Bolsonaro sta disboscando l’Amazzonia al doppio della velocità

Il presidente ritiene che le leggi per la tutela ambientale blocchino lo sviluppo economico

Bolsonaro Amazzonia
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In un’intervista Bolsonaro ha detto che “L’Amazzonia è nostra, non vostra” e ha sostenuto che esista un complotto ambientalista architettato dagli occidentali per fermare lo sviluppo economico del Brasile.

Già durante la campagna elettorale delle presidenziali brasiliane, Jair Bolsonaro aveva più volte affermato che le leggi che regolamentavano lo sfruttamento dell’Amazzonia fossero un ostacolo allo sviluppo economico. Non rare erano state le promesse elettorali in materia: aveva sostenuto che con la sua presidenza le cose sarebbero cambiate. E così è stato: numerose agenzie ambientali dicono che i ritmi della deforestazione siano molto più intensi rispetto al 2018.

In sei mesi distrutti 3444 kmq di Amazzonia




Le immagini satellitari fornite da INPE parlano di un aumento mensile del 68% rispetto solo al luglio dello scorso anno. A sette mesi dal suo insediamento, Bolsonaro ha fatto distruggere 3444 chilometri quadrati di Amazzonia. Le operazioni si sono intensificate con l’arrivo della stagione più secca, che rende più agevole il taglio degli alberi. L’Amazzonia si espande per circa 5,5 milioni di chilometri quadrati, metà dei quali appartenenti al Brasile. Si tratta della foresta tropicale più estesa al mondo, oltre a essere fondamentale per la produzione di ossigeno e la rimozione di anidride carbonica. L’ecosistema è ricchissimo e ha un ruolo primario anche nella determinazione delle temperature globali e della quantità di precipitazioni, grazie al rilascio di vapore acqueo.

Un’interessante ricostruzione di National Geographic sugli effetti della deforestazione nel mondo




La crisi economica e la deforestazione

La mossa di Bolsonaro sembra un enorme passo indietro rispetto agli ultimi decenni. Dai primi anni 2000 il Brasile ha introdotto infatti numerose misure per la salvaguardia ambientale. Si tratta di manovre che, però, con la crisi del 2014 hanno subito un rallentamento. Il paese si è ancorato sempre più all’allevamento e alle coltivazioni intensive e questo ha riportato la deforestazione a essere vista come una soluzione ai problemi economici del Brasile.

Meno sanzioni per chi viola le norme ambientali

Liberista estremo in economia, non si può dire che Bolsonaro abbia cambiato le leggi in materia. Semplicemente ha ridotto le sanzioni e le misure penali destinate alle società che violino le regole vigenti in materia di deforestazione. Il presidente ha poi promesso di non distruggere le attrezzature sequestrate ai minatori e ai boscaioli abusivi. Secondo il New York Times, nel primo semestre di presidenza Bolsonaro, questo tipo di pene si sono ridotte di un quinto. Riduzioni che sono state portate avanti anche nei confronti dei budget stanziati per le agenzie ambientali.

“La colpa è degli europei”





Dopo la diffusione dei dati in merito, Bolsonaro ha parlato di “psicosi ambientalista” e ha sottolineato che l’Amazzonia è dei brasiliani. Con un coup de théatre, ha poi anche sostenuto l’esistenza di complotti antibrasiliani che calcherebbero la mano sugli argomenti ambientalisti per fermare lo sviluppo economico del paese. Bolsonaro ha poi puntato il dito contro le potenze occidentali, ree di aumentare questo clima di preoccupazione, per poi poter sfruttare in futuro. L’Amazon Fund, finanziato da Germania e Norvegia (con 1,3 miliardi di dollari) è stato bloccato dall’amministrazione Bolsonaro. Il presidente lo ha infatti giudicato incapace di spendere i soldi.

Elisa Ghidini

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