Bologna è pronta a candidare i suoi portici come patrimonio Unesco

Dal 2006 sono nella "tentative list" dei siti italiani candidati a diventare patrimonio Unesco, ora si attende il responso nel 2021

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Portici di Bologna come patrimonio dell’Unesco?  Potrebbe diventare realtà nel 2021. Intanto sono ancora molti gli step da compiere ma il Comune sta procedendo speditamente. Dal 2006 i portici di Bologna sono inseriti nella “tentative list” italiana dei siti candidati a diventare patrimonio mondiale. Questa settimana il Comune incontrerà i cittadini per presentare il progetto. Contemporaneamente procede la stesura preliminare del dossier di candidatura, avvalendosi della consulenza di Links Foundation, un’organizzazione non profit che opera a livello internazionale nell’ambito dei settori dell’ingegneria e dell’architettura, focalizzandosi in particolare su tematiche territoriali ed ambientali. È specializzata nella redazione di dossier di candidatura, progetti di valorizzazione e piani di gestione ed ha già concluso positivamente alcune candidature.

Questo dossier dovrà essere presentato, entro settembre, al Ministero per i beni e le attività culturali, il quale lo invierà al Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti di Parigi, che darà il via alla fase delle osservazioni. La consegna del dossier definitivo è previsto per febbraio 2020,  a cui seguirà la visita degli ispettori. Infine, il responso definitivo si avrà nel febbraio 2021.

Le candidature presentate dall’Italia sono valutate con maggior severità, in quanto per il Comitato Unesco è importante ottenere un bilanciamento tra i siti europei ed extraeuropei e l’Italia vanta il maggior numero siti Unesco, precisamente 54. L’Italia può dunque presentare una sola candidatura all’anno. Perciò, dei dieci criteri valutati per l’inclusione dei beni nel Patrimonio Mondiale, il Comune si sta concentrando in particolare su due cavalli di battaglia: da una parte Bologna quale esempio più rappresentativo ed esteso di una tipologia architettonica presente in tutto il mondo, dall’altra dimostrare che in nessun’altra città esiste una varietà così numerosa di porticato

L’origine dei portici

Come sono nati i portici? A Bologna i portici misurano 38 km contando solo quelli nel centro storico, che arrivano a 53 km se si considera anche quelli fuori porta. Qui troviamo anche un portico da record, come quello di San Luca che conta 666 splendide arcate e  con i suoi 3.796 metri di lunghezza è il più lungo al mondo. “Le antiche origini architettoniche, a partire dalle antiche civiltà occidentali (greca e romana), il portico ha costituito il luogo del riparo e del decoro per eccellenza, reso disponibile per tutta la comunità – scrive il Comune in una nota – infine l’aspetto sociale: dal Medioevo a oggi i portici rappresentano il luogo dell’integrazione per eccellenza, dove gli spazi civili e religiosi, le abitazioni private, appartenenti a tutti i ceti sociali, sono perfettamente integrati.“

La prima testimonianza di questo patrimonio architettonico risale all’anno 1041. Bologna visse un periodo di boom demografico, grazie sia all’emigrazione dalle campagne adiacenti che all’Università, la quale attraeva molti studenti e accademici. Ciò portò a vivere una forte emergenza abitativa, che spinse i proprietari ad aumentare la cubatura delle proprie case, ampliando gli spazi con la creazione degli sporti che dovevano essere sorretti da travi. Da subito si comprese la portata di questa opera che offriva riparo dal sole e dalle intemperie e favorì la creazione di attività commerciali e artigiane. Nel 1288 il Comune di Bologna rese obbligatoria la costruzione del portico in muratura per le nuove abitazioni e l’adeguamento delle abitazioni già esistenti che ne fossero prive.

Aspetto mezzanotte che il giornale comprerò
lo stadio, il trotto, il Resto del Carlino
piove molto forte ma tanto non mi bagnerò
c’è un bar col portico, mi faccio un cappuccino

Cantava così Lucio Dalla nella sua Dark Bologna. Chiunque passi per Bologna non può perdere lo sguardo tra quei portici, ammirare quelle sfumature di colori, ascoltare le voci che riecheggiano. Non ho dubbi che anche il Comitato Unesco ne rimarrà affascinato.

Serena Fenni

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