Emile-Antoine Bourdelle: mai sia detto che un dio ceda a un mortale

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Emile-Antoine Bourdelle (1861-1929), scultore di stampo neoclassico con influssi dei dettami tardo-romantici, si colloca nell’arcata temporale di un rinnovato gusto per i soggetti mitologici. Costui si dirige verso un iter che predilige il settore arcaico, in particolare quello greco, anche nell’intenzione di assecondare il volere del suo mecenate, Gabriel Thomas.

In seguito, il sodalizio tra i due si interrompe proprio in occasione della commissione da parte dello Stato italiano dell’“Ercole saettante”, opera deputata alla Biennale di Venezia del 1914. Il soggetto narra la vicenda della quinta fatica di Ercole, in cui il protagonista uccide gli uccelli stinfalidi, nutriti da Ares, che dimorano nella palude di Stinfalo. Essi possiedono artigli e becco bronzei, le loro penne sono come dardi, e si cibano di carne umana.

Ercole, con l’aiuto della dea Athena, si leva in volo e colpisce le bestie con delle frecce avvelenate. L’episodio, stigmatizzato in questa scultura di Bourdelle, ha come protagonista l’imago del comandante Doyen-Parigot. Quest’ultimo, volendo essere celato nell’identità, incita l’artista a reclinare il capo dissimulando i suoi connotati.

Presentato il blocco scultoreo alla Biennale, viene preso subito in considerazione da pubblico e critica. In particolare, Ojetti dimostra la sua ammirazione, ravvisando l’impronta dell’Ercole arciere del frontone orientale del Tempio di Egina. Questo raffronto comporta la ricostituzione di un filo diretto tra arcaismo e inizio novecento, suggellando un ritorno a un’estetica di stampo classicista.

L’“Ercole saettante” di Bourdelle suffraga una poetica tradizionalista, ove si consolida un plasticismo, a volte di maniera, sebbene più maturo. La sua poetica è il risultato della convergenza di varie linee figurative accomunate dall’influenza stilistica di Rodin nella posa, nello sforzo, nella tensione muscolare e introspettiva si evincono con chiarezza i tratti del romanticismo “denso”, non esule da una certa prosopopea, di Rodin, con il quale l’artista ha lavorato. Serbato l’impulso tardo-romantico, Bourdelle ha proseguito il suo iter personale e artistico verso un “futuro del classico” (Cit. Salvatore Settis).

Costanza Marana

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