di voto digitale che porta il nome del filosofo ginevrino non è mai riuscito a decollare del tutto, sia per motivi di sicurezza informatica, sia per motivi logistici: il numero di iscritti alla piattaforma è a sei cifre, mentre quello degli elettori nazionali a otto. Non una buona proporzione di rappresentanza per la forza politica che faceva della democrazia diretta uno dei suoi punti cardine.

Proviamo a ripercorrere per sommi capi alcune tappe del partito che aveva mandato in subbuglio gli opinionisti politici, aprendo a molte domande sul significato di democrazia e sui limiti del popolo.

Tracciamo un cerchio partendo dall’idea tutta digitale di una forza antisistema che dichiarava di voler “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”. Epicentro di queste scosse era il blog di Beppe Grillo, quando era nel suo periodo migliore in quanto a numero di visite al sito. 
Quanto tempo è trascorso dai giorni in cui gli intrighi di corte a Villa Arcore erano manna dal cielo per le polemiche della vulgata! Gli scandali giudiziari di Silvio Berlusconi avevano generato un genere giornalistico nazional-popolare, riciclato in tutte le salse dai talk show nostrani. Non solo! L’ignobile “ritorno in panchina” del Cavaliere era diventato cultura pop da esportare all’estero. Per dirne una, il fondatore di Mediaset è citato in una scena della celebre sitcom americana “How I met your mother”. Il successo elettorale del M5S proviene in parte anche dall’antipatia che molti cittadini avevano sviluppato nei confronti della politica di allora. Stando ai sondaggi di quegli anni, aveva più credibilità politica il comico Beppe Grillo che l’ultimo premier “eletto dal popolo”.

Non a caso, in origine Grillo aveva pensato a una coalizione politica con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, simbolo di Mani Pulite. Stiamo parlando di quella frangia politica e culturale che molti giornalisti racchiudono ancora oggi nel termine “giustizialismo”.

Usando ancora una volta la dialettica giornalistica, abbiamo assistito all’ascesa dei forcaioli prima, e alle avventure del bibitaro poi. Sono stati anni molto produttivi per i polemici del Belpaese, non c’è che dire. Come dimenticarsi di Sgarbi che si era detto offeso da Di Maio per non essere stato ricevuto a modo durante la visita del critico d’arte a Pomigliano, nonostante quest’ultimo avesse un quadro di Frida Kahlo in dono per il candidato grillino.

Il M5S non andava in tv, persino il fatidico V-Day del 2007 non trovò grande spazio nei titoli dei tg. Beppe Grillo ha sempre avuto un pessimo rapporto con la stampa italiana, e non ha mai tenuto nascosto il suo giudizio poco clemente nei confronti dei giornalisti.

Nel titolo di un video caricato sul canale YouTube di Beppe Grillo i giornalisti vengono paragonati ai morti viventi della nota serie televisiva “The Walking Dead”. Sempre Grillo, durante l’intervista concessa a Enrico Mentana, aveva invocato un processo nei confronti dei tg italiani, non risparmiando nemmeno l’intervistatore: menomale che Mentana è un uomo di spirito e ci ride su. Non ha avuto la stessa reazione il giornalista che accusa Grillo di averlo spinto giù per le scale. Dato che siamo in tema scandali, sapevate che anche Fedez si era avvicinato al M5S in quegli anni? Il rapper milanese aveva dedicato un inno al Movimento di allora. Per un po’ Fedez e l’attuale ministro degli esteri hanno condiviso gli stessi palchi.

Luigi Di Maio è la metamorfosi del M5S fatta persona, oggi ha un piglio radicalmente diverso dal Di Maio che anni fa era sempre al fianco di Grillo.

All’epoca non ci saremmo mai aspettati un cambiamento del genere, quando Grillo e i suoi “ragazzi” erano andati in Parlamento per dire a Renzi che il M5S intendeva fargli opposizione: Di Maio nel video è cupo, muto, quasi a omaggiare un film di Schwarzenegger. L’alleanza giallorossa ha esorcizzato il dogma “mai con quelli di Bibbiano”, al fine di schivare altri scenari poco desiderabili. Come Salvini che chiede pieni poteri, per dirne una. Son disgraziate queste insolazioni, copritevi bene la testa se andate al Papeete Beach di Milano.

Il mondo è in costante mutamento, e la saggezza di un leader sta anche nel saper riconoscere quando è necessario tornare su alcuni vecchi passi.

Pensiamo al caso Putin: sulla reputazione di leader politici che avevano avuto collegamenti con il Cremlino ora pende la pesante accusa di aver trattato come loro pari un governo autoritario come quello di Vlad the Mad. E infatti il M5S ha chiesto l’espulsione di Vito Petrocelli dal M5S, dopo che ha scritto sui suoi social “LiberaZione” il 25 aprile. Nel frattempo, sul blog di Beppe Grillo veniva spiegata l’efficienza della Cina nella gestione del virus, e il suo elogiabile ruolo di stabilizzatrice politica della guerra in Ucraina (?). Anche l’euroscetticismo che anni fa aveva avvicinato il M5S alla Lega di Salvini risuona abbastanza anacronistico, oggi più che mai.

Venti da nord hanno cambiato il destino del mondo, e l’opinione pubblica ha altro a cui pensare della tanta decantata onestà.

Il cerchio si sta chiudendo, si torna da dove si era partiti: l’imperfezione di ogni essere umano. La cronaca politica non è una caccia all’incoerenza, è piuttosto l’appassionato racconto di una storia che ci lascia di continuo molti spunti di riflessione. Soprattutto, ci insegna una cosa importante: non cercare l’idealismo in un mondo di contraddizioni, perché “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Non tutti i genovesi sono stati populisti.

Matteo Petrillo

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