La bomba atomica di Hiroshima: 75 anni dall’inizio di una nuova era

La bomba atomica di Hiroshima: una strage senza precedenti

6 agosto 1945. Alle 8:16 “Little Boy, nome goliardico dato alla bomba atomica sganciata su Hiroshima , esplose ad un’altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate di tritolo. L’esplosione nucleare uccise immediatamente più di 60.000 persone, salite a 100.000 nei mesi immediatamente successivi a causa del fallout radioattivo. Altri ancora si ammalarono o morirono nel breve-medio termine per i danni da esposizione radioattiva.

Il totale delle vittime non fu mai esattamente stimabile, poiché circa 180.000 abitanti sfollarono e si dispersero nelle settimane successive all’attacco.

Il nuovo potere distruttivo 

La bomba atomica si era rivelata agli occhi del mondo manifestando tutta la sua potenza micidiale. Un boato assordante, seguito da un’onda d’urto supersonica che si propaga a decine di chilometri di distanza nel giro di un secondo. I gas di esplosione, a centinaia di milioni di gradi, emettono una radiazione luminosa di intensità tale che oggetti molto distanti divengono incandescenti raggiungendo temperature di migliaia di gradi in millesimi di secondo.

E poi la vista del fungo atomico. Una gigantesca palla di fuoco che si alza in cielo con una temperatura di milioni di gradi. Un’immagine apocalittica divenuta il simbolo della follia omicida dell’uomo moderno e inserita nell’archivio degli orrori del Novecento.

L’arma perfetta e l’era atomica

L’uomo, che Aristotele definiva l’ ≪animale razionale≫ in quanto dotato del dono della ragione, era riuscito a costruire l’arma finale per autodistruggersi usando la <<scienza>>. La sua tracotanza e avidità si era materializzata in un ordigno capace di spazzare via intere città in un batter d’occhio. Il tragico paradosso  non deve tuttavia sorprenderci, poiché per dirla alla Thomas Hobbes “homo homini lupus“.

Da quella terribile pagina di storia è cominciata una nuova era. Venne inaugurata la corsa agli armamenti nucleari tra le due superpotenze mondiali, Stati Uniti e Unione Sovietica. È, difatti, un’opinione largamente diffusa che i bombardamenti atomici non mirassero solo a una pronta resa del Giappone, ma costituissero anche un serio monito all’alleato comunista.

La resa del Giappone prima dell’intervento sovietico in Estremo Oriente non avrebbe solo evitato la creazione di diverse zone d’occupazione, come avvenne in Germania, ma avrebbe anche privato l’Unione Sovietica di pegni territoriali da far valere al tavolo della pace.

La bomba atomica di Hiroshima prima delle ricerche dei nazisti

La bomba atomica su Hiroshima era anche una spettacolare ostentazione della nuova potenza bellica americana agli occhi dell’alleato sovietico e del resto del mondo. Lo scopo era, quindi, quello di ridimensionare la superiorità sovietica terrestre (salita alle stelle grazie alla decisiva vittoria contro il Terzo Reich) con la minaccia di una temibile ritorsione contro la quale non esistevano difese.

bomba atomica di Hiroshima
Albert Einstein

La bomba atomica fu il risultato di un lungo lavoro portato segretamente avanti dagli scienziati del progetto Manhattan. Albert Einstein nel 1939 spinse molto perché il Presidente Roosevelt avviasse le ricerche sull’arma nucleare e le portasse a termine prima dei nazisti.

Il <<test>> sull’uomo

Alla fine furono costruite tre bombe. La prima fu usata come test il 16 luglio del 1945 nel deserto di Alamogordo, mentre le altre due su Hiroshima e Nagasaki. Gioia, euforia, sollievo furono i sentimenti che dichiararono di aver provato gli scienziati presenti al test. Ma dopo i primi entusiasmi l’umore si adombrò e ci si rese conto di aver scoperchiato il vaso di Pandora.

Enrico Fermi non si era nemmeno degnato di guardarlo quell’esperimento. Aveva preferito gettare in aria i suoi appunti per calcolare la potenza della deflagrazione.

La “guerra fredda”

Dopo il conflitto mondiale le armi nucleari non furono mai più impiegate in guerra, anche se più volte si sfiorò il rischio che la situazione sfuggisse di mano. Il monopolio degli Stati Uniti fu interrotto a partire dal 1949.

Oggi gli Stati che dispongono di armi atomiche sono una decina. In Italia sono circa 80 le testate sotto il controllo americano. Da una punta massima di 65.000 testate nucleari attive nel 1985 si è passati a circa 17.300 testate nucleari totali alla fine del 2012.

I problemi di una ripresa degli armamenti 

I problemi legati al coronavirus ci fanno dimenticare la gravità dei pericoli dovuti alla sola esistenza di ordigni nucleari.

Qualche esempio: l’uscita degli USA nel 2019 dal Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie (INF) e la ripresa della corsa agli armamenti nucleari. Ancora, i test nucleari in Corea del Nord e l’uscita degli USA nel 2018 dall’Accordo sul nucleare iraniano.

I rischi nucleari in tempo di Covid 19

Ne abbiamo abbastanza per capire che la minaccia di una guerra nucleare non è affatto svanita in una bolla di sapone. La pandemia Covid-19 ci sta insegnando che viviamo su un pianeta dove siamo tutti interconnessi. Nessuno si salva da solo, né dal virus, né dal rischio nucleare, né dai cambiamenti climatici.



Andrea S. Bruzzese

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