Bologna, niente manifesti. La campagna elettorale è social

Pannelli senza manifesti: anche Bologna scopre la campagna elettorale sul web, dove i comizi non finiscono mai e tutto costa molto meno.

Pannelli elettorali vuoti - fonte: youtg.net
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Il web sta cambiando la nostra vita in ogni suo dettaglio in modo inesorabile. E ciò vale anche per la campagna elettorale dei candidati al Senato e Parlamento.  A pochi giorni dal voto, i pannelli elettorali di Bologna sono malinconicamente vuoti. Niente più facce sorridenti, magari un po’ ritoccate con photoshop, che promettono grandi riforme.




Fonte: farodiroma.it

A giustificare il cambiamento ci sono altre ragioni come la mancanza di risorse nelle casse dei partiti e le novità introdotte dalla legge elettorale ovvero la croce sul simbolo invece che sui nomi. Ma la motivazione principale va forse ricercata nel fatto che i comizi politici si sono trasferiti passando dalle piazze alle piattaforme social.

Il risultato è che passeggiando per le strade di Bologna non si può fare a meno di notare che c’è un manifesto ogni tre o quattro pannelli vuoti.




Dalla Lega a Forza Italia: meglio la campagna elettorale su Internet

Tornando in dietro di due anni, quando Virginio Merola del Pd finì al ballottaggio, la città era tappezzata dal suo volto. Adesso un po’ tutti hanno scoperto che è meglio tappezzare Facebook. Come fa Lucia Borgonzoni, leader cittadina della Lega e probabile senatrice all’indomani del voto.

La sua attività sul social più famoso è instancabile, tra post, video sui migranti e le condivisioni delle dichiarazioni di Salvini, primo tra i leader politici a istituire un concorso web il cui primo premio è lui stesso.

campagna elettorale
Pannelli elettorali vuoti – fonte: youtg.net

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Forza Italia. In giro per l’Emilia- Romagna sono pochi i manifesti di Galeazzo Bignami,  capogruppo in Regione, e Anna Maria Bernini, ex ministro per le Politiche Europee. Rispetto al 2014, quando Bignami ottenne il record di preferenze in Regione, la differenza è evidente. Ne sono stati stampati molti di meno.

Oltre al costo bassissimo di un manifesto fatto girare su Internet, che si aggira attorno ai 50 centesimi, c’è anche da considerare il fatto che non ci sia più la concorrenza con gli altri candidati. L’altra forzista Nunzia De Girolamo, finita a Bologna dalla Campania, ha deciso da subito di puntare sulla rete con lo storytelling del suo viaggio alla scoperta della città, mostrandosi mentre assaggia una sfoglina o mentre assiste alla partita della Fortitudo.




 

Il Pd non rinuncia alla tradizione

Invece il Pd ha cercato di mantenere viva la tradizione dei manifesti. Ma sono molto di più i santini e i volantini distribuiti ai banchetti grazie all’attivismo dei suoi volontari Qualcuno non ha voluto rinunciare alla presenza del proprio volto per strada, come Ernesto Carbone e come Andrea De Maria. Ma c’è anche Piero Fassino, che da big del partito in corsa nel proporzionale, ha scelto un serie di video da lanciare sul  web.
Invece Pier Ferdinando Casini, ex Udc accolto nella coalizione guidata dal Pd, ha ridotto all’osso la sua campagna elettorale. Senza manifesti e altro, ha deciso di puntare sugli incontri e i pranzi nelle sezioni. Una novità che gli ha fruttato pubblicità gratuita sui media nazionali.

Massimo Bugani, capogruppo comunale dei Cinque Stelle, partito fondato letteralmente sul web, annuncia che i manifesti sono in arrivo sui pannelli proprio in questi giorni. Ma l’unico che ha puntato davvero sul metodo tradizionale è Vasco Errani, candidato per Liberi e Uguali ed ex presidente della Regione. Lui, per il suo manifesto, si è fatto fotografare sorridente tra un gruppo di operai fuori a una fabbrica.

Michele Lamonaca

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